| cavea - cose da dire e backstage |
Gli organizzatori del Noir Film Fest di Courmayeur (Ao) non hanno resistito. La tentazione di inserire nel festival il tema della ormai famosa (famigerata?) profezia Maya, secondo cui il mondo intero avrebbe ancora solo un anno e spiccioli da vivere, era troppo forte.
E l’Apocalisse è divenuto il tema cardine dell’edizione che si aprirà il 5 dicembre. Bando alle superstizioni comunque, come ci conferma il direttore artistico Giorgio Gosetti. «Fin dalla scorsa primavera discutevamo con Marina Fabbri, che mi affianca nella direzione, circa il modo migliore per ricondurre la suggestione di una leggenda pseudo-metropolitana a un ragionamento di maggior spessore. Da Avoledo a Scurati, da Pincio ad Ammanniti, ci hanno poi pensato numerosi bravi scrittori a metterci sulla strada di una riflessione intelligente che guardi al tema dell'apocalisse come ad un'opportunità di palingenesi e rigenerazione piuttosto che come paura irrazionale. Da qui l'idea di un titolo "in tono" col festival (Vedo Nero) e un sottotitolo con cui Marina ha voluto esprimere il nostro punto di vista: "Un'apocalisse ci salverà?"».
Circoscrivendo ai nostri confini, di apocalisse si può parlare anche per quanto riguarda la cultura.
Si tratta si un autentico tornado, purtroppo molto reale. Davanti a cui, però, si riscontra una riscoperta dell'etica e dell'impegno civile come risposta al declino e al degrado. Ecco allora nascere l'idea di una seconda giornata d'incontro intitolata "La risposta del cinema italiano" e realizzata con Cinecittà Luce, e un'idea-forza che attraversa molte delle nostre scelte sia in termini di film (mai così tanti legati alla crisi dell'Occidente) che di libri ed autori (Petros Markaris potrebbe essere il nostro miglior testimonial in tal senso).
Sempre sul tema dell’apocalisse, Gosetti ci svela un gustoso retroscena.
Nell'estate del 1960 una setta di visionari si riunì in cima al Monte Bianco aspettando un'annunciata "fine del mondo". Li guidava un pediatra milanese che si faceva chiamare Fratello Emman, circondato dall’ironia degli abitanti di Courmayeur ma anche delle migliori penne dell'epoca (da Dino Buzzati a Walter Molino). Ma quel 14 luglio 1960 (data della profezia) furono in molti a trattenere il fiato. La giornata passò tra qualche nuvola e un sole confortante...Alla fine Fratello Emman dovette uscire allo scoperto e annunciare che..."anche i migliori ogni tanto possono sbagliare". Questa storia l'abbiamo ricostruita con le voci dei testimoni del tempo e ci è parsa il miglior sigillo alla nostra ricerca/provocazione.
Passiamo al festival. Ad una prima occhiata del programma spiccano la forte presenza del cinema extraeuropeo e la totale assenza di titoli italiani.
Ogni anno si parte alla ricerca dei film che comporranno la selezione ufficiale con l'unico dichiarato obiettivo di avere il meglio possibile. Questa volta posso dire che abbiamo avuto alcuni incontri fortunati come lo straordinario "Bernie" di Richard Linklater con Jack Gold che stampa e pubblico scopriranno al Festival in autentica anteprima, il ritorno di un autore di culto come Andrew Niccol che con "In Time" rivisita il mondo futuribile del suo "Gattaca" superando se stesso, due veri gioielli del thriller gotico come "Don't Be Afraid of the Dark" o "Paranormal Xperience 3D" in anteprima mondiale, il vero film sulla crisi di Wall Street ovvero "Margin Call" con Kevin Spacey che apre il festival il 5 dicembre. È vero, avremmo voluto qualcosa in più dall'Italia ma ci consoliamo con le anticipazioni di due titoli molto attesi come il "Dracula 3D" di Dario Argento (davvero un ritorno in grande stile) e l'esordio da regista di Carlo Lucarelli con "L'isola dell'angelo caduto". Sono due film ancora non finiti e anche per questo siamo molto riconoscenti agli autori che ci permettono di curiosare nella loro "bottega creativa" in anticipo rispetto alla distribuzione in sala.
Cresce anche la presenza di opere prime.
Sono moltissime ed è una vera ragione d'orgoglio per chi come noi fa questo mestiere anche per scoprire nuovi talenti. Penso al geniale canadese Troy Nixey, autore di graphic novel e regista di "Don't Be Afraid of the Dark"; al francese Jean-Marc Moutou che con "De bon matin" ci porta dentro la testa di un banchiere in crisi di coscienza all'indomani del crack di borsa; allo spagnolo Sergi Vizcaino di "Paranormal Xperience" che esce dalla fucina dei produttori di "Orphanage"; all'israeliano Navad Lapid di "Policeman", all'inglese JC Chandor che approda a "Margin Call" dalla pubblicità. Davvero una passerella impressionante di debutti, senza contare gli autori dei documentari e alcuni dei creatori televisivi che mostrano spesso un talento inatteso.
La presenza di sempre più nomi di richiamo (Swindon, Timberlake, Black, Really) in svariati lungometraggi può prospettare una futura apertura al glamour, con la presenza di star in sala?
Questo è il nervo dolente dei festival medio/piccoli. Chi fa il nostro mestiere si innamora in primis dei film, ma poi sa bene che il glamour e il richiamo dei nomi noti può fare la differenza. Purtroppo il divo comporta costi non facilmente sostenibili e si può al massimo scommettere ogni anno su un paio di presenze d'eccezione. Nel nostro caso vince per ora l'attaccamento a una formula, "il festival di charme", che viene prima anche del glamour. Senza dimenticare che il Noir vive da sempre di due anime parallele (cinema e letteratura) e che anche in quell'ambito ci sono vere e proprie star che corteggiamo e otteniamo da sempre. Pochi possono vantare un palmarès con nomi come Le Carré, Grisham, Turow, Camilleri.
Spazio anche ai più piccoli, con il Mini noir.
Ogni anno che passa siamo sempre più fieri di questo "festival nel festival" che, in nome del fantasy e dei "piccoli brividi" ci consente di formare una nuova generazione di lettori/spettatori alle prese con laboratori creativi, incontri con scrittori, grandi anteprime. Quest'anno percorreremo con loro tutta la saga ideata da Luc Besson su "Arthur" fino al recentissimo "Arthur e la guerra dei due mondi" proiettato in anteprima e li porteremo nel mondo dell'ecologia e della solidarietà con "La vera storia di Winter il delfino", ma avremo anche un fisico che parlerà di ecologia e energie rinnovabili, intrighi e complotti, paure apocalittiche.
Come ricordava, largo alla letteratura, con i premi a Camilleri e Markaris
Bastano i numeri per dire dello stato di salute dell'anima letteraria del Noir in Festival: oltre 20 campioni del genere con ovviamente in testa i due giganti del noir mediterraneo (Andrea Camilleri e Petros Markaris) che festeggiamo con il Raymond Chandler Award. Ma se dovessi puntare su alcune "rivelazioni" guarderei volentieri a un vero asso della spy story come l'inglese Chris Morgan Jones che nel suo "L'uomo dell'inganno" (Mondadori) travasa esperienze reali; ai giornalisti del "Guardian" che hanno scritto un formidabile libro inchiesta su "Wikileaks" (Nutrimenti), su un grande del noir come Lawrence Block oggi pubblicato da Sellerio, sui nuovi campioni del giallo scandinavo, sull'economista Federico Varese con "Mafie in movimento" (Einaudi) e la pattuglia degli italiani che si contendono il Premio Giorgio Scerbanenco o rivisitano con successo formidabile il thriller medievale (è il caso di Alfredo Colitto con "Il libro dell'angelo" di Piemme).
E anche la tv è riuscita a farsi largo.
Grazie al sostegno di Fox Crime che è il nostro media partner e assegna il Premio del Pubblico per il cinema, riusciamo a dare un'immagine della televisione di genere all'altezza delle altre selezioni, dai film ai documentari all'editoria. La tv è ormai, specie in America, un vero serbatoio di idee, novità, sperimentazioni. Arrivare all'appuntamento del noir con le nuove serie in anteprima, le conferme dei maggiori successi, qualche scoperta è per noi vero motivo d'orgoglio. Se quest'anno dovessi scommettere su un solo titolo, punterei su "Homeland", una mini-serie americana nuova di zecca con Claire Danes nei panni di un'agente della CIA alle prese con il post-Al Qaeda.
Singolarmente, (ma forse no, vedendo il trend del settore cultura nel nostro paese) Venezia e Roma sono nella situazione paradossale di essere due festival in assoluta crescita ma di avere le rispettive "anime" (Baratta/Muller e Rondi/Detassis) con il mandato in scadenza. Voi in che situazione siete?
Nessun paragone è possibile: il Noir, è sempre stato un progetto collettivo, gestito direi con uno spirito familiare. Per anni abbiamo diviso in quattro (io, Felice Laudadio, Irene Bignardi e Oreste del Buono) la direzione, attualmente sono affiancato da Marina Fabbri ma il festival è una nostra creatura e la divisione dei ruoli con le amministrazioni locali è sempre stata chiara: siamo a Courmayeur perché la Valle d'Aosta ci ha aperto le braccia con entusiasmo e lungimiranza; ci sentiamo ormai un po'parte della vita e dell'immagine di Courmayeur, ma siamo anche liberi e indipendenti nelle nostre scelte. Certo, il tempo passa per tutti ed è ora di aprire spazi ai più giovani. Cosa che faremo, ma nell'idea che la continuità e la coerenza premiano più di ogni altra cosa nel settore della cultura.
dal 5 all'11 dicembre 2011
COURMAYEUR (AO)
Noir Film Festival
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