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L’onda lunga del thriller scandinavo arriva fino in Val d’Aosta. Dai trionfi postumi di Stieg Larrson in campo letterario, Svezia e Norvegia hanno tratto linfa per affermarsi, anche sul grande schermo, nel genere noir, quello che nel cinema non va mai in crisi.
Così, il ventunesimo "Leone Nero" del "Courmayeur Noir in Festival" va a “Hodejegerne” (“Headhunters”), terzo film del norvegese Morten Tyldum.
Pellicola adrenalinica dai toni più che vagamente tarantiniani, che già quest’estate a Locarno aveva entusiasmato gli ottomila spettatori della Piazza Grande.
«Ma anche divertente - come ricorda il presidente di giuria Lawrence Block (insieme a lui,fra gli altri, Carolina Crescentini, Antonello Grimaldi e Vinicio Marchioni) - e siamo felici di assegnargli il primo premio. In particolare, siamo stati molto colpiti dall’interpretazione del protagonista Aksel Hennie, che ha contribuito significativamente alla qualità del film».
Premio per la migliore interpretazione (Courmayeur non distingue fra "attore" e "attrice") a Jean-Pierre Darroussin, che in “De bon matin” (“Early one morning”) «ha mostrato grande abilità nel disegnare un personaggio complesso e nel mettere in scena con grande intensità il dramma di un individuo intrappolato in un sistema sociale in via di disintegrazione».
La giuria ha voluto anche assegnare un premio speciale a “Hashoter” (“Policeman”), dell’israeliano Nadav Lapid «per la prova di coraggio del regista nel tracciare uno spietato ritratto degli aspetti più diversi della società israeliana».
Infine, il premio dei "Giovani critici europei" per il miglior documentario, attribuito a “Calvet” di Dominic Allan, ritratto del pittore francese Jean-Marc Calvet e della sua vita incredibile, in bilico fra tragedia e speranza.
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