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Trovato il Sigillo di Sansone: una scoperta archeologica tra storia, Bibbia e cinema

  • Scritto da Enrico Zoi

Sansone, giudice ed eroe biblico dalla forza eccezionale, derivante direttamente da Dio, nell'immaginario collettivo di millenni di storia è diventato sinonimo, quasi archetipo della forza stessa. Un po' astratto, dunque, benché molto simbolico e rappresentativo. Oggi però registriamo una scoperta archeologica che potrebbe costituire la prima testimonianza storica della sua vicenda biblica. In Israele, infatti, negli scavi di Tel Beit Shemesh, area collinare tra Gerusalemme e Tel Aviv, è stato recentemente scoperto un sigillo di un centimetro e mezzo dell'undicesimo secolo avanti Cristo, dove è riprodotta un uomo impegnato in una lotta molto ravvicinata con un quadrupede. Sansone? Sì, potrebbe proprio essere lui. Sta di fatto che il reperto già è stato battezzato 'il sigillo di Sansone'.
Un eroe, quest'ultimo, che resta uno dei più amati dalle arti figurative. Lo ritroviamo in molte tele del passato, dal Sansone deriso del 1508 attribuito a Giorgione al Sansone in carcere (1588-1590) di Annibale Carracci, dal Sansone vittorioso di Guido Reni del 1611-1612 al Sansone che spezza i lacci (1784) di John Francis Rigaud, solo per citarne alcuni.
Il suo mito percorre anche il cinema. Nel 1949 il grande regista Cecil B. De Mille, uno dei maestri del genere biblico, dirige il gagliardo Victor Mature, Hedy Lamarr, George Sanders e Angela Lansbury in Sansone e Dalila, un classico del filone storico-mitologico, a proposito del quale si racconta un aneddoto: il sontuoso costume di Hedy Lamarr (Dalila) sarebbe stato fatto di vere piume di pavone personalmente raccolte da De Mille, il quale avrebbe impiegato ben dieci anni a inseguire i pavoni del suo grande ranch nel periodo della muta! In tutto le piume sarebbero state ben 1900.
Del 1961 è Sansone, di Gianfranco Parolini: protagonista è quel Brad Harris che, l'anno prima, pur non accreditato, è uno dei gladiatori dello Spartacus di Stanley Kubrick. Il film di Parolini apre la strada ad altri Sansoni nostrani, una moda che investe la prima metà degli anni '60 e che ci offre film come Sansone contro i pirati (Amerigo Anton, 1963), con Kirk Morris (il veneziano Adriano Bellini), e Sansone contro il Corsaro Nero (Luigi Capuano, 1963), con Alan Steel (il romano Sergio Ciani), due insoliti pasticci tra la mitologia e la fantastoria dei pirati, seguiti, nel 1964, da Sansone e il tesoro degli Incas, di Piero Pierotti, ancora con Steel. Quest'ultimo, in quegli anni, si cimenta anche quale Ercole e Maciste, come pure Morris, che ritroviamo proprio in Ercole sfida Sansone (Pietro Francisci, 1963), stavolta nei panni dell'eroe delle dodici fatiche, mentre Sansone ha il volto e il corpo di Richard Lloyd, alias Iloosh Khoshabe. Letteralmente da antologia e da Mai Più Senza (ricordate la rubrica del settimanale Cuore?) è Ercole, Sansone, Maciste e Ursus, gli invincibili (Giorgio Capitani, 1964), in cui Sansone è Nadir Moretti, noto anche come Nadir Baltimore.
Per dovere di cronaca, visto che l'unico rapporto con l'eroe è nel titolo del testo teatrale, non certo nella storia, citiamo pure tre pellicole tratte dalla commedia Samson del drammaturgo francese Henri Bernstein: Samson (Edgar Lewis, 1915), Sansone (Torello Rolli, 1923) e Sansone (Maurice Tourneur, 1936). Stesso discorso per il film Sansone, diretto nel 2012 da Tom Dey: stavolta si tratta dell'alano dei fumetti di Brad Anderson, che nell'originale si chiama addirittura Marmaduke!

@il_trillo

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