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Riccardo III ritrovato. La medievista Elena Percivaldi spiega chi era

  • Scritto da Elena Meynet

Ritrovato Riccardo IIIL'esame del Dna ha dato un nome allo scheletro rinvenuto in un parcheggio della città inglese di Leicester: si tratta "oltre ogni ragionevole dubbio" di re Riccardo III. Il ritrovamento era avvenuto il 12 settembre 2012 nel luogo dove sorgeva la chiesa in cui si pensa venne sepolto Riccardo III, poi demolita nel 1530.
La prova genetica, confrontando il Dna del re e di Michael Ibsen, 55 anni, suo discendente di diciassettesima generazione, viene alla fine di una serie di attente osservazioni da parte degli archeologi. Le caratteristiche dello scheletro, quali una spina dorsale deforme e ferite alla testa, collimavano con le informazioni sulla morte del re, avvenuta in battaglia nel 1485.

«Il teschio era in buone condizioni, anche se fragile, e ci ha fornito informazioni dettagliate su questo individuo - ha sottolineato Jo Appleby, che ha guidato i lavori di scavo - per stabilire se sia o meno Riccardo III abbiamo ricavato un profilo biologico delle sue caratteristiche. Abbiamo anche esaminato con attenzione lo scheletro alla ricerca di tracce di una morte violenta».

Approfondiamo il discorso con la medievista Elena Percivaldi. Pur nella disgrazia della deformità, il fatto che lo scheletro mostri una spina dorsale deviata è stata una fortuna per gli archeologi?
Diciamo che è stato un ottimo indizio, visto che è sicuramente la cosa che è saltata subito all'occhio e ha suggerito una prima possibile identificazione. E' ben noto che Riccardo era affetto da una pesante forma di scoliosi sin da ragazzino, una deformazione che col tempo peggiorò a tal punto da alterare l'equilibrio della figura: zoppicava vistosamente, stava curvo e aveva una spalla più alta dell'altra. Quando gli archeologi hanno trovato lo scheletro nel parcheggio, il sospetto che fosse di Riccardo si è fatto strada subito. Ma c'erano anche altri segni distintivi: due ferite mortali alla testa, una delle quali nella parte posteriore, che ha comportato il distaccamento di parte del cranio mettendo a nudo il cervello. Ora, Riccardo trovò la morte in battaglia il 22 agosto 1485 a Bosworth contro Enrico Tudor, episodio decisivo della guerra delle due Rose, proprio per un colpo alla testa. Probabilmente non indossava l'elmo e l'omissione gli fu fatale. Erano presenti anche molte altre ferite, sul volto e sul corpo, alcune delle quali riconducibili al dileggio cui fu sottoposto il cadavere quando fu trasportato, nudo e legato penzoloni a un cavallo, fino al luogo di sepoltura. In più, i resti erano compatibili con quelli di un uomo sulla trentina, e Riccardo aveva 32 anni quando è morto. Ma la prova schiacciante l'ha fornita l'analisi del Dna. Il valore storico della scoperta è grande: non accade spesso di poter ritrovare un monarca scomparso, e la figura di Riccardo III, per quanto controversa, è molto popolare grazie all'immortale e omonima tragedia shakespeariana.
 
La ricostruzione del volto, basandosi sul cranio ben conservato, è attendibile?
Gli somiglia molto.  Ma al di là della fedeltà dei tratti somatici, l'equipe che ha ricostruito il volto ha lavorato tenendo presente per l'acconciatura e altri dettagli il celebre ritratto che fu dipinto da un anonimo artista nel Cinquecento, ma che va considerato molto attendibile perché documenta fedelmente la postura della spalla destra, più in alto della sinistra per la scoliosi. 
 
Alla fine quel che resta di Riccardo III sarà tumulato nella cattedrale di Leicester, di fronte al parcheggio dove è stato trovato. Un po' prosastico...
Credo sia la scelta più giusta. Le fonti dicono che Riccardo era stato seppellito a Leicester nella chiesa dei francescani, la Greyfriars Church, demolita alla metà del Cinquecento. Quando gli archeologi hanno trovato lo scheletro, stavano proprio cercando le tracce della chiesa e del convento scomparso. Sapevano che Riccardo era stato tumulato lì dentro, ma stando ad alcune testimonianze i resti erano stati sottratti dopo la distruzione della chiesa (e del monumento di marmo, fatto costruire da Enrico VII e collocato sul luogo della sepoltura) e gettati nel fiume Soar, poco distante. La possibilità che fossero andati perduti per sempre c'era. La leggenda si è dimostrata, fortunatamente, priva di fondamento: il corpo del re giaceva in nuda terra, in un loculo scavato in tutta fretta e troppo piccolo per lui, proprio dove era stato deposto a suo tempo. Quindi perché spostarlo lontano dal luogo dove ha riposato indisturbato per più di cinquecento anni?


Elena Percivaldi (Milano) è medievista. All'attività di saggista, storico e critico d'arte e musicale affianca la curatela di mostre, la partecipazione in trasmissioni tv e radio a tema e a conferenze, convegni e seminari di studio. Collabora con riviste specializzate. Tra i suoi libri: “I Celti. Una civiltà europea” (Giunti, 2003, tradotto in spagnolo e tedesco), “Gli Ogam. Antico alfabeto dei Celti” (Keltia, 2006), "La navigazione di San Brandano" (Il Cerchio, 2008, vincitore del Premio Italia Medievale 2009), “I Lombardi che fecero l'impresa. La Lega Lombarda e il Barbarossa tra storia e leggenda” (Ancora, 2009), “Fu vero Editto? Costantino e il Cristianesimo tra storia e leggenda” (Ancora, 2012).


(con fonte Afp, TMnews, "La sestina - UniMi")


@il_trillo

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