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L'abdicazione di papa Benedetto XVI e il paragone spontaneo con il "gran rifiuto" di Celestino V

  • Scritto da Elena Meynet

La visita di Benedetto XVI alle spoglie di Celestino VLe dimissioni, o meglio l'abdicazione, di Benedetto XVI, papa Joseph Ratzinger, durante il concistoro di lunedì 11 febbraio 2013, festa della Vergine di Lourdes, ha risvegliato soprattutto negli italiani il ricordo anche un po' scolastico di Dante del "gran rifiuto" di Celestino V.


Facciamo un salto indietro di circa otto secoli e chiediamo alla medievista Elena Percivaldi di cosa si era trattato. Tra l'altro è grazie a lui che il papa può abdicare senza intralciare il regolare svolgimento del successivo Conclave per eleggere il successore.
Celestino V, al secolo Pier del Morrone, prese una decisione coraggiosa che, ai tempi, suscitò notevole scalpore. Scelse di farlo, nel dicembre 1294, a soli quattro mesi dalla consacrazione come una vera e propria liberazione, perché era stato eletto contro voglia, ma anche perché vittima, probabilmente, di un raggiro politico.
Era un uomo schivo e amante della solitudine. A lui interessava pregare e meditare, non rivestire cariche in prima persona. Quando, nel suo eremo sulla Maiella, aveva ricevuto la notizia di essere stato scelto come successore di Niccolò IV, aveva rifiutato d'impulso, per poi accettare per puro senso del dovere ma con estrema riluttanza. Non amava la vita mondana e non voleva apparire. Si sentiva, nel profondo, un asceta ben più adatto alla vita contemplativa che all'azione. Aveva anche fondato una congregazione monastica rigorista che, affiliata ai benedettini, era stata riconosciuta dal papa. Fosse stato per lui avrebbe passato la vita nell'anonimato. L'unica volta che si era messo in gioco era stata quando la sua congregazione aveva rischiato di essere sciolta: allora si era recato di persona, a piedi, a Lione dove era riunito il concilio che doveva deliberare in merito riuscendo a convincere i partecipanti della bontà dei suoi propositi.
Probabilmente, Pietro si rendeva anche conto di non essere all'altezza della situazione. La sua storia è quella di un contadino nato in una famiglia numerosa del Molise che aveva sin da giovane abbracciato il convento, ma la sua cultura era a dir poco sommaria e aveva grosse difficoltà persino ad esprimersi in latino corretto. Inoltre, quando fu scelto, era già in là con gli anni (aveva superato da un pezzo gli ottanta) e non se la sentiva di prendere sulle sue spalle un compito enorme come quello. A ciò si aggiunge che si trovò a gestire una situazione politica estremamente complicata: la fine della contesa tra Angioini e Aragonesi sulla Sicilia, lo scontro tra fazioni che vedeva protagoniste le più importanti famiglie romane, nuove inquietudini spirituali che spingevano a una maggiore moralizzazione della Chiesa... Era vecchio, senza esperienza e con scarsissima cultura giuridica. Era un uomo degno sul piano morale, ma totalmente inadatto su quello politico e gestionale. Quindi finì facile preda di uomini molto più scaltri di lui, a cominciare dal potentissimo cardinale Benedetto Caetani, il quale alimentò il suo già scarso entusiasmo spingendolo ad abbandonare l'incarico. Benedetto era un finissimo giurista e forse c'è la sua mano dietro la bolla, che Celestino avrebbe emanato (ma l'originale non ci è giunto, quindi la sua autenticità è ancora controversa) poco prima di dimettersi, in cui si contempla la possibilità da parte del papa di lasciare l'incarico per gravi motivi.
Fatto sta che il 13 dicembre 1294 Celestino convocò un concistoro in cui “spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza”, lasciava il pontificato “con l'intenzione di recuperare con la consolazione della vita di prima la tranquillità perduta”. Nemmeno due settimane dopo, il Caetani (guarda caso) veniva eletto col nome di Bonifacio VIII. I contemporanei rimasero sconcertati dal gesto inedito. Va detto però con chiarezza che non è affatto certo, ad esempio, che “l'ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto” riconosciuta da Dante nel terzo canto dell'Inferno sia effettivamente quella di Celestino. Il sommo poeta non lo nomina, e anche se altrove se la prende apertamente con tanti papi giudicati indegni (anche lo stesso Bonifacio VIII, cui è riservato un posto, non appena morirà, tra i simoniaci in compagnia con Niccolò III e Clemente V), il suo altissimo senso dell'etica difficilmente poteva portarlo a condannare un uomo della levatura spirituale di Pietro. Per molti, Petrarca in primis, anzi, Celestino fu un modello di virtù, onestà e fulgore morale. Non per nulla fu santificato nel 1313.

Celestino fu il primo papa a lasciare il soglio pontificio?

Prima di lui abdicarono Benedetto IX e (forse) Giovanni XVIII. Prima di loro (il papa ancora non c'era) san Ponziano

Poi venne il caso di Gregorio XII, quando si "passò sopra" le dimissioni del papa, aspettandone la morte prima di eleggerne un altro.
Qui siamo in un contesto completamente diverso però. Terminato il settantennio avignonese – in cui la Chiesa si era trasferita in Francia finendo di fatto sotto tutela del monarca transalpino - , la curia era finalmente rientrata a Roma. Alla morte di papa Gregorio XI, che del ritorno era stato l'artefice, si temeva l'elezione di un papa francese che avrebbe riportato il papa oltralpe. Il conclave elesse un papa napoletano, Bartolomeo Prignano, che salì sul soglio di Pietro col nome di Urbano VI ma un gruppo di cardinali francesi dapprima cercò di invalidare l'elezione e poi scelse un altro papa, Clemente VII. Si era consumato uno scisma, una divisione, tra due fazioni opposte – romana e avignonese – che ebbe conseguenze gravissime: non solo i fedeli erano imbarazzati perché non sapevano quale fosse il legittimo pontefice, ma gli stessi sovrani europei si schierarono con l'una o l'altra a seconda della convenienza politica e delle ripicche personali.
Morti i primi due papi contrapposti, lo scisma continuò con l'elezione dei successori e nel 1406 a capo della fazione “romana” fu scelto il cardinale veneziano Angelo Correr, che prese il nome di Gregorio XII. A Pisa, nel 1406, un concilio tentò di risolvere la situazione dichiarando deposti dia Gregorio che il suo rivale, Benedetto XIII, eleggendo un altro pontefice (Alessandro V) ma entrambi impugnarono la decisione e scatenarono il caos: la cristianità si trovò ad avere, addirittura, ben tre papi! Finalmente il concilio di Costanza, che durò tre anni, ricompose lo scisma eleggendo un papa super partes, Martino V.
Gregorio si sottomise alla volontà dei vescovi e dei cardinali e si dimise dopo aver ricevuto, però, la promessa che i cardinali che aveva nominato sarebbero rimasti tutti al loro posto. Sarebbe morto due anni dopo nell'anonimato.

L'abdicazione vuol dire che siamo in un altro medioevo? Tanto più che l'Osservatore romano parla di una decisione presa già a marzo 2012, dopo il viaggio a Cuba e in Messico.

E' difficile dare una interpretazione a caldo del gesto di Benedetto XVI ma credo che il richiamo a Celestino, la cui tomba ha visitato all'indomani del terremoto dell'Aquila, nella martoriata basilica di Santa Maria di Collemaggio, sia palese. Egli riconosce che le sue forze “per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”, Celestino rinunciò “spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo”. Curioso notare che anche Ratzinger ha 85 anni, più o meno la stessa età di Pier del Morrone al momento della rinuncia all'incarico. Più che di un ritorno al Medioevo, mi pare di ravvisare nella scelta del papa un gesto di grande coraggio e di onestà intellettuale, compiuto nel momento in cui sente di non potere più portare avanti efficacemente la missione pastorale. Un esempio, tanto più se si considera che in Italia le dimissioni sono una circostanza estremamente rara anche nel caso di manifesta incapacità, sui cui molti dovrebbero riflettere.


@il_trillo

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