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Sandro Cappelletto: nelle bachiane Inventiones und Sinfonias di Ramin Bahrami solo naturalezza e semplicità

  • Scritto da Elena Meynet

In Inventions & Sinfonias, Ramin Bahrami stupisce ancora con un repertorio bachiano, eseguendo le "Invenzioni a due e tre voci", programma degli studenti di pianoforte dei primi anni.

Brani che sembrano semplici, ma richiedono comunque una attenta interpretazione. In più, nel disco, registrato a Londra a cura del producer inglese John Fraser, si trovano anche tre prime registrazioni assolute: la Sarabanda BWV 996, la Suite BWV 832 e il Preludio, Fuga e Allegro BWV 998 che Bach aveva scritto per liuto ma che, come da consuetudine, contemplava la possibilità d’esecuzione con altri strumenti a tastiera. Bahrami per la prima volta le propone al pianoforte.
Ecco la presentazione di Sandro Cappelletto (fonte LaVerdi).

L’arte del cantabile
«Sincera introduzione attraverso la quale viene mostrato in modo chiaro agli amatori della tastiera (des Clavires) e principalmente a coloro che sono avidi di apprendere, non soltanto come si suona in modo appropriato a due voci, ma anche come, facendo progressi, bisogna procedere correttamente e bene con tre parti obbligate, non solo per giungere ad avere delle buone invenzioni, ma anche per eseguirle bene e soprattutto per acquisire l’arte del cantabile e un intenso avangusto per la composizione». Così Johann Sebastian Bach scrive di proprio pugno, nel 1723, nella prefazione al manoscritto delle quindici Invenzioni a due voci e delle altrettante Sinfonie a tre voci.
Per prevalsa consuetudine, oggi chiamiamo Invenzioni tutti e trenta questi esercizi, nati tre anni prima e posti all’inizio del Quadernetto per tastiera per Wilhelm Friedemann Bach, iniziato il 22 gennaio 1720 e dedicato al figlio maggiore che aveva dieci anni. Allora, le Invenzioni erano state chiamate Praeambulum, mentre le Sinfonie venivano battezzate Fantasia. Il Quadernetto (Clavierbüchlein) accoglierà poi i due libri del Clavicembalo ben temperato e l’Arte della fuga. Due anni dopo, nel 1722, nascerà un altro Quadernetto, destinato alla seconda, giovane moglie Anna Magdalena e che via via comprenderà Suite francesi e inglesi, Partite, Concerto italiano e Ouverture francese, Variazioni Goldberg. Bach era un giovane uomo trentenne; quanta tenerezza in quel diminutivo, pensando alla somma scienza delle opere racchiuse nei due “quadernetti”; dove l’intenzione didattica si unisce alla genialità delle soluzioni, all’affetto verso i destinatari, all’intenzione domestica, intima, così lontana dal modo con cui oggi ascoltiamo questa musica.
Bach non pensava ad un pubblico indistinto, ma a musicisti, ad allievi da far maturare, uno per uno, attraverso la sua musica. Eppure, come raramente accade alle arti, l’esplicita intenzione didattica diventa qui poesia e sa parlare a tutti e a ciascuno. Invenzioni: seducente, ambiguo sostantivo, se le attitudini del cercare/trovare/creare convivono tutte nella sua etimologia. Non sarà forse senza ironia, nella ”onesta prefazione”, il richiamo conclusivo all’intenso avangusto per la composizione (einem starcken Vorschmack von der Composition); lascia proprio immaginare gli allievi con l’acquolina in bocca mentre si chiedono se, dopo aver affrontato e risolto le difficoltà poste da questi esercizi, sia finalmente giunto anche per loro il momento di avventurarsi nell’arte del comporre. Oggi, l’edizione di riferimento delle Inventionen e delle Sinfonien, pubblicata da G.Henle Verlag nel 1978, è quella curata da Rudolf Steglich e, per quanto riguarda le diteggiature, da Hans-Martin Theopold. Lo stesso Steglich ammette di avervi riportato non solo “i segni” riconducibili a Bach, ma anche altri aggiunti “ulteriormente”, sia da Wilhelm Friedemann, sia – come appare probabile, stante la fervida attività didattica di Bach - da altri allievi.
Scrive Piero Rattalino, riferendosi all’insieme delle opere per tastiera: «Tutti questi lavori vennero pubblicati in edizioni affidate a curatori che, chi più e chi meno, ci mettevano dentro del loro, aggiungendo tutti quei segni – di tempo,di dinamica, di espressione, e infine di realizzazione degli abbellimenti – che o erano stati irrealizzabili sul clavicembalo o erano stati ritenuti superflui da Bach».
Gli interpreti chiamati a dare vita a queste note bellissime da leggere e da immaginare mentre prendono vita trasformandosi in suono, sono chiamati a decidere e scegliere. Come ogni esecutore davanti ad ogni partitura, ma la musica che precede il periodo della classicità richiede interventi più marcati, considerando la penuria di indicazioni d’autore. Nelle Invenzioni bachiane, la scelta deve comunque convivere con il rispetto verso l’originalità dei concetti e la precisione tecnica; tutto qui risponde ad una stringente logica espositiva e narrativa, dove la scienza dell’ars retorica e l’espressività convivono: il risalto dato ai temi, la successione degli accordi, l’evidenza, spesso tassativa, delle diteggiature, il gusto per la concisione, esplicito nell’essenzialità delle cadenze e delle secche conclusioni, che rendono alcune delle Invenzioni simili ad aforismi.
Bahrami sceglie anzitutto di esaltare quell’arte del cantabile (eine cantable Art im Spielen) espressamente raccomandata dall’autore. In una recente conversazione, il maestro Bahrami ha dato questa descrizione della “cantabilità” di Bach e della sua diversità rispetto al bel canto dell’età barocca: «La capacità di creare bellezza non per apparire, ma per essere. Le sue creazioni possiedono profondità del disegno, pudore, umanità. Le sue melodie sono parlanti come può fare la voce umana e solo la voce umana, però sulla tastiera. Questo carattere sobrio e profondo rende le sue melodie così umane e slegate da precisi riferimenti storici e stilistici».
Per chi conosca, anche rispetto alla scelta dei tempi, l’evoluzione dell’attitudine interpretativa di Bahrami«un tempo che prendi a venti anni, non lo prendi a trenta» - questo compact disc offre l’opportunità di scoprire aspetti in parte nuovi del suo sguardo in Bach. Sappiamo, da cronache di contemporanei, che il Kantor aveva «un modo di suonare così vario che sotto le sue dita ogni pezzo assomigliava in qualche modo a un discorso», mentre il figlio Carl Philipp assicura che il padre non amava i cembalisti con «la colla sotto le dita». Dunque, espressività e tempi sostenuti; ma, in questa registrazione, mai prevale la preoccupazione di stupire, di sorprendere, di dimostrare qualcosa a se stesso o al pubblico. Nello sbalzo drammaturgico prestato a certi inizi del “discorso”, così che subito ci troviamo in medias res; nell’attenzione verso il legato; nella costante sismografia delle dinamiche (con quel gusto, tipico suo, per l’esaltazione del piano) vive qui una naturalezza felice, matura e mai artefatta, in una semplicità che trasforma ogni difficoltà, ogni esercizio in musica.
Emerge anche, tenace come un filo rosso che attraversa l’insieme delle Invenzioni, lo spirito della danza: come se, appena potesse, Bach volesse ricordarci che per molto tempo, e ancora in tante culture musicali, la musica nasceva come ancella, compagna della danza. E la danza è felicità. Nella silloge delle musiche che, oltre le Invenzioni, completano il cd, emergono alcune scelte compiute dall’interprete: il Preludio, fuga e allegro BWV 998 e la Sarabanda dalla Suite BWV 996 nascono per il liuto, mentre nell’ Air dalla Suite BWV 832 Bach intende imitare sullo strumento a tastiera il suono degli ottoni, come emerge dall’indicazione “pour les trompettes”. Colori e pesi diversi, diverse vivacità, leggerezze e giovanili galanterie, come nell’ Ouverture BWV 820: affidati tutti alla tastiera di un pianoforte moderno. L’insieme di questi ascolti conferma, una volta di più, il prepotente senso bachiano per la teatralità. I diversi contesti in cui ha svolto la professione non gli hanno consentito di scrivere opere espressamente destinate al teatro musicale. Ma le sue Cantate, sacre e profane, sono teatro come le sue Passioni, come tanta sua musica strumentale. D’altra parte, la settecentesca teoria degli affetti non si rivolgeva soltanto ai cantanti; pretendeva obbedienza, e chiedeva invenzione, anche agli strumentisti.
Nel suo lungo e felice percorso bachiano, Bahrami ci invita, ci impone di non dimenticare questa verità.
Sandro Cappelletto


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