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The Walking Dead e Les Revenants: e se fossimo tutti in un grande fratello zombie?

  • Scritto da Enrico Zoi
Una scena della prima serie tv di 'The walking dead'The Walking Dead versus The Revenants? Probabilmente non c'è una competizione diretta e intenzionale, da un lato, fra la serie tv statunitense prodotta dal 2010 e giunta alla quinta stagione, ideata dal regista Frank Darabont, basata sull'omonimo fumetto di Robert Kirkman, e, dall'altro, la più recente serie francese, creata, sempre per il piccolo schermo, da Fabrice Gobert, in onda dal novembre del 2012, tratta dal film Quelli che ritornano, di Robin Campillo, uscito nel 2004. Non c'è gara dichiarata, ma, trattandosi di due fiction pressoché coeve, entrambe incentrate sull'inquietante figura di un essere che, nella prima, assume le caratteristiche dello zombie classico, il morto vivente di romeriana memoria (quindi ad andatura lenta, non come i pessimi Speedy Gonzales di World War Z, lungometraggio interpretato nel 2013 da Brad Pitt) che si ciba di carne umana, infetta le persone anche con un semplice morso e, per essere abbattuto, deve essere colpito alla testa da un proiettile, un paio di forbici, un palo, comunque da qualcosa che gli perfori il cranio distruggendo i centri nervosi cerebrali, e, nella seconda, si manifesta come il 'ritornante', colui, cioè, che inspiegabilmente torna dall'aldilà senza accorgersi di esservi stato e lentamente prende coscienza della propria ambigua condizione biologica ed esistenziale, un parallelismo è visibile e verificabile.
Entrambi gli esseri, zombies e revenants, sono anime, corpi e presenze che, per un motivo o per un altro, stanno nello spazio tra la vita e la morte, né realmente vivi, né autenticamente morti. Sono, in un certo senso, cugini, benché non si somiglino per niente, e hanno quasi del tutto soppiantato nell'immaginario collettivo i lupi mannari e gli ingentiliti vampiri (salvo rare eccezioni, almeno una delle quali deve essere però segnalata a chi se la fosse persa, ed è 30 giorni di buio, di David Slade, del 2007: succhiasangue splendidi e cattivissimi!).
Inoltre, zombies e revenants viaggiano in contemporanea sulle onde televisive del Nuovo e del Vecchio Continente, quindi come non provare a filosofeggiare su differenze e analogie? La tentazione è forte, e noi ne cadiamo volentieri preda. Un po' a ruota libera.
The Walking Dead, con le sue bande armate di umani che, oltre a combattere il comune nemico morto vivente, si fronteggiano tra loro in un accorto mix di fiducia e diffidenza, è all'apparenza più americano: nel ritmo, nell'azione, nei colpi di scena.
The Revenants ha una scansione psicologica e narrativa europea, alla Eric Rohmer, ma pure alla C'era una volta in America, solo che, nella serie tv francese, in tutti questi anni nessuno è andato a letto presto, come il Noodles/De Niro del film diretto, per chi non ricordasse, dall'italiano Sergio Leone nel 1984, o comunque, se anche qualcuno l'ha fatto, sicuramente si è risvegliato assai prima del previsto!
Pur partendo da questi presupposti tecnici, in altri termini dalla confezione (ottima in ambo i casi), in realtà The Walking Dead, nella sua visione solo in superficie manichea, descrive meglio le sfumature, i caratteri e le situazioni, è più sottile, mentre Les Revenants, più raffinato in partenza nella sua concezione e nel cuore della storia, tratteggia personaggi ed eventi in maniera, sì, efficace, ma tutto sommato non sempre definita alla perfezione, con una gestione meno attenta delle inevitabili incongruenze di ogni fiction (cinema o tv che sia).
Da un punto di vista filosofico, The Walking Dead è un manuale sulla precarietà dell'esistenza e del futuro, in cui il rapporto è solo fra gli umani, mentre gli zombies sono in genere l'altro, il nemico, ma anche contemporaneamente lo specchio futuro di sé, in ogni caso due mondi diversi, separati dalla duplice linea di demarcazione fra vita e morte e presente e futuro.
Les Revenants è, invece, un trattato sul senso del tempo, della vita e del presente, tra le suggestioni della conterranea Nouvelle Vague e, qua e là, i simbolismi alla David Lynch, in cui i revenants stanno insieme e interagiscono con gli umani, uguali a loro. Almeno all'apparenza.
In The Walking Dead, ci sono varie comunità (la fattoria di Hershel Greene, il penitenziario fortificato, la cittadina di Woodbury, Terminus, la chiesa, l'ospedale), a tratti separate tra loro come le palle dello stemma dei Medici, ma il più delle volte, data l'estrema precarietà della situazione, connesse come i cerchi delle Olimpiadi, tuttavia, spesso e volentieri, in maniera assai meno simmetrica. È una sequenza di luoghi chiusi utile a fini narrativi per prolungare la trama attraverso il reiterarsi di contesti simili o una raffigurazione simbolica di una terribile Via Crucis? In ogni caso, che cosa dovremmo attenderci in futuro? Uno stadio? Un teatro? Un cinema?
In Les Revenants, al contrario, la comunità è quella del paese, con le sue montagne e la sua diga, una comunità chiusa, anzi sempre più chiusa. Non ci sono sequenze di luoghi come tappe di un percorso, l'insiemistica è bandita, il cerchio è uno, uno solo, è quello, non se ne esce.
Comunque si guardi alle due serie tv, è certo che, data la loro alta qualità, se di scontro si tratta, è uno scontro fra titani, che, nell'attesa della ripresa della quinta stagione di The Walking Dead, annunciata per l'inizio di febbraio del 2015, e dell'arrivo della seconda di Les Revenants, previsto per il 2015, ci tiene in sospeso con una domanda: queste fiction così coinvolgenti ci stanno preparando a qualcosa o noi stessi, per loro tramite, ci stiamo preparando a qualcosa? Semmai, a che cosa?
The answer my friend is blowin' in the wind, cantava Bob Dylan nel 1962. E mentre anche questo enigmatico responso televisivo sta soffiando nel vento, continuiamo ad allenarci, magari vedendo o rivedendo la profetica serie zombie inglese di Dead Set (una sola stagione, cinque episodi, ambientazione Grande Fratello, autore Charlie Brooker), che, essendo stata realizzata nel 2008, viene prima di The Walking Dead e The Revenants. Vorrà dire qualcosa?

@il_trillo

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