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Mostra del Cinema di Venezia, un'edizione più snella firmata Alberto Barbera

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli

Il simbolo della Biennale di Venezia 2012Rinnovamento. Dopo gli otto anni di Marco Muller, il ritorno di Alberto Barbera alla direzione artistica del primo festival cinematografico italiano (molto apprezzato dai cinefili che già negli anni '90 frequentavano il Lido) non poteva che voltare pagina, a partire dalla cornice.

Un villaggio del cinema fatto di strutture datate, con l’aggravante della ferita deflagrante della voragine: gli scavi, abortiti in partenza, di quello che doveva essere il nuovo palazzo del cinema. Per questo, mentre il direttore della Biennale Paolo Baratta loda «il rinnovo integrale delle Sale Pasinetti e Zorzi e la realizzazione di un grande foyer nell’avancorpo della Sala Grande, avendo spostato la Sala Volpi all’interno del Casinò», tutti in realtà plaudono la notizia che «è stata ottenuta la copertura con reinterro del “buco”, almeno per la parte antistante il Casinò: gli spazi esterni tornano a respirare». Amen.
E dentro la cornice, la Mostra del Cinema. In una Venezia incapace negli ultimi anni di cambiare, o almeno di farlo quanto succede in altri festival, Barbera assicura che «ci si sta attrezzando per mutamenti più significativi». Sarà un’edizione più snella, sia nelle sezioni collaterali che in gara, con diciassette film, sei in meno del 2011. La sezione Orizzonti torna alla sua fisionomia iniziale: far conoscere un po’ meglio autore e cinematografie giovani provenienti da aree geografiche pressoché prive di una tradizione filmica consolidata, «secondo il principio - prosegue il neo direttore artistico - che un festival non può accontentarsi di essere una passerella di celebrità ma deve la sua principale ragione d’essere alla capacità di proporsi come uno scandaglio».
Sperimentazione a parte, i nomi da prime pagine non mancano. In concorso, il gigante De Palma, Malick che tenta il Leone dopo la Palma d’Oro 2011, Mendoza, Assayas, gli inossidabili KitanoKi-Duk. Fuori: Gitai, Bier, Lee, Ameris, Mann, Redford, de Oliveira, Nair (suo il film di apertura, "The Reclutant Fundamentalist").
Fra le novità, sicuramente il sorpasso (almeno numerico) del nostro paese sugli Usa: quattordici film nelle sezioni ufficiali contro 11. Con i nomi più interessanti che, sull’altra sponda dell’oceano, si mantengono ben fuori dal concorso principale (Demme, Lee, Redford, Mann). L’Italia porta tre lungometraggi in concorso, (il ritorno di Bellocchio, Ciprì, e l’habitué Comencini, dopo le non indimenticabili presenze del 2005 e 2011), una massiccia presenza in Orizzonti (sei pellicole) e la presenza fuori concorso di Vicari, reduce dal successo di "Diaz".
Infine, occhi puntati sulle due retrospettive. La prima, sintetica e celebrativa degli anni della Mostra: 80! vale a dire sette lungometraggi e tre corti presentati nel corso delle precedenti edizioni e soprattutto selezionati in base a criteri di rarità: praticamente introvabili. L’altra, debordante, è Venezia Classici. Nella sua serata inaugurale, Michael Cimino tornerà in sala per la proiezione di Heaven’s Gate, a trent’anni esatti dalla sua presentazione veneziana. E poi, fra gli altri, Pasolini, Welles, Rossellini, Petri, Wilder. «Una sezione che serve a far conoscere ai giovani film straordinari riportati allo splendore di partenza e proiettati nelle miglior condizioni possibili. Tanto per ricordare che il cinema, anche quello ‘vecchio’, va visto sul grande schermo», ha concluso Barbera.


dal 29 agosto all'8 settembre 2012
Lido
VENEZIA


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