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Bomarzo (Viterbo): il Parco dei Mostri, un'avventura (e poi tanti film!) da non perdere

  • Scritto da Enrico Zoi

Bomarzo, l'antica località etrusca e poi romana di Polimartium, si trova tra Viterbo e Orte. È in alto abbastanza per guardare al Tevere e ai Monti Cimini senza alzare troppo gli occhi. La facciata scenografica del suo Palazzo Orsini, opera del Vignola del 1525, si affaccia su un luogo magico, il Parco dei Mostri, creato nel 1552. Il sacro bosco, rimasto nel dimenticatoio per secoli, ha oggi quasi interamente ritrovato il suo fascino ed è, nel suo genere, pressoché unico al mondo. Deve ringraziare intanto il suo fautore, il principe Pier Francesco Orsini, e l'architetto napoletano che lo pensò, il grande Pirro Ligorio, quello che, morto il Buonarroti, venne convocato a lavorare in San Pietro. Tra alberi, ponti, corsi d'acqua e cascatelle che non raggiungono la spettacolare scenografia naturale del Parco Nazionale Laghi di Plitvice, ma garantiscono un eccellente profumo di magia e mistero ignoto a quei paesaggi croati, l'itinerario mostruoso di Bomarzo inizia con due Sfingi e prosegue tra le figure di pietra dell'elefante, della lotta tra draghi e dell'orco: e poi la bella addormentata nel bosco, Ercole e Caco, Nettuno, le Sirene e la sorprendente Casa pendente, effetto speciale di tutto rispetto.
La metà del '500 è un'epoca in cui, guerre a parte, i prìncipi hanno tempo da perdere, anzi da dedicare alle speculazioni filosofiche ed esoteriche e agli artisti non sembra vero di poter dare libero sfogo alle proprie fantasie in cambio di un lauto compenso. Il tutto per la sincera gioia dei posteri, i quali, oltre a godere della vista di queste sculture scolpite in grossi blocchi di pietra ma che paiono nascere dal suolo come per incanto, possono leggere le testimonianze di meraviglia che lì hanno lasciato personaggi quali, per citarne uno, Annibal Caro.
Oggi il parco è visitabile grazie a una buona organizzazione degli spazi interni ed esterni e dell'accoglienza ai turisti, che trascura un po' i media e si accompagna a un depliant con itinerario da seguire non sempre chiaro nei suoi percorsi. D'altronde, per queste cose, nel Rinascimento la sapevano più lunga. Non si può lasciare il Parco dei Mostri senza una puntata all'affascinante e recentissimo Giardino dei Tarocchi realizzato a fine '900 dall'artista francese Niki de Saint Phalle, e ispirato al Parco Güell di Gaudi di Barcellona, nonché proprio al Parco dei Mostri: si trova vicino a Capalbio (Grosseto), distanza da Bomarzo poco più di un'ora.
Peccato che la bellezza del luogo e delle ventidue opere siano inversamente proporzionali a un'attuale gestione dei turisti un po' da mercanti nel tempio, visti i princìpi ricordati dalla Saint Phalle proprio all'ingresso dell'area: troppo caro il biglietto (ben 12 euro contro i 10 di Bomarzo!), descrizione dell'itinerario ancor più lacunosa e una fiscalità quasi sovietica all'ingresso.
Rispetto a queste storture venali del mondo reale che guastano abbastanza la festa all'arte che amministrano, meglio, molto meglio a volte i mostri che ci propone il (grande) cinema e che si presentano sempre nuovi e improvvisi ai nostri occhi, come il triceratopo apparso dal nulla a Horton Smith, protagonista di un classico della fantascienza/fantasy letteraria scritto negli stessi anni '70 del Giardino dei Tarocchi: L'immaginazione al potere (Clifford D. Simak, 1971).
Passano così sul nostro schermo i non si sa più quanti Godzilla realizzati dal cinema giapponese (in pratica, un'esclusiva della Toho Company Ltd) dopo l'indimenticabile Godzilla (1954) del maestro assoluto del genere Kaiju eiga (film di mostri) Ishiro Honda. Più tecnologico ma assai meno efficace il remake di Ron Emmerich del 1998, uno dei peggiori della storia del cinema.
Sulla scia di Godzilla appare il figlio Minilla, che incontriamo in ben quattro film: Il figlio di Godzilla (1967), Gli eredi di King Kong (1968), Gojira Minilla Gabara - All kaij? daishingeki (1969) e Gojira Final Wars (2004).
 E poi i vari Gamera (ben dodici le pellicole della sua saga tra 1965 e 2006), Gappa (lo ricordiamo in Gappa il mostro che minaccia il mondo, 1967), Gaos (Gamera contro il mostro Gaos, 1967), oppure Gotengo (Atragon fuori dal Giappone) e il serpentone marino Manda di Atragon (I. Honda, 1963).
Ma i Kaiju (mostri nipponici) sono decine e decine e non li possiamo menzionare tutti! Mettiamo agli atti infine, nella folla delle possibili citazioni, altre due strane creature: il celeberrimo e fantomatico mostro di Loch Ness, ovvero Nessie, citato in alcuni videogiochi e cartoni tra Simpson e Disney-Pixar, o il classicissimo Il mostro della laguna nera (Jack Arnold, 1954), un cult, uno dei molti di questo genere senza età.

@il_trillo

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