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[i] Luca Argentero: "Cose Cattive" e lo stato di salute del cinema italiano

  • Scritto da Giulio Piatti

E’ attiva da ormai più di un anno la Inside Productions, casa di produzione fondata e gestita da Luca Argentero e Myriam Catania, coppia nella vita e ora anche nel lavoro. Presente al Noir Film Festival di Courmayeur all’anteprima di Cose Cattive, primo lungometraggio da lui prodotto, Luca Argentero ha risposto a qualche nostra domanda.

Questo è il tuo primo lungometraggio da produttore. Com’è stato? Ti sei sentito fuori “ruolo” in questa nuova veste?
La produzione è aperta ormai da un anno e mezzo. Cose cattive è il primo lungometraggio, ma abbiamo già lavorato a corti, mini film, spot pubblicitari. E’ un’attività che inizia a rodarsi; il “lungo” è un buon banco di prova, soprattutto se le condizioni produttive con cui lo si fa sono, come nel nostro caso, di indipendenza “dura e pura”.

Avete infatti prodotto un film non da circuito classico, da cinema italiano, da commedia sentimentale; l’horror è un genere di nicchia, soprattutto in Italia. Com’è stato produrre questo tipo particolare di film?
Produrre un copione di genere può arrivare ad essere più semplice: l’horror low budget, basato su poche location e pochi attori ha delle facilità produttive che magari film più strutturati non hanno. Il problema distributivo è invece annoso e non vale solo per i film di genere, ma è un problema generalizzato del mercato in questo momento: poco spazio per i film italiani in generale e per la cinematografia indipendente che non ha un vero e proprio circuito di distribuzione. Le monosale stanno sparendo. Per finire nei multisala serve riuscire a competere con i blockbuster e non è sempre molto facile. Nel nostro caso, poi, è praticamente impossibile. Saremo dei piccoli distributori indipendenti! Dal 24 gennaio inizieremo a distribuire il film in singole sale.

Altri progetti in cantiere da produttore con la tua società? Sempre virati verso il noir e l’horror o siete aperti anche ad altri generi?
Adesso abbiamo due documentari in post-produzione e uno in preparazione. Stiamo poi scrivendo il nuovo “lungo”. E’ un’attività a tempo pieno e serve per forza un volano di lavoro per mantenerla in vita. Se non stessimo facendo niente sarebbe un pessimo segno!

Come avete valutato l’accoglienza che vi ha tributato il Noir Film Festival e la Valle d’Aosta in generale? Siete stati ben accolti?
E’ lusinghiero l’invito: questa è la rassegna “di genere” più importante in Italia. Essere presenti è un attestato di stima. Non siamo in concorso, è un evento speciale, ma essere presenti, in una manifestazione con grandi nomi ed eventi, è un piccolo motivo d’orgoglio. Mettere il “loghino” di Courmayeur sulla locandina è un vero piacere, una lusinga

Per quanto riguarda la tua carriera da attore, c’è qualche progetto in cantiere?
Escono da febbraio a fine stagione tre film: quello di Michele Placido, Il Cecchino, quello di Marco Risi , Cha cha cha, e un film di Giacomo Campiotti che si intitola Bianca come il latte, rossa come il sangue, tratto dal romanzo di Alessandro D’avenia. Poi ritornerò sul set ad aprile ma non si possono dire queste cose, per scaramanzia!

Cosa pensi del cinema italiano degli ultimi anni? Hai preso parte a molti film importanti; qual è la tua valutazione generale sia sui finanziamenti sia sui temi trattati, rispetto al panorama internazionale? E’ in buono stato di salute la cinematografia italiana?
E’ una domanda grande e complicata. Rispetto ai finanziamenti, entrare a parlare della dinamica della produzione richiede molto tempo. Si può dire che lo stato di salute è in questo campo migliorabile. Lo stato di salute del cinema italiano è invece assolutamente buono. Curando produzioni, si viene in contatto con piccole realtà autoriali – giovani registi, sceneggiatori e produttori; mi sembra che ci sia un grande fermento. Sono molto fiducioso rispetto a questa generazione di nuovo cinema, accanto ad una generazione di cineasti ormai consolidata che continua ad andare in sala con ottimi risultati, soprattutto per quanto riguarda la commedia.

A proposito, un regista delle nuove leve che stimi particolarmente, con cui vorresti collaborare?
Ragazzi molto giovani come Matteo Rovere e Claudio Noce. Ragazzi che hanno la mia età, cioè giovani per il contesto italiano. Ad esempio anche Alessio Federici, con cui ho girato Lezioni di Cioccolato 2 e che farà secondo me tanta ottima commedia all’italiana negli anni a venire!


@il_trillo

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