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Venezia 70: Edgar Reitz torna al Lido con "Die Andere Heimat".

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli

Fuori concorso alla Biennale d’Arte Cinematografica, Edgar Reitz ha presentato "Die Andere Heimat", prequel dell’enciclopedica saga familiare che segue la famiglia Simon dalla Grande Guerra ai giorni nostri. Proprio a Venezia, il regista tedesco costruì il suo successo presentando nel 1984 “Heimat”, il primo capitolo della trilogia conclusasi vent’anni dopo con "Heimat 3", che ricosse enorme successo di critica e pubblico. Oggi l’81 enne Reitz è tornato in laguna con un’opera che scava 160 anni nel passato, per riportare a galla la storia della Prussia di metà ‘800 (ma in generale di tutta l’Europa oggi “ricca”), le cui popolazioni rurali vivevano in condizioni penose, schiacciate dal despotismo dei sovrani e falcidiate da gelo e epidemie. Era l’inizio delle ondate migratorie verso l’America del Sud, il “paese dove non è mai inverno”, inseguendo il miraggio di una ricchezza che raramente si concretizzava. Una vita dignitosa, magari sì. Quella che non potevano avere gli abitanti del paese immaginario di Schabbach (Renania).
Qui puntiamo gli occhi sulla famiglia Simon, seguendo in particolare le vicende dei fratelli Jakob e Gustav, che affidano le speranze di salvezza ai loro sogni. Il più giovane, Jakob, non chiede altro che scappare dal villaggio. Legge ogni libro che gli capita sottomano, causando le ire del padre fabbro, che lo vorrebbe con lui in officina. Immagina avventure da vivere nelle giungle sudamericane e studia alla perfezione culture e linguaggi dei popoli nativi di quelle zone. Annota tutto sul suo diario, forgiando un mondo variegato e musicale, che stona con i toni cupi di Schabbach, guardato con sospetto e invidia dai parenti. Unica persona ad entrarvi, la sognante Henriette, con cui condivide platonici incontri notturni. Ad un tratto al giovane Jakob si presenta l’opportunità reale per migrare in Amazzonia, ma il ritorno del fratello Gustav dal servizio militare manderà all’aria i suoi progetti, come l’amore per la ragazza.
Esperienza immersiva, senza confini. Costruita da Reitz in un bianco e nero dai toni color seppia, impreziosito da intarsi di colore che appaiono nei momenti più significativi. 230 minuti in cui, guidati dagli occhi di un giovane outsider, ci adagiamo a ritmi così diversi dai nostri, con cui era concesso ai nostri antenati di sopravvivere e nulla più. Riportando lo sguardo al presente, non si può che provare spavento davanti all’egoismo, e allo smodato consumismo da cui la nostra società è irrimediabilmente frammentata.
Voci non ufficiali al Lido lo danno in programma notturno a Fuori orario (Rai 3) fra ottobre e novembre. Sarebbe un ottimo regalo della nostra tv di stato.

@il_trillo

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