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Il vuoto della miniera di Cogne (AO) nel corto "Quello che resta", alla Mostra del Cinema di Venezia.

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli

Valeria AllieviUn ritratto che parte dalla Valle d’Aosta per estendersi a tutto il nostro paese, portando a galla la situazione delle miniere oggi in disuso. Siti estrattivi che hanno rivestito un ruolo trainante nell’Italia del dopoguerra fino agli anni ’70, poi dismessi e oggi in malora, spesso irrecuperabili.

La filmmaker milanese Valeria Allievi punta gli occhi sulla miniera di Cogne (AO), con il cortometraggio “Quello che resta”, presentato nella sezione Orizzonti Doc. Venti minuti che esplorano l’ex miniera di magnetite posta a 2.500 metri, scendendo attraverso cunicoli percorribili per la maggior parte solo su rotaia. A guidarci, i due ultimi operai rimasti, figli e nipoti di altri minatori del passato. Le loro giornate passano pressoché in silenzio, rimbalzandosi pochi comandi via radio in patois, il dialetto francoprovenzale valdostano.
L'unico intermezzo è il pranzo, davanti a un tavolo imbandito con formaggi e salumi che ha un che di consolatorio, quasi a ripagarli delle giornate trascorse alla luce delle lampade artificiali. Non possono fare granché, se non cercare di mantenere in vita il più possibile un malato terminale, che in passato è stato la fortuna di un intero paese, offrendo lavoro a infinite generazioni prima di questa: i primi cenni storici in cui ne troviamo menzione risalgono alla metà del 1600.
Oggi i due superstiti si adoperano in piccole riparazioni, che li portano ovunque nel sottosuolo della miniera, luogo simbolo delle loro vite e dei loro antenati, da accudire con attenzione e rispetto, attraverso gesti attenti e quotidiani.
Un’opera essenzialmente descrittiva, che usa la lentezza del lavoro dei minatori per farci soffermare, in una sorta di pellegrinaggio, sull’attualità di quello che oggi è ormai diventato uno dei tanti non-luoghi, pur celando dentro di sé la storia centenaria di un’intera regione.


@il_trillo

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