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Un rinnovato Alejandro G. Inarritu apre la 71a Biennale d'Arte Cinematografica di Venezia

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli

Un'immagine di 'Birdman'

Il presidente della Biennale Paolo Baratta l'aveva promesso fin dalla scorsa edizione: la nuova sala Darsena avrebbe tenuto a battesimo la Mostra d'Arte Cinematografica 2014. Ampliata, rinnovata nel colore (ma soprattutto nel comfort), stupisce per accuratezza e potenza dell'impianto sonoro. Una cornice ad hoc per il ritorno al Lido di Alejandro Gonzalez Inarritu, ad undici anni dall'exploit di "21 grammi". Con "Birdman" (in concorso) il regista messicano, primo nel suo paese a ricevere una candidatura all'Oscar, svolta decisamente dalla sua precedente produzione, improntata a una drammaticità dal realismo a tratti quasi insostenibile per crudezza.

Stavolta si ride. E soprattutto si ascoltano migliaia di parole sventagliate a raffica da una sceneggiatura incalzante, intervallata da incursioni di archi e percussioni che ne amplificano i momenti clou. Una narrazione dai toni circensi, che segue le vicissitudini di Riggan Thomson (Michael Keaton), attore hoolywoodiano in declino. Vent'anni prima sul grande schermo era Birdman (stereotipato supereroe dalle fattezze marveliane), ora uno stempiato attore sessantenne che tentando di rilanciare la sua carriera, la dirotta su Broadway e assume la regia di un'opera teatrale. Fin dalle prove generali, si capisce che il compito è ben più difficile del previsto, complicato da vicissitudini familiari, attori indomabili e dal suo stesso ego. Le aspettative di Riggan dovranno dirottare su altri obiettivi.

Regia dall'impronta forte, quella di Inarritu. Simulando un unico piano sequenza (in realtà i tagli di macchina ci sono, ma restano invisibili grazie al perfetto ausilio delle luci), fa galleggiare il nostro sguardo davanti e soprattutto dietro le quinte del teatro e delle vicende vissute dai protagonisti. Oltre a Keaton, Naomi Watts, Emma Stone, Zach Galifianakis, Amy Ryan e un superbo Edward Norton appaiono e scompaiono dall'occhio di camera, decompongono la scena tenendola in perenne bilico fra recitazione e realtà, quasi indistinguibili, in una continua escalation di provocazioni e piccole nefandezze che creano un tono quasi da black comedy.

Un Inarritu nuovo, che a tratti cede all'autocompiacimento. La scelta del citazionismo spinto (Birdman è Batman, ovvero lo stesso Michael Keaton nella versione del supereroe ideata dal genio di Tim Burton nel 1989), condito da incessanti riferimenti e freddure sui "colleghi" dello star system americano, denotano una mano forse pesante, ma a suo modo efficace nel tenere occhi e orecchi vigili sulle poltrone in sala. In quelle italiane, arriverà nel febbraio 2015.

@il_trillo

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