A+ A A-

Venezia 71: l'horror austriaco conquista gli spettatori del Lido

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli

I due gemelli Elias e Lucas Schwarz in 'Ich seh Ich seh' Ulrich Seidl e Veronika Franz, uniti artisticamente e nella vita, celebrano a Venezia 71 un secondo matrimonio, con due film che mietono consensi. Il regista viennese habitué del Lido ("Canicola" e la trilogia di "Paradise") è tornato a sconvolgere pubblico e critica con "Im Keller", carrellata di deviazioni ed efferatezze che avvengono nelle cantine di un'elegante zona residenziale, passato fuori concorso nei primi giorni di proiezioni. Altro il discorso per Veronika Franz, co-sceneggiatrice di tutti i film del marito, che esordisce dietro la macchina da presa, a quattro mani con Severin Fiala, portando nella sezione Orizzonti il sorprendente "Ich seh Ich seh", horror familiare girato fra i campi di mais e i boschi della campagna austriaca.

Due gemelli di undici anni, Lucas (Lucas Schwarz) ed Elias (Elias Schwarz), aspettano a casa il rientro della madre (Susanne Wuest), reduce da un'operazione di chirurgia estetica al volto. Al rientro, ricoperta di fasciature, la donna appare scontrosa ed anaffettiva. Troppo, tanto da suscitare in loro il dubbio che sia la vera mamma. Quali abissi si celano dietro la maschera bianca che le ricopre il volto? I due bambini decidono di scoprire la verità, ad ogni costo.
Esordio cinematografico sorprendente dei gemelli Elias e Lucas Schwarz, undici anni, durante le riprese ogni giorno sotto la lente di ingrandimento di una troupe di 35 persone. E gestiti in maniera particolare: non conoscevano lo script, sul quale venivano informati solo al mattino, per non caricarli di eccessiva pressione e nel frattempo tener viva la loro curiosità. Copione che d'altronde è stato elargito con il contagocce anche al resto del cast, così da lasciare il più ampio margine di libertà possibile agli attori, scelta originale per un film di genere che viaggia in equilibrio fra horror e cinema d'autore, fra Shining e Funny Games. Pellicola con forti radici nella realtà, che dietro la patina della paura tratta argomenti attualissimi: identità, famiglia, il lato oscuro del nostro quotidiano. E singolare anche per la scelta delle luci: non ci si affida a toni cupi, ma ad esterni soleggiati e stanze piene di luce, anzi le scene più luminose sono quelle che incutono più timore. E infine, film girato in 35 millimetri, per catturare fino in fondo le espressioni dei volti su cui scorre un crescente gioco di tensioni. Tutto costruito sapientemente affinché il rapporto madre-figlio, unica forma d'amore comune al regno animale, venga capovolto in una minaccia alla vita stessa, sconvolgendo lo spettatore.

@il_trillo

per scrivere a iltrillodeldiavolo.it invia una mail a info@iltrillodeldiavolo.it o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".