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Venezia 2015: l'occhio della Biennale sul nuovo cinema globale

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli
La crisi è anche nel cinema, ammette il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Alberto Barbera. Lo storico trust che vedeva la torta spartita fra Hollywood ed Europa (con le fette più pregiate sempre a favore della prima), è ormai un ricordo. E allora largo alle cinematografie che emergono da altri lati nel globo, per diventarne in futuro, chissà, essi stessi punto di riferimento. La generazione dei registi che ha trainato l’industria del cinema negli ultimi decenni sta perdendo colpi e pezzi (la prima Biennale senza Manoel de Oliveira sarà dura per tutti). Nuova linfa può scaturire solo da un’attenta esplorazione dei cinema provenienti da ogni angolo del globo. Uno sguardo geografico, ma anche percepente delle novità partorite dai cinema più giovani. Il presidente della Biennale Paolo Baratta parla di expanded eye, sguardo attento a percepire, più che a vedere, le nuove creazioni. 
In soldoni, a Venezia 72 (2-13 settembre al Lido di Venezia) meno nomi roboanti ma più scommesse che lasciano spazio a soluzioni inaspettate.
Un concorso ufficiale imperniato comunque su calibri pesanti, se è vero che accanto ad indiscussi mostri sacri Jerzy Skolimowski e Aleksandr Sokurov (Leone quattro anni fa con “Faust”), arriva al Lido Tom Hooper: 4 film all’attivo e 5 Oscar raccolti con gli ultimi due film, “Il discorso del Re” e “Les Misérables”.
Tutto intorno, le novità annunciate dal duo Barbera - Baratta. Iniziando dalla presenza dell’argentino Pablo Trapero, habitué di Cannes, e del venezuelano Lorenzo Vigas (alla sua opera prima), che rafforzano la presenza del fervente cinema latino, prima relegato in sezioni collaterali pur con opere di grande interesse.
Valicando l’Equatore verso nord, ci imbattiamo poi nella stimolante pattuglia a stelle e strisce, composta da Charlie Kaufman (alla sua opera seconda dopo il “Synedoche, New York” apparso a Cannes nel 2008 e in Italia solo lo scorso anno dopo la morte del protagonista P.S. Hoffman), Cary Fukunaga (salito alla ribalta come director della fortunata serie “True Detective”), il trentaduenne Drake Doremus, alle spalle già sette film che hanno saccheggiato premi nei circuiti indipendenti americani. E Laurie Anderson, che affronta la perdita del compagno di una vita Lou Reed nella sua opera prima “Heart of a Dog”
Rientriamo nei patri confini. Marco Bellocchio si ripresenta al Lido con “Sangue del mio sangue” dopo la controversa esperienza di tre anni fa con “La bella addormentata”.  Altro ritorno, Luca Guadagnino con “A bigger splash”, coproduzione italo francese. Due veterani affiancati da due esordienti. Piero Messina, assistente di Paolo Sorrentino negli ultimi due film, entra diretto in concorso con la sua opera prima “L’attesa”. Discorso analogo per il documentarista Giuseppe Gaudino: “Per amor vostro” è il suo primo lungometraggio di finzione. 
Un solo documentario in gara (“Benemoth” del cinese Zhao Liang), ben sette fuori concorso con nomi di tutto riguardo: Frederic Wiseman, Tsai Min-liang, Gianfranco Pannone, Franco Maresco. Nella medesima sezione, quest’anno gustosissima, lo svedese mainstream Daniel Alfredson (sua la trilogia “Millennium”); “Non essere cattivo”, opera postuma di Claudio Caligari completata dal suo sodale Valerio Mastrandrea. Poi “Spotlight”, dove Thomas McCarty tratta la delicata questione della pedofilia in ambito clericale. Anche se sicuramente il più atteso sarà Martin Scorsese, che nei soli sedici minuti di “The Audition” liofilizza il supercast De Niro – Di Caprio – Pitt
 
dal 2 al 13 settembre 2015
Lido
VENEZIA

72° Mostra del Cinema

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