A+ A A-

Venezia 72: a poche ore dalla fine della Mostra Atom Egoyan scuote il Lido con il suo thriller sull'Olocausto

  • Scritto da Leonardo Pasquinelli
Christoper Plummer in 'Remember'La seconda settimana di "Mostra del Cinema" è sempre da tenere d’occhio: si arrotolano le moquettes rosse e, in un Lido ormai semideserto di pubblico e star, è il cinema a guadagnarsi il proscenio. Accade così che le cose più interessanti passino fra le ultime proiezioni, costringendo i critici a redistribuire le stelle sui preziosi taccuini.
Chi meglio di Atom Egoyan, a cui stupire piace eccome, poteva in tal senso fungere da premio per i pochi inossidabili pattugliatori di "Venezia 72" fino all’ultimo giorno? E non solo loro: "Remember" instillerà più di un dubbio in seno alla giuria del concorso ufficiale, che a meno di quarantott’ore dal verdetto dovrà inserirlo nella cerchia dei film di cui tener conto.  Tredici anni dopo "Ararat", plaudito a Cannes, il regista di origine armena riprende il tema della riflessione: ieri il genocidio armeno, stavolta l’Olocausto, per raccontare la storia di una vendetta in cui la maggiore tragedia del XX secolo deflagra nei giorni nostri, con conseguenze inimmaginabili.
Zev Guttman (Christopher Plummer), anziano ebreo affetto da demenza senile nonché fresco vedovo della moglie Ruth, d’accordo con Max (Martin Landau), suo amico costretto in sedia a rotelle e come lui sopravvissuto all’Olocausto, decide di mettersi sulle tracce del nazista che ha sterminato entrambe le loro famiglie ad Auschwitz, e che ora vive negli Stati Uniti sotto il falso nome di Rudy Kurlander. Zev è un uomo comune, colto introverso, a cui nella vita è rimasto il solo scopo di trovare l’assassino della sua famiglia. Pensa unicamente al presente perché del passato ricorda poco e a sprazzi: il tatuaggio sul braccio e la lettera di Max che gli ricorda i dettagli della sua missione sono gli uniche cose a cui appigliarsi, ogni volta che si sveglia sudato chiamando la moglie morta. Inizia così un viaggio profondamente emotivo, sul tema del ricordo, dal finale sorprendente.
Racconto dalla tensione inattesa: funziona come un thriller interpretato da un uomo anziano circondato da anziani (nel riuscitissimo cast di 80enni su cui si stagliano i due premi Oscar protagonisti, anche il "nostro" Bruno Ganz), che scorre al ritmo lento delle loro vite.
Una delle ultime opere capaci di riportare all’attualità il tema dell’Olocausto: fra pochi anni di testimoni diretti non ce ne saranno più, e progetti analoghi verranno classificati come film d’epoca. In più, la regia di Egoyan denota la capacità intrinseca nel Primo Mondo di acquisire le lezioni del passato: la sua opera è una storia contemporanea che scava nella più grande tragedia del XX secolo e allo stesso tempo ci tiene ancorati ai nostri giorni, come un monito.

@il_trillo

per scrivere a iltrillodeldiavolo.it invia una mail a info@iltrillodeldiavolo.it o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".