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Ai coreani Moon e Jeon l'Oscar dei film di montagna del 'Cervino CineMountain festival'

Un momento della premiazione "Becoming who i was", dei registi coreani Chang-yong Moon e Jin Jeon, ha conquistato, sabato 11 agosto, a Valtournenche (Valle d'Aosta) l'"Oscar dei film di montagna", il "Grand Prix des Festivals - Conseil de la Vallée d'Aoste", il principale premio della ventunesima edizione del "Cervino CineMountain Festival", che ha visto in concorso i film già premiati nei principali festival di settore provenienti dal circuito dell'"International Alliance for Mountain Film".

"Becoming who i was", vincitrice del "Banff Mountain Film and Book Festival" in Canada, racconta il difficile viaggio verso la "saggezza" di un giovane "prescelto", reincarnazione di un monaco buddista vissuto secoli prima, insieme al suo anziano maestro attraverso gli altipiani dell'India per raggiungere il Tibet ancora in conflitto con la Cina.

Una menzione speciale è andata a "Still Alive", debutto alla regia di Reinhold Messner, con Hans-Peter Stauber, la ricostruzione di un audace salvataggio durato nove giorni sul monte Kenya mentre ha fatto incetta di riconoscimenti "Parasol Peak", presentato in anteprima mondiale proprio al "Cervino CineMountain", di Johannes Aitzetmüller e Jeb Hardwick, spettacolare film-album del virtuoso dell'hang Manu Delago, registrato durante una spedizione sulle Alpi austriache, che si è aggiudicato il "Premio Montagnes du Monde" per il miglior film straniero ed il "Premio del Pubblico".

Il "Premio Montagne d'Italia" per il miglior film italiano è stato assegnato ad "Itaca nel Sole. Cercando Gian PieroMotti", di Tiziano Gaia e Fabio Mancari, che celebra la vita del leggendario alpinista-scrittore a trentacinque anni dalla sua morte mentre il "Premio Montagne tout-court" per il miglior cortometraggio è andato all'italiano "Magic Alps", di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, con protagonista Giovanni Storti, la commovente storia, ispirata ad un fatto di cronaca, di un pastore afgano giunto in Italia per chiedere asilo con la sua capra.

"El valor del miedo", di Pietro Porro, è il vincitore del "Premio Cai" per il miglior film di alpinismo, arrampicata, esplorazione, mentre il "Premio Sony" per la migliore fotografia se l'è aggiudicato "Finale '68", di Gabriele Canu. La "new entry" tra i riconoscimenti è stato il "Premio CineMountain Kids" per il miglior film di animazione, votato dai bambini, che hanno scelto la pellicola americana "Two Balloons".

La ventunesima edizione del "Cervino CineMountain festival", oltre ai film, ha visto anche la presenza di diversi ospiti, aprendo, sabato 4 agosto, con una celebrazione del ciclismo e del "Giro d'Italia", di cui Breuil Cervinia è stata tappa nell'edizione 2018, con due campioni del passato, Claudio Chiappucci ed Ivan Basso. Tutto esaurito, mercoledì 8, per la serata dedicata all'avventura e alla sfida alla natura più indomita, che ha visto protagonisti Hervé Barmasse, "enfant du pays", tra i massimi interpreti mondiali dell'alpinismo e Giovanni Soldini, il più grande navigatore in solitario italiano. I due "esploratori" hanno raccontato come sfidare se stessi, spingersi al limite spesso coincida con il confrontarsi con la natura, ma anche di come sia sempre più necessario educare professionisti e non al rispetto per l'ambiente.

Non poteva che strappare risate l'appuntamento con Giovanni Storti, del trio "Aldo, Giovanni e Giacomo", arrivato nel primo pomeriggio di giovedì 9 a a piedi da Estoul, località di Brusson nota per essere la residenza estiva dello scrittore Paolo Cognetti, con il suo compagno di avventure Franz Rossi. Durante la serata il comico ha raccontato la bella esperienza di integrazione vissuta durante la registrazione del corto "Magic Alps", ma anche la sua passione per la montagna e per la corsa.

Una delle matinée di successo è stata animata, sempre giovedì 9, da Maurizio "Manolo" Zanolla, leggenda del free climbing, che ha presentato il suo libro "Eravamo Immortali", uscito ad aprile ed edito da Rizzoli mentre tante emozioni sono scaturite nell'appuntamento dedicato alla "pietra nera", il Karakorum, una delle vette più affascinanti dell'Himalaya, raccontato, venerdì 10, dal più grande himalaista di tutti i tempi, Kurt Diemberger, in compagnia della scrittrice e storica Mirella Tenderini e di Hervé Barmasse.

Numerose emozioni anche nella serata dedicata, domenica 5, al "Tor des Géants", il trial estremo sulle due "alte vie" valdostane, con due dei campioni più amati, Franco Collé ed Oscar Perez, insieme all'organizzatrice Alessandra Nicoletti e Luca Albrisi, Claudine Bosio e Fulvio Jeantet, racconto emozionante di un'avventura intima e collettiva nel quale hanno svelato i segreti di una delle sfide più intense del mondo, di corsa notte e giorno tra le vette alpine.

Infine, musica, immagini e nostalgia si sono mescolate nell'appuntamento che ha chiuso la serata di premiazioni, sabato 11 agosto, nella piazzetta delle guide, con l'elegante omaggio ad Ermanno Olmi, sulle note dal vivo di Manu Delago e le immagini dei film del maestro.

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