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Tullio Pinelli, lo sceneggiatore di Fellini

  • Scritto da Enrico Zoi
Tullio PinelliTullio Pinelli, torinese classe 1908, è partito per sempre nella notte fra il 6 e il 7 marzo 2009 e l'ultimo saluto avrà luogo il prossimo lunedì 9 marzo nella cappella della Casa di Cura Villa Sacra Famiglia, a Roma. Ne avrebbe compiuti 101 di anni il prossimo giugno. Aveva quasi l'età del cinema Pinelli, lo sceneggiatore di Federico Fellini che, dalla Capitale, ha appena raggiunto il maestro di Rimini nei pascoli del cielo. Avvocato prestato al teatro negli anni '30 e '40, l'autore piemontese si costruisce in seguito un posto d'onore fra i maggiori sceneggiatori cinematografici, uno degli autentici “grandi vecchi” del nostro cinema. Come Blasetti, Bragaglia, Freda, l'ancor brillante Monicelli... Dopo l'esordio con “In cerca di felicità” (1943), di Giacomo Gentilomo, Pinelli scrive molte delle più note e belle pellicole italiane realizzate tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni '90 del secolo scorso: con Federico Fellini “I Vitelloni”, “La Strada”, “Le Notti di Cabiria”, “La Dolce Vita”, “8 e mezzo”, “Giulietta degli Spiriti”, “Ginger e Fred”; con Pietro Germi “Il Cammino della Speranza”, “Il Brigante di Tacca del Lupo”, “Alfredo Alfredo”, “Serafino”; con Mario Monicelli “Amici Miei”, “Speriamo che sia Femmina”. 83 in tutto i film usciti dalla sua penna capace di attraversare più generi, contribuendo al neorealismo e toccando i tasti del melodramma, alimentando le fantasie felliniane e trasformando in cinema alcuni classici della letteratura. Né disdegna la commedia, anche se guarda in disparte il filone all'italiana degli anni '60. Cinema a parte, dopo le sperimentazioni da commediografo del dopoguerra (“Lotta con l'angelo”), lo ritroviamo negli anni '70 impegnato in alcuni sceneggiati televisivi di successo. Con lui se n'è andata una colonna del cinema italiano. Se n'è andata, ma non è caduta. Ha solo cambiato prospettiva. E da lì guarda ancora a noi e ai nostri film.