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Fiera di Sant'Orso 2004

  • Scritto da Elena Meynet
Una scultura di Giangiuseppe BarmasseSono stati anche quest'anno due giorni intensissimi, il 30 e il 31 gennaio.
Nei cosiddetti "giorni della merla", mentre il termometro scendeva a meno dodici gradi centigradi, i treni in direzione Aosta si sono (finalmente) riempiti fino a scoppiare e l'autostrada ha registrato all'ingresso est del capoluogo code di auto di oltre dieci chilometri.
Come sempre, gli espositori non si sono fatti attendere e ben pochi "banchi" lungo le vie sono rimasti appoggiati alle pareti delle case.
Tra le novità dell'anno ci sono alcune particolarità da non farsi sfuggire: l'espositore per la prima volta in Fiera e più giovane d'età è stato l'intagliatore Albert Barone, di soli dodici anni, che era stato virtualmente battuto l'anno scorso da una coetanea esperta in fiori di legno. Inoltre, è di molto aumentata la presenza del gentil sesso tra gli scultori e intagliatori, per esempio la bella giornalista Christina Sanson, presente da undici edizioni accanto ai nomi storici come Giangiuseppe Barmasse o l'ormai affermato Zavattaro.
Tra volteggi di sculture che emergono da radici contorte e panneggi lignei, si è svolta animatamente la tradizionale "veillà" del 30 gennaio.
Dalla sera alla prima mattina, incuranti del freddo, turisti espositori e ospiti di ogni regione italiana o francofona si sono riversati nelle strade di Aosta, per brindare con il vin brûlé distribuito gratuitamente. Ad allietare la gelida veglia hanno contribuito i gruppi tradizionali ed i cori che aderiscono all'associazione Arcova: questo ha permesso un unicum. Per la prima volta da 1004 anni, hanno cantato per gli ospiti della Fiera di Sant'Orso anche i Jesus Lights, coro gospel che ha fatto esultare e battere le mani al folto pubblico di ogni età che si è assiepato in piazza Plouves, complici i padiglioni gastronomici e i coristi delle Penne Nere che distribuivano vino e brodo caldi.
Secondo la tradizione, la Fiera dura solo due giorni, un tempo necessari per scambiare nuovi attrezzi da lavoro, realizzati durante i freddi mesi precedenti. Resta aperto ancora un giorno l'Atelier des Métiers, il capannone che invade piazza Chanoux e ospita i pregevoli mobilieri valdostani, ma anche le manifatture per la casa, dai tessuti della Valgrisenche ai pizzi di Cogne, dai tatà (giocattoli in legno) ai vetri e alle ceramiche.

@il_trillo

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