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Tokyonize 7: Un Mondo al contrario

Il mondo al contrario: uno stipendio a TokyoSe siete un uomo e se un giorno vi capiterà di firmare un contratto di lavoro in Giappone, cosa che di questi tempi augureremmo a chiunque, sappiate che nel documento in questione troverete la possibilità di indicare due conti bancari, e non uno solo come succede dalle nostre parti, in cui trasferire il vostro stipendio. Il vostro capo, per l’occasione, vi farà un simpatico occhialino di fronte al vostro stupore e vi spiegherà che il primo di questi conti è quello ufficiale, ovvero l’unico di cui sarà a conoscenza vostra moglie, il secondo è quello segreto, cui attingere per le uscite con gli amici, le ubriacature e le altre attività non necessariamente approvate dalla vostra dolce metà.
Questo accade perché in Giappone, e a Tokyo soprattutto, molte cose funzionano “all’incontrario”, tra cui anche il budget familiare che tradizionalmente viene gestito (interamente) dalla donna di casa. E’ lei infatti a gestire i cordoni della borsa come una novella Mario Monti e a decidere se il marito ha meritato i 500 yen per il pranzo e se comprargli (o meno) un iPhone (usato ovviamente) per Capodanno. Perché il denaro è una cosa “sporca” e non degna dell’attenzione dei veri samurai.
Ma le cose sottosopra rispetto alla nostra cultura non si limitano solo al rapporto con i soldi. Qui le pompe di benzina pendono dall’alto, il bianco è il colore del lutto, le code sono (ancora) da rispettare e la cultura autoctona (ancora) da conservare. Un mondo capovolto forse. O forse ad essere capovolti siamo oramai noi?
Luigi Curini e Maria Novozhilova