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Vittorio Spampinato commenta la mostra di Antonio Caranti alla Galleria Sartori di Mantova

  • Categoria: expo
  • Scritto da Il Trillo
Caranti: frammento di Terra mater estSe il naturalismo letterario della seconda metà dell’Ottocento intendeva soverchiare quel romanticismo divenuto astratto, immaginario e spirituale della prima metà del XIX secolo, in pittura le regole riconducibili ad un naturalismo scientifico, oltremodo rappresentabile e rappresentato con simboli non più classici della figurazione tradizionale, le ritroviamo sempre più diffuse e ricorrenti verso la fine del ‘800; figure che danno espressione ad un momento di rottura delle forme in uso ad una figurazione stucchevole e di maniera a cui la pittura stessa si era ammaestrata da secoli. Da lì le mille influenze che hanno aperto spazi e origine a quel concetto rivoluzionario di dare vita e corpo all’immagine informale che in arte, in pochi anni, si è andata rapidamente ad affermare dominando poi su tutta l’epoca contemporanea. L’artista così, sconquassate le regole del gioco, e scoprendo un percorso di maggiore intimità con la tela e con il mondo incombente lì, fuori, contestuale e quotidiano, si è posto da allora non più come un riproduttore passivo di realtà immobili e plastiche bensì si è impadronito in maniera piena ed irrinunciabile del proprio ruolo di studioso e traduttore - mediando con forme ed immagini - delle frequenze impalpabili e potenti del contesto. “Race, milieu, moment”, sintetizzava Hippolyte Taine, celando nella sintesi di tre parole un mondo ed una rivoluzione di pensiero positivista tutto nuovo, diverso, tutto da considerare. Eccoci al punto. La pittura di Antonio Caranti, tessitore abile di trame geometriche e cromatiche che “tingono” la figura e la proiettano in una dimensione ora informale ora espressionista, lega proprio queste dimensioni. Protagonista di un messaggio intimo ed incisivo, che si accosta a quel naturalismo letterario dei più grandi scrittori della seconda metà dell’Ottocento, Caranti assume il ruolo di far vivere e convivere gli elementi tanto cari non solo al Celli di cui al Manifesto “Arte e Natura” e di quel “Dio bifronte che noi siamo chiamati oggi a riscoprire in tutta la sua interezza”, ma a quelle forme espressive fatte di una figurazione potente e talvolta drammatica che rispecchia la natura e quindi l’uomo, le origini, le evoluzioni e le condizioni antropologiche e sociali elaborate in maniera nuova e convulsiva. Con Antonio Caranti ci immergiamo in una pittura che nasce dal pensiero di un uomo che vive l’arte per scelta di vita, che traguarda costantemente il mondo da una prospettiva di luce e energia che non può prescindere dalla sua esigenza di produrre arte per bisogno. Un’arte, quella di Caranti, che si sofferma sui contenuti del mondo che ci circonda, al significato della natura, alle espressioni caratteriali dell’uomo, alla sua storia, attraverso un linguaggio ora formale ora informale, con costanti richiami al simbolismo e all’iconicità delle forme e delle figure. Il tutto, poi, e negli ultimi lavori spesso, in un mix di monocromie e di linee verticali a voler simboleggiare talvolta il supporto pentagrammatico su cui l’artista scandisce le proprie impressioni o le proprie illusioni; in altre, invece, immersioni di genere, cioè in un magma bidimensionale di forme e di segni che, coabitando spesso a forza ma comunque in un efficace equilibrio di sintesi, ci fa vivere efficacemente le sensazioni del tema prescelto, un tema che nasce dall’esigenza di raccontare quel che la vita è, e, con essa, la natura, ed entrambe nelle loro più realistiche verità: nude, crude, rispetto alla fonte e alla specie del soggetto. Una pittura, quella di Caranti, senza veli, spesso tragica e inquietante, talvolta addirittura ironica e grassa, espressa sempre con vivi e definiti colori che non lasciano dubbi al linguaggio prescelto; colori che denotano certezza e chiarezza nel racconto, nessun ripensamento o titubanze. Così come nel segno, nelle linee, nelle verticalizzazioni: determinate, forti, siano esse isolate, originate dalle - o contestualizzate nelle – figurazioni e simboli scelti a racconto. Un simbolismo, poi, ora orripilante e tetro, ora irriverente e arrogante, ora goliardico o umoristico, talvolta lacrimoso o tragico comunque mai banale, mai buttato la per caso, e “spaccato” spesso da un gesto adrenalinico lineare e chiaro, virile e coraggioso nella sua essenza estetica. Insomma un artista Antonio Caranti che, nel più vero senso della parola, “graffia” sia sulla tela che nello spettatore, e da cui - per dirla nel suo linguaggio forte e simbolicamente di sintesi - difficilmente si passa indenni.
Vittorio Spampinato, Ca’ la Ghironda – Modern Art Museum

dal 17 al 29 marzo 2018
Galleria Arianna Sartori, via Nievo 10
MANTOVA

Antonio Caranti: Terra Mater Est - fragmentum

Inaugurazione sabato 17 marzo, ore 17, alla presenza dell'artista con intervento critico di Paolo Trioschi
Orario: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.30. Chiuso festivi

“TERRA MATER EST - fragmentum” è un estratto della mostra “TERRA MATER EST”di Antonio Caranti svolta nel 2017 presso le Sale Espositive della Confcommercio-Ascom di Lugo di Romagna.