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Il Ducato di Milano tra Visconti e Sforza

  • Scritto da Il Trillo

Ricostruzione storicaLa mostra “Il Ducato di Milano tra Visconti e Sforza”, a cura della milanese Compagnia di Porta Giovia in collaborazione con Officine Briantee, propone uno spaccato del periodo fra il XIII e il XV secolo. Si inizia con due plastici che rappresentano Milano nel XIV secolo e una pusterla (porta di accesso) della città. Nelle salette, tre bacheche esporranno oggetti originali e repliche inerenti vari aspetti della vita quotidiana nel XIV secolo: verranno illustrati gli svaghi e i giochi dei ceti più alti, gli oggetti simbolo di potere e ricchezza, gli aspetti produttivi degli oggetti d’uso comune, come scarpe, fibbie e tessuti.

La Sala Ottagoni sarà invece dedicata all’aspetto bellico: due manichini di armati (un uomo d’arme e un palvesario) introdurranno al “mestiere delle armi” insieme a una bacheca con vari originali di armi e repliche ed una sezione relativa alla polvere da sparo. I veri “gioielli” in mostra saranno però una bombarda leonardesca, una spingarda inceppata, un archibusone da posta, uno schioppetto e una bombardella, oltre alle prime armi da fuoco medievali, portatili e non. I vasti spazi della Limonaia saranno dedicati alle scoperte e invenzioni medioevali che fanno ormai parte della nostra vita quotidiana. Dopo essere entrati nell'ultima sala, che ricrea l’intimo ambiente di una camera da letto di un ceto medio alto con mobili, suppellettili e drappeggi, chiudono la suggestiva esposizione alcuni manichini in abiti civili, di diversa condizione sociale.
I Visconti, destinati a scrivere la storia di Milano e della Lombardia, erano originari di Massino, sul Lago Maggiore: ricevuti già dall'arcivescovo Landolfo da Carcano alcuni feudi, nel 1157 appaiono come i capitanei, ossia i signori rurali con poteri giurisdizionali e militari, di Marliano (l'odierna Mariano Comense). L'appellativo di Visconti deriva dalla loro carica di vicari comitali e a portarli alla ribalta fu, nella seconda metà del Duecento, Ottone, che da arcivescovo di Milano, sconfisse la famiglia rivale dei Torriani a Desio (gennaio 1277) e designò come capitano del popolo il nipote Matteo Visconti iniziò l'opera di unificazione della Lombardia proseguita poi dai suoi successori.
Nella prima metà del Duecento Matteo e i suoi successori Galeazzo, Azzone e Giovanni allargarono l'area d'influenza viscontea sulle regioni circostanti, politica proseguita poi da Matteo II, Bernabò e Gian Galeazzo e completata da Azzone che gettò le basi strutturali e logistiche di quella che andava ormai configurandosi come la più potente signoria d'Italia. Acquistato il titolo di vicario di Milano dall'imperatore nel 1327, associò al governo gli zii Luchino e Giovanni, che era arcivescovo. Dopo vari complotti, prese il potere Gian Galeazzo (1378-1402), il cui sogno era creare un grande stato nazionale, con capitale Milano, sulla falsariga di quanto negli stessi anni stava accadendo in Francia e in Spagna. Così, dopo aver unificato nelle sue mani tutti i possedimenti che la dinastia aveva nell'Italia settentrionale, passò ad espandersi ai danni di Venezia e delle altre signorie. Alla sua morte, avvenuta nel castello di Melegnano in seguito alla peste, lasciò al figlio Giovanni Maria un dominio che comprendeva Milano, Como, Lodi, Cremona, Bergamo, Brescia, Reggio Emilia, Piacenza, Parma, Perugia e Siena. A Filippo Maria, il secondogenito, assegnò Pavia, Vercelli, Novara, Alessandria, Tortona, Feltre, Verona, Vicenza, Bassano e la riviera di Trento. Infine a Gabriele Maria, figlio illegittimo, “solo” Pisa e Crema. Tutti questi territori pare fruttassero in un anno 1.200.000 fiorini d'oro di rendita più altri 800.000 di sussidi straordinari. Ciò giustifica la grandeur viscontea che si incarnò nelle spettacolari opere, idrauliche ed edilizie, che videro la luce in quegli anni: dal Duomo di Milano alla Certosa di Pavia, fino alla deviazione del Mincio da Mantova e del Brenta che da sola costò qualcosa come 300.000 fiorini. Ben 100.000, del resto, Gian Galeazzo li pagò all'imperatore Venceslao nel 1395 in cambio del titolo di duca di Milano: un investimento senz'altro ben riposto. Alla sua morte, tuttavia, il giovane figlio Giovanni Maria – aveva solo tredici anni e governava sotto la reggenza della madre Caterina - non seppe mantenere le esorbitanti conquiste paterne e il ducato entrò lentamente in crisi finché il capitano di ventura di origini toscane Francesco Sforza, celebrate il 25 marzo 1450 le nozze con Bianca Maria, figlia di Filippo Maria Visconti, si fece nominare duca di Milano. Iniziava così il lungo periodo della dominazione sforzesca, che segnò per Milano - fino alla caduta in mani prima francesi e poi spagnole - una vera e propria età dell'oro, con momenti di grande eccellenza, come quello di Ludovico il Moro, che vide a corte l'insigne opera, tra gli altri, di Leonardo da Vinci.


dal 2 al 14 ottobre 2012
Villa Sartirana
GIUSSANO (MB)

Il Ducato di Milano tra Visconti e Sforza
a cura di Elena Percivaldi e della Compagnia di Porta Giovia

Informazioni: tel.0362.358250


Iniziative collaterali
Il 30 settembre, in occasione dell'inaugurazione che si terrà alle ore 17, la conferenza introduttiva "Dalle pietre ai cannoni. Macchinari bellici dal Medioevo a Leonardo" tenuta da Piersergio Allevi
Il pomeriggio del 7 ottobre, la Compagnia di Porta Giovia terrà un laboratorio didattico sulla scrittura e sulla miniatura che vedrà la preparazione dei colori, gli inchiostri, l'uso delle tavolette di cera, eccetera. Il pubblico interessato potrà provare di persona le varie tecniche (l'evento è rivolto principalmente ai bambini).
Infine, sabato 13 ottobre, alle 21, si terrà invece la lettura teatrale "Le leggende del Ducato" (testo di Elena Percivaldi), interpretata da Graziano Molteni e Paola Donati per la regia di Sara Citterio e Graziano Molteni.




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