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C'è un Calzolaio prodigioso in mostra a Firenze: parola di Museo Ferragamo

  • Scritto da Enrico Zoi

Il Calzolaio prodigioso, la nuova grande mostra inaugurata il 19 aprile al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze, è un viaggio fantastico e multimediale all'interno di 'fiabe e leggende di scarpe e calzolai'. La potenza delle calzature, che muovono le persone, il mondo, l'economia, le emozioni e la creatività, anima un percorso tra fantasia e manualità che chiunque transiti dal capoluogo toscano e ami le cose belle e di sostanza non può ignorare. Il tempo, d'altronde, non manca: l'esposizione sarà infatti aperta fino al 31 marzo 2014. Salvo eventuali proroghe, come è accaduto per la mostra su Marilyn.

Guarda la galleria fotografica.

È un viaggio a tappe non forzate, piuttosto oniriche, quello che attende il visitatore, un percorso introdotto dalla partitura originale che Luis Bacalov ha dedicato espressamente, anche nel titolo, al Calzolaio prodigioso. E subito incontriamo la corona in pietre semipreziose realizzata da artigiani fiorentini per la Salvatore Ferragamo in occasione del Giubileo della Regina Elisabetta II d'Inghilterra. Accanto un paio di sandali a tacco alto in oro a 18 carati del 1956: regalità non ostentata, bensì offerta con la consapevolezza di stare tuttora vivendo una grande stagione di estetica e manualità, anche perché, un attimo dopo, ci possiamo emozionare con un manoscritto di Federico Garcia Lorca.
Alziamo gli occhi e ci troviamo coinvolti in un'avvolgente teoria di scarpe all'interno di lanterne appese, a illuminare il tutto quasi fossero lampade fiabesche. Quindi troviamo le calzature pure nelle teche. Come farfalle. Più avanti, le scarpe stanno anche in contenitori simili a quelli usati nei laboratori per i reperti biologici. Esseri proteiformi?
Entriamo nell'angolo dedicato alla fiaba di Pelle d'Asino dall'artista milanese Liliana Moro: più che un cantuccio è un piccolo cunicolo contenente una scultura e un reperto fotografico. Un miniallestimento molto essenziale, quasi troppo: forse il momento meno coinvolgente dell'intero percorso.
Bella anche la sezione 'Scarpe e calzolai tra arte e letteratura', dai fratelli Grimm alle favole orientali del medioevo, fino al Momus, romanzo satirico in latino di Leon Battista Alberti, a Cenerentola e al Gatto con gli Stivali. E poi Mercurio (un'autentica piccola sfilata per lui, a partire dal Giambologna), Il Mago di Oz, e tanti altri, tra scarpe settecentesche dal Museo fiorentino dello Stibbert e antiche calzature egizie.
Quindi, immancabile, ma mai scontato, arriva il cinema. Si inizia con spezzoni dalla Cenerentola di Walt Disney, affiancati al Cendrillon che Georges Méliès del 1899 trae  dalla favola Cendrillon ou la petite pantoufle de verre, di Charles Perrault, del 1697.
A seguire l'allestimento di Mimmo Paladino, sempre più onnipresente, che, più che con alcuni quadri tecnica mista su carta, afferma in questo caso la sua vocazione transavanguardistica inchiodando al muro scarpe come indefinite definizioni enigmistiche, realizzate con i materiali usati dagli artigiani e comunque ricorrenti nelle sue installazioni e suggerite all'artista campano da una scena del film di Amleto Palermi, San Giovanni Decollato, del 1940, dedicato al ciabattino napoletano Mastro Agostino Miciacio, impersonato da Totò.
Il cinema comincia a farla felicemente da padrone. Vediamo con interesse e curiosità il geniale Il sembra, l'alzolaio, con immagini e regia sempre di Paladino, mentre i testi e il corpo in azione sono quelli di Alessandro Bergonzoni. Dopo un breve spazio per la graphic novel di Frank Espinosa, si entra in una 'grotta' oscura, che la diritta via sembra essere smarrita, in cui ci accostiamo all'idea di scarpa come psicopompo e siamo accompagnati in un immaginario aldilà, grazie alla poesia Le scarpe logorate dal ballo, dalla fiaba Dodici principesse, dei fratelli Grimm, di Elisa Biagini, e all'affascinante cortometraggio su 3 canali video HD L'arcobaleno e la sposa perduta, girato nel 2013 da Francesco Fei e interpretato da Leonardo Santini e Alice Raffaelli. Dobbiamo poi con piacere transitare davanti a una serie di tablet su cui scorrono le immagini di altri film: dal Covo dei contrabbandieri (1955) di Fritz Lang al Cenerentolo (1960) di Frank Tashlin, con Jerry Lewis, fino alla Leggenda di un amore - Cinderella (1998) di Andy Tennant o al Sogno di Calvin (2002) di John Schultz, o addirittura al mitico Amor pedestre (1916), film 'quasi-futurista' (la definizione è di Mario Verdone) del comico spagnolo Marcel Fabre, in arte Robinet, senza tralasciare il Big Fish del 2003, di Tim Burton.
Giungiamo quindi ad ammirare l'inquietante e poetico cortometraggio Do pivnice, girato nel 1983 dal regista ceco Jan Švankmajer, liberamente ispirato alle Scarpette rosse di anderseniana memoria e caratterizzato dall'unione dell'interpretazione fisica degli attori con la tecnica di animazione in stop-motion.
Prima di lasciare una mostra in cui ogni angolo, volta e spigolo del Museo Ferragamo diventa occasione di significato, opportunità di immaginazione e gioco di immagine, e dove, fra gli altri artisti, abbiamo apprezzato in modo particolare gli acquerelli di Ann Craven, assistiamo al secondo cortometraggio prodotto per la mostra, il disneyano White Shoe, di Mauro Borrelli, del 2013, ispirato con grazia a un episodio della vita di Salvatore Ferragamo.
Il bello ha da venire? No, il bello è già arrivato e abita qui.

Dal 19 aprile 2013 al 31 marzo 2014
Museo Salvatore Ferragamo, Via Tornabuoni 2
FIRENZE
Il Calzolaio prodigioso. Fiabe e leggende di scarpe e calzolai.
Informazioni.

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