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Firenze: La figura della furia di Jackson Pollock? Occupy Palazzo Vecchio e San Firenze

  • Scritto da Enrico Zoi

Le Sale dei Gigli e della Cancelleria del fiorentino Palazzo della Signoria sono oggetto della pacifica occupazione di alcune opere di Jackson Pollock. La mostra, perché di mostra si tratta, curata da Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini, si intitola La figura della furia e intende mettere a confronto le novecentesche esplosioni pittoriche del maestro dell'action painting con la potente classicità di Michelangelo Buonarroti, per il quale fin dal '500 si parlò di 'furia della figura'. È possibile assistere allo scontro di titani fino al 27 luglio.
Due mondi, il cromatismo attivo di Pollock e l'altro dell'artista di quella Caprese che oggi porta pure il suo nome, divergenti solo in superficie, poiché il pittore statunitense, formatosi anche sotto la guida di Thomas Hart Benton, che si rifaceva alla tradizione di Michelangelo, Tintoretto, El Greco e Honoré Daumier, in realtà da giovane desiderava scolpire proprio come l'autore del David. E uno dei contributi più interessanti di questa esposizione è il presentare per la prima volta in Italia sei disegni del Pollock degli inizi ispirati all'opera del Buonarroti, eccezionalmente prestati dal Metropolitan Museum di New York.
Le grandi bellezze dei due maestri, benché in questo caso sia più filologicamente corretto parlare di epoche ed ambientazioni più che di persone, restano tuttavia distanti. Ciò avviene in particolare in quella che vorrebbe essere la sala più d'effetto delle due: da un lato, il tormento alcoolico delle opere di Pollock provenienti da musei e collezioni private di Tel Aviv, Amsterdam, Roma e New York, dall'altro l'estasi quasi autistica della Sala dei Gigli, che non ha niente di michelangiolesco, tuttavia viene in senso lato dalla medesima galassia, sono collegati nelle intenzioni dei curatori da un casottino aperto che ambirebbe al ruolo di finestra o vaso comunicante, ma che, in tutta sincerità, assomiglia di più a un box abusivo, oltre tutto al cospetto di Giuditta e Oloferne, capolavoro di Donatello. E i mondi vengono avvertiti come paralleli, quanto meno non adeguatamente congiunti.
Migliora il risultato poetico e scenografico, quasi però per cause 'naturali', insite nelle opere esposte, direttamente riferite all'artista italiano, quando entriamo nell'adiacente Sala della Cancelleria, dove, sotto lo sguardo attento del busto di ignoto cinquecentesco di Niccolò Machiavelli, troviamo i disegni dei Taccuini 1 e 2 di Pollock, risalenti alla seconda metà degli anni '30, ovvero gli inediti michelangioleschi di cui si diceva in precedenza.
Decisamente più suggestiva la sezione multimediale, allestita nella vicina San Firenze, a dimostrazione di come la tecnologia possa, se non approfondire, almeno accattivare. Lodevole, in particolare, il tentativo della terza sala, la più interna, dove si entra virtualmente, ma fisicamente, nell'opera di Pollock, grazie a un'atmosfera psichedelica paradossalmente anni '70 e dove 'gira il mondo gira', come in un vecchio hit di Jimmy Fontana di quasi mezzo secolo fa o in una versione delicata e concettuale del cinema dinamico fruibile a Gardaland e simili.

dal 16 aprile al 27 luglio 2014
Palazzo Vecchio (Sala dei Gigli e Sala della Cancelleria), Piazza della Signoria 1
Complesso di San Firenze (Sala della musica), Piazza San Firenze
FIRENZE

Jackson Pollock. La figura della furia

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