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Ghirlandaio e Arcangelo del Sellaio: il recupero di due opere importanti

  • Scritto da Marisa Gheller

Dal 12 settembre, tutti gli amanti dell’arte quattrocentesca potranno ammirare, alla Galleria dell’Accademia di Firenze, due importanti tavole restaurate: Santo Stefano tra i Santi Giacomo maggiore e Pietro di Domenico Ghirlandaio e la Pietà e i santi Giacomo, Michele Arcangelo e Maria Maddalena di Arcangelo di Jacopo del Sellaio.
Gli interventi di recupero sono stati eseguiti, rispettivamente, da Muriel Vervat su Santo Stefano, Giacomo maggiore e Pietro, capolavoro autentico della fase estrema di Domenico Ghirlandaio, e da Manola Bernini sulla Pietà e i santi Giacomo, Michele Arcangelo e Maria Maddalena di Arcangelo di Jacopo del Sellaio. L’intervento sul Ghirlandaio è stato reso possibile grazie al Comitato organizzativo della mostra “Arte a Firenze da Botticelli a Bronzino: verso una maniera moderna” che si svolgerà al Metropolitan Museum of Art a Tokyo dall’11 ottobre al 14 dicembre, mentre quello sulla tavola del figlio di Jacopo del Sellaio si deve a fondi ministeriali.
I “Tre Santi” di Domenico Ghirlandaio provengono dalla chiesa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, in Borgo Pinti, e fu commissionato da Stefano di Pietro di Jacopo Boni per la sua cappella costruita nel 1493. I santi raffigurati richiamano, infatti, i nomi del committente, del padre Pietro e del nonno Jacopo. Il primo restauro documentato risale al 1865, quando l’opera, che si trovava nella chiesa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, venne trasferita alla Galleria degli Uffizi. I documenti riportano la notizia della rimozione di una pesante ridipintura, che aveva trasformato santo Stefano in un san Girolamo. L’intervento di pulitura è risultato in effetti complesso perché il colore originale era reso opaco da uno strato compatto di colla e vernice fortemente invecchiato, che aveva assunto una colorazione grigio scuro. Dopo la pulitura e il consolidamento del colore, sono state ristuccate le parti mancanti con stucco di gesso e colla animale; è stata inoltre eseguita una prima verniciatura a pennello con vernice mastice sciolta in trementina mentre le rifiniture e le piccole reintegrazioni sono state realizzate con colori a vernice. A lavoro concluso, è stata effettuata una seconda verniciatura con la stessa vernice nebulizzata.
La Pietà e Santi di Arcangelo del Sellaio proviene invece dalla chiesa di San Jacopo Soprarno o de’ Barbetti, dove ornava in origine la cappella di San Francesco, di patronato della famiglia Ermini. Francesco di Jacopo di Michele Ermini, infatti, nel 1491 fonda la cappella intitolata al santo protettore, cappella che, secondo la dichiarazione catastale, nel 1498 risulta già edificata e officiata. La tavola, che presenta i santi patroni degli stretti congiunti del committente (Jacopo, Francesco e Michele), rivela la mano di Arcangelo del Sellaio, figlio del più noto Jacopo, presso il quale verosimilmente svolse il suo tirocinio e del quale seguì le orme stilistiche. Il dipinto non aveva evidenti problemi conservativi dello strato pittorico ed è stato dunque deciso di conservare questo intervento in modo da non modificare l’equilibrio ottenuto dal supporto. Dopo la pulitura sono emerse invece zone maggiormente danneggiate, già evidenziate da un’osservazione ai raggi infrarossi, percui è stato necessario un intervento con alcune integrazioni eseguite a velature. La Galleria fiorentina ha inoltre predisposto un pieghevole Il Luogo del David – Pieghevoli, n. 2. Due restauri: Domenico Ghirlandaio e Arcangelo di Jacopo del Sellaio, pubblicato da Sillabe, per dare visibilità alle molteplici attività che altrimenti rischierebbero di restare ingiustamente confinate dietro le quinte, come il recupero delle due tavole del XV secolo, e valorizzare ulteriormente un altro segmento dell’importante patrimonio del museo fiorentino.

Settembre 2014
Galleria dell’Accademia
FIRENZE

Santo Stefano tra i Santi Giacomo maggiore e Pietro
Domenico Ghirlandaio
Pietà e i santi Giacomo, Michele Arcangelo e Maria Maddalena
Arcangelo di Jacopo del Sellaio

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