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[i] Chiara Marchelli: leggerezza da grandi

  • Scritto da Elena Meynet
Chiara Marchelli Chiara Marchelli, 35 anni e la doppia cittadinanza newyorkese che conquisterà a febbraio 2008, non dimentica le origini piemontesi e di essere cresciuta ad Aosta: ne immerge i personaggi del suo secondo libro, i cinque racconti di "Sotto i tuoi occhi" che fa seguito al romanzo "Angeli e cani" pubblicato nel 2003: «la forma del racconto secondo me è talmente contenuta che non ti puoi permettere i viaggi del romanzo - spiega la Marchelli - uno scrittore ha detto che scrivere un racconto è come un uccello che entra dalla finestra dà un'occhiata ed esce: in pratica congeli un momento e i momenti sono quelli che scegli di raccontare quindi necessariamente sono particolari. I momenti che scelgo di esprimere hanno spesso a che fare con il dolore, sia in "Angeli e Cani" che in "Sotto i tuoi occhi" però sono anche quotidiani».
«Perché io scriva cose più serie piuttosto che facete non lo so
- continua - forse perché alla fine sono sempre stata molto seria anche da ragazzina. Ho imparato la leggerezza dopo, non che ora abbia capito chissà cosa, però sento di essere più tranquilla, più leggera, anche se fiduciosa lo sono sempre stata».
Se "Angeli e cani" prendeva spunto da notizie di cronaca, racconta, «un momento in cui erano venute fuori un sacco di storie di tratte di bambini, di bambini violati e l'argomento mi aveva presa completamente. In altri casi mi capita di sentire storie di altri che mi colpiscono, non ne faccio delle biografie perché non sono capace ma lascio che restino lì e poi le traviso e le riscrivo». L'Italia con i suoi paesaggi ed i suoi sapori segnano profondamente l'ultimo libro di Chiara Marchelli, che si è già rimessa al lavoro per un nuovo romanzo «di cui ho la storia dentro» e pensa ad un'altra serie di racconti magari, per la prima volta, in inglese e non più in italiano. «Per me New York adesso è proprio casa - racconta ancora - ho sempre avuto la predilezione per le città, lì è pieno di sradicati come me. Adesso, dopo nove anni a NY, c'è anche l'aver trovato una dimensione in cui puoi essere solo in mezzo alla gente, per me è un valore, perché se vuoi stai con la gente, ma non se vuoi te ne stai per conto tuo, è una garanzia all'anonimato. Con il tempo sviluppi la necessità di una rete di conoscenze che resti sempre quella: una delle caratteristiche negative di NY è che la gente gira tanto, c'è un turn over di persone altissimo. Per fortuna sono riuscita a costruirmi uno zoccolo duro di persone che vivono lì, americani newyorkesi oppure italiani come me che vivono lì da prima o che come me hanno fatto una scelta. Soltano da due anni faccio riferimento a questo gruppo, una sorta di nucleo-famiglia con cui condividi le cene, le confidenze quello che vuoi e poi c'è tutta questa meteora, gli altri che arrivano e partono».
Il legame con l'Italia rimane attraverso la collaborazione con Elle, rivista per cui intervista scrittori americani o che si trovano a New York: «ho anche scritto una grammatica di italiano e collaborato ad una di francese - conclude la Marchelli - ma, oltre ad insegnare italiano e scrittura creativa all'Università di New York, mi occupo di editing, correzione di bozze e traduzioni».
Elena Meynet

@il_trillo

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