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[i] Daniele Pugliese: "La dignità del giornalista va affermata ogni giorno in redazione".

  • Scritto da Enrico Zoi

Daniele Pugliese, torinese, oltre trent'anni di giornalismo, ha pubblicato numerosi libri (narrativa, saggi) e ha lavorato per più di un ventennio come redattore e poi vicedirettore dell'Unità. Ha diretto per dieci anni Toscana Notizie, Agenzia di informazione della Regione Toscana, finché, nell'agosto 2010 non gli è stato rinnovato il contratto. Una decisione che non è certo passata inosservata.

Giornalismo in tempo di crisi: un breve racconto della tua vicenda e del perché in tempi come questi si possa incredibilmente rinunciare a una professionalità e a una esperienza come le tue.
Caro Enrico e, per tuo tramite cari lettori: no. Scusa e scusate, ma non rispondo a questa domanda. La mia vicenda la conosci e forse è insignificante; se lo ritieni opportuno e interessante per il pubblico, raccontala tu, io sono stanco. Quanto ai perché di quella supposta rinuncia, magari tutta da dimostrare, prova a sentire chi vi ha rinunciato.

Pugliese, nel suo blog (http://www.danielepugliese.it), la raccontava così: “La lettera ufficiale è arrivata ieri. Da domenica prossima, 15 agosto, non sono più io il direttore dell’Agenzia di informazione della Giunta regionale Toscana Notizie. Il mio contratto è scaduto. La cosa si sapeva da tempo, da prima delle primarie, ed è ufficialmente stata confermata da La Repubblica il giorno dopo l’elezione di Enrico Rossi a presidente della Regione Toscana. C’è stato questo interregno un po’ imbarazzante per tutti, ma adesso la cosa è certa e definitiva: da domenica non firmo più io le informazioni che escono dalla Regione Toscana, né tramite i suoi comunicati stampa, né tramite il suo sito, né tramite le numerose altre pubblicazioni e mezzi di comunicazione che ho contribuito a mettere in piedi negli ultimi dieci anni perché i cittadini di questa regione sapessero meglio che cosa faceva il loro governo locale”.

I prossimi 7 e 8 ottobre all’Odeon di Firenze si svolgerà la manifestazione Giornalisti e giornalismi, per affermare la dignità della professione giornalistica. Chi e cosa attenta oggi a questa dignità? Ritieni giusta l’iniziativa? Parteciperai?
Non credo che parteciperò a questa iniziativa, magari anche giusta nelle intenzioni. Ripeto: sono stanco. La dignità di una professione non la si dovrebbe affermare in una manifestazione, ma tutti i giorni in redazione e, prima della dignità, si dovrebbero affermare la professionalità, il coraggio, la determinazione, il senso di responsabilità, l’ostinazione, la curiosità, la diffidenza, l’amore per il lettore. Io ho molti dubbi che siano un patrimonio acquisito, una 'ontologia' prima ancora che una 'deontologia': non battiamo ciglio quando si paga un articolo 2 o 3 euro e non ci fa né caldo né freddo che per raccattare quegli spiccioli si faccia un copia e incolla da qua a là. Direi, insomma, che in qualche modo se c’è bisogno di affermare la dignità è perché la si è persa. Magari la responsabilità non è tutta nostra, ma dobbiamo prenderci la nostra parte. Mi chiedi chi e cosa attenta oggi a questa dignità: oggi come ieri la 'sordina'. Eravamo il quarto potere ma ci siamo sottomessi agli altri. Tutto qui.

Sei su facebook, twitter e youtube e hai un tuo blog: hai dunque fatto i conti con le nuove tecnologie, ti chiedevo un anno fa: cosa pensi di quanti (ho in mente alcuni politici) bypassano la professionalità del giornalista utilizzando autonomamente i social network come facebook? Sbagliano in toto o anche il giornalismo 'classico' deve confrontarsi attivamente con questo (nuovo) mondo?
I conti con le nuove tecnologie li ho fatti negli anni Ottanta del secolo scorso quando l’Unità, a partire dalle redazioni locali, introdusse – secondo giornale in Italia – i computer al posto della macchine da scrivere: da allora non so più quanti diversi sistemi editoriali, di scrittura e impaginazione, ho imparato ad usare e anche qui mi tocca ripetere che sono un po’ stanco. Non ero un webbista eppure ho rifatto il sito della Regione riportando più di 300 indirizzi internet sotto un unico dominio ma nella memoria di quella istituzione non è rimasta traccia. Ho varcato la frontiera dei social network ma mi vien sempre più voglia di ritrarmi: rileggere Karl Kraus mi sembra più interessante. Mi chiedi dei politici che usano o fanno usare a qualche ragazzino Fb: che ti devo dire? Lasciateli fare, l’andazzo è ormai questo, mi accontenterei che imparassero l’italiano. Quanto al giornalismo 'classico': certo che dovrebbe confrontarsi. Anzi, scusa, dovrebbe raccontare, svelare e far capire. Ma devo aver appena detto una bestialità sotto cui non si può schiacciare il tasto 'Mi piace'.

Alcuni editori di quotidiani sognano di realizzare un giornale senza giornalisti, il che mi ricorda un po' una mia vecchia amica che una sera in pizzeria ordinò la pizza senza la pizza sotto! Cosa pensi di questa idea? Innovazione o furberia per risparmiare?
Se non fossi stanco mi piacerebbe conoscere la tua amica e chiederle cos’ha mangiato quella sera. Suppongo mozzarella, pomarola e forse un po’ di basilico: contenta lei… L’idea non mi stupisce e credo che nelle pagine di Robert Musil si possa ritrovare qualche anticipazione di queste idee. Io direi che questo non è ormai più un sogno, è realtà e non riguarda neanche solo i giornali. Penso che le case, le macchine, le pizze stesse potranno tra un po’ esser fatte senza operai, muratori e pizzaioli i quali non potranno comprare auto, case e pizze, e non vedo dov’è il problema. Su una cosa non concordo: Dici 'furberia per risparmiare', eh no, caro Enrico! Non per risparmiare: per aumentare il profitto. È un’altra cosa.

Poiché, in una crisi, le responsabilità non stanno mai da una parte sola, in che cosa pensi abbiano sbagliato i giornalisti nel non saper prevenire o evitare l'attuale situazione di precarietà e incertezza?
Direi che lo sbaglio sta nel non aver fatto gli editori indipendenti, nel non essersi costituiti in cooperative capaci di affrontare il mercato sul solo indice delle copie vendute, senza sovvenzioni politiche o imprenditoriali derivanti da altri settori. Nell’esser stati Arlecchini di troppi padroni. Nel non aver denunciato i disastri prodotti dal mondo della finanza, accompagnando giorno dopo giorno il lettore a decifrare il vero senso delle scalate societarie pur di ingraziarsi il Messner della situazione. Nell’aver preferito vedere la propria firma in fondo al pezzo o il proprio mezzobusto nell’edizione serale alla sostanza di quel che davano in pasto al lettore o al telespettatore. Nell’essersi stancati di essere dei giornalisti.

In questo marasma, peraltro crescente, è possibile ipotizzare un identikit del giornalista prossimo venturo?
Alto, bello, biondo e di razza ariana? O 87 65 90? Sotto il vestito niente? Direi che potremmo accontentarci se, sconfitta la stanchezza, facesse, e si facesse, qualche domanda. Ma è così?

@il_trillo

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