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[i] Sergio Tossi: Ex3, arte contemporanea da tutto il mondo

  • Scritto da Enrico Zoi

Il Centro per l'Arte Contemporanea Ex 3 di Firenze è una struttura espositiva moderna e polifunzionale. Molto attivo e propositivo, è inserito nel popoloso quartiere di Gavinana e nel contesto di un frequentatissimo centro commerciale con un grande parcheggio. La posizione è intermedia tra il centro e la periferia sud di Firenze verso Bagno a Ripoli e Pontassieve e può dunque attrarre pubblico e interesse da più parti.

«L'edificio è di proprietà del Comune di Firenze, che, dopo una gara, ha dato in gestione all'Associazione Ex3 Toscana Contemporanea, di cui sono direttore artistico, l'attività culturale da  – dice il direttore Sergio Tossi -svolgere al suo interno. Dico culturale perché siamo un centro per l'arte ma lavoriamo a 360°. Pur mantenendo come punto focale le mostre di arti visive, cerchiamo di creare connessioni e sinergie con altre associazioni e istituzioni, che operano in campi quali cinematografia, video, architettura, in modo da dare un'immagine completa della cultura contemporanea. Siamo un piccolo centro, con pochi operatori e una struttura leggera e finanziariamente sostenibile».

Ma perché chiamarsi Ex?
Il nostro spazio è sempre stato ex di qualcosa. Ex-Longinotti, quando chiuse la fabbrica. Ex-Cpa, quando finì l'esperienza del Centro Politico Autonomo. Ex-auditorium senza essere stato un auditorium vero ma solo nelle carte. Ex-Quarter, dal nome che aveva l'esperienza di centro per l'arte precedente. È così che abbiamo pensato di essere ex fin dall'inizio, e poi ex sta per exhibition. 3 invece è perché siamo nel Quartiere 3 di Firenze ed è il numero perfetto!

Prossime iniziative?
Abbiamo appena concluso le mostre di Marzia Migliora e di Salla Tikka, bravissima videomaker finlandese. Apriremo a novembre un'esposizione di un duo cinese di fotografi e videomaker, il cui nome collettivo è Birdhead, attualmente alla Biennale di Venezia: prepareranno un'installazione per il nostro centro. Dopo un paio di settimane inaugureremo la mostra del fotografo fiorentino Marco Paoli. Uno dei nostri scopi principali, infatti, è, come si dice oggi, essere glocal: uno sguardo sul mondo e uno nel proprio giardino. Teniamo molto al legame con il territorio, sia nei confronti degli spettatori, senza atteggiamenti snob verso chi entra per la prima volta in un centro per l'arte contemporanea dopo avere fatto la spesa al centro commerciale, sia verso gli artisti della zona, cercando ovviamente di pescare fra le eccellenze.

Com'è la convivenza con il centro commerciale?
Tranquilla e positiva. All'inizio della nostra avventura, molti, anche all'interno dell'amministrazione, erano dubbiosi sul fatto che Ex3 potesse avere successo di pubblico: troppo periferico e troppo vicino al centro commerciale, si diceva. In realtà abbiamo colto questa situazione come un'opportunità per poter avvicinare più gente. Io non so quante migliaia di persone frequentino il centro commerciale ogni giorno, ma la nostra ambizione è di vederne entrare in Ex3 anche una minima percentuale e di fidelizzarne una parte. Se ci riusciamo, abbiamo già ottenuto un grande successo. Naturalmente c'è chi viene appositamente perché appassionato d'arte o studente o perché sa che qui c'è una certa mostra o un concerto o la presentazione di un libro, però è importante anche il rapporto con chi non è direttamente legato all'arte contemporanea. 

Quale percorso personale hai seguito per arrivare a questo incarico?
Un percorso atipico rispetto a quello classico di chi dirige uno spazio pubblico permanente: non sono un critico d'arte, né vengo da studi specifici, anzi, nella prima parte della mia vita, fino a circa i 40 anni, ho fatto altro. La cosa di cui vado più orgoglioso è di essere stato allenatore di basket, con un po' di rimpianto per non aver proseguito. Poi ho lavorato nell'import export per un gruppo americano. La passione per l'arte era comunque già presente, così alla fine degli anni '80 ho cominciato a organizzare mostre in spazi atipici, mi sono molto divertito e ho deciso di farne un mestiere aprendo una galleria privata d'arte contemporanea, la Sergio Tossi Arte Contemporanea (le gallerie si identificano quasi sempre con il loro proprietario o direttore, con poco ricambio generazionale), che ha avuto una vita di quasi vent'anni. Lì mi sono fatto le ossa e ho potuto entrare da una porta forse secondaria, ma sicuramente buona per rendermi concretamente conto del sistema dell'arte. Mi sono costruito una serie di contatti finché alcuni amici non mi hanno chiesto di occuparmi di questo spazio. Mi sono buttato con tutte le mie energie in questo progetto, lasciando ovviamente la galleria privata, l'associazione ha vinto il bando e ho iniziato il lavoro dell'Ex3.

La tua aspirazione per il Centro?
Che continui a funzionare per molto tempo, a prescindere da me. Siccome a Firenze negli ultimi decenni siamo stati capaci di costruire e distruggere tantissime esperienze, il mio sogno è che questo spazio continui a vivere, ad ospitare eventi e ad avere un pubblico appassionato.

@il_trillo

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