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[i] Toni Scervino: “Vestire Cher e Sharon Stone con il nostro inconfondibile stile”.

  • Scritto da Enrico Zoi

Toni Scervino è amministratore unico della Ermanno Scervino, big della moda nazionale e mondiale, con boutiques a Milano e da Cortina a Taranto, da Parigi a Londra e in Russia, fino all'Estremo Oriente, e con quartier generale sulle colline di Grassina, tra Firenze e il Chianti più verde. Insieme a Toni, c'è Ermanno Scervino.
Quale idea di moda sta dietro al vostro stile?
Innanzi tutto, una cosa ha stile se è moderna e contemporanea – risponde Toni Scervino - e rispecchia la sua epoca, però la moda e i suoi volumi cambiano, lo stile no: si deve riconoscere un abito Scervino di dieci anni fa e di ora. Non perché resti uguale: cambia e si evolve, però si capisce che la mano del creatore è la stessa. Il nostro stile è una donna non concettuale né rigida, ma femminile senza mai essere volgare: se no non ci piace più. La femminilità non è volgarità: si è più seducenti coprendosi che scoprendosi. A noi piace la donna con il suo gioco di seduzione, da fare con classe, armonia, anche coprendosi, vestendosi in una certa maniera e sperimentando materiali.

Ad esempio?
Sperimentiamo di continuo tessuti, senza accontentarci mai di quelli sul mercato e facendone realizzare di nuovi, come pure i filati della maglieria. Se vuoi essere innovatore, lo devi essere fin dai primi mattoni delle costruzioni: quindi tessuti esclusivi creati nel circondario di Firenze. Oltre tutto la Toscana offre tali possibilità, siamo in una terra fortunata da questo punto di vista, con tante piccole aziende che, anche grazie alla crisi (purtroppo molte hanno chiuso e questo è un dramma), sopravvivono perché sperimentano e ci chiedono cosa possono sperimentare per la prossima stagione. Lì viene fuori veramente un bel lavoro, non solo per tessuti e maglieria, ma anche per la pelle, con pelletterie alla ricerca sempre di nuove conce e trattamenti. Abbiamo già tutto, maglie, pantaloni, quindi si vende l'emozione perché si compra ciò che in quel momento ti emoziona. Per suscitare l'emozione devi cercare cose nuove.

Come nasce l'idea di installarsi a Bagno a Ripoli, sulle colline di Grassina?
Noi siamo un'azienda di estrazione fiorentina, ma i motivi sono molteplici. Nasciamo undici anni fa, cinque anni fa siamo cresciuti e non potevamo rimanere in un distretto urbano, come la città di Firenze. Ci siamo guardati intorno, con la volontà che il nostro head quarter fosse in un bel posto in campagna. Abbiamo conosciuto l'amministrazione comunale di Bagno a Ripoli che ci ha dato un bel riscontro, meno politici e più 'imprenditori' che fanno gli interessi del proprio territorio, e aiutato tra le varie possibilità. Questo contatto umano, che è ciò che conta sempre di più, ci è piaciuto. Abbiamo fatto i nostri sacrifici, in quanto Bagno a Ripoli non è un Comune votato all'industria, e a oggi siamo molto contenti della scelta. Certo, l'azienda sta crescendo ancora e ogni giorno un imprenditore deve porsi quesiti nuovi rispetto a ieri, ma il rapporto con l'amministrazione è bellissimo, e lo dico dopo cinque anni: mi auguro che sia così ancora per cinquant'anni!

Voi siete molto attenti al territorio.
Non se ne può prescindere. A parità di livello, ma anche forse un po' meno, preferiamo la gente del posto, così Grassina e Bagno a Ripoli hanno un privilegio assoluto: si lavora tutti più volentieri, c'è più comunicazione fra le persone, si ha la stessa cultura, pur avendo qui in ufficio coreani, africani, giapponesi, russi. Amiamo la cultura e la tradizione locali, ma a volte c'è bisogno di aprire finestre sull'esterno: si deve andare a prendere il meglio, ma fra due figure dello stesso livello privilegiamo le persone del posto, anche perché crediamo nel chilometro zero. Meglio chi impiega 5 minuti a venire al lavoro: non inquina per un'ora in coda! Io stesso ho casa a un chilometro dall'azienda. I tempi sono cambiati e questi sono problemi che bisogna porsi, fanno parte della nostra filosofia. E poi le aziende sono fatte di persone: una persona di Bagno a Ripoli mi "tradisce" più difficilmente di una di Bologna o Pistoia, si instaurano rapporti, chi lavora qui ha anche una vita sociale insieme nel tempo libero. L'atmosfera evidentemente è buona: questo ci fa solo piacere e si riflette nella qualità del prodotto.

Personaggi famosi fra i vostri clienti?
Sì, alcuni non si possono dire, perché sono molto famosi. Noi vestiamo mogli di presidenti e primi ministri di vari Paesi, ad esempio russi. Realizzando un prodotto così alto ed esclusivo, siamo molto amati da chi può apprezzare e acquistare: la Casa Reale inglese, attrici e attori, cantanti uomini e donne. Un nostro testimonial è Claudio Baglioni, abbiamo vestito Cher e Sharon Stone.

Partecipazioni a film, opere, manifestazioni?
Diverse produzioni tv in passato, ora un po' meno. Dieci anni fa abbiamo fatto Un tè con Mussolini, di Franco Zeffirelli, con questa attrice pazzesca che è Cher, e abbiamo capito sul serio cos'è una vera star internazionale, con un comportamento e una grazia che lasciano il segno: professionalità e rigore, stare in piedi per le prove degli abiti per tredici ore con noi e le sarte svenuti sui divani, finire la giornata e vederla con una disponibilità, una dolcezza e un'amicizia che solo una star sa dare. Senza contare la qualità dell'attrice e della cantante. Prima di lei non avevo mai afferrato il significato di essere una star, dopo di lei sì, un sogno.

Prossime iniziative?
Siamo stati in Armenia a ottobre con la Water Right Foundation e il Comune di Bagno a Ripoli, dove abbiamo fatto una mostra con gli abiti di Cher, che è armena, e un concorso per giovani fotografi locali che lavoreranno con noi nel 2012. Ora siamo tutti raccolti nella preparazione delle collezioni per Pitti Uomo a gennaio, poi Pitti Bimbo, la sfilata di febbraio. I nostri periodi caldi di eventi sono gennaio e febbraio: i mesi fino a dicembre servono a questo.

Sogni?
Io vivo già in un sogno, che è la giostra di questo lavoro. A volte si desidera scendere e fare una cosa banale: una giornata banale, ecco il mio sogno! Però chiedo anche di andare avanti così, come sta andando ora.

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