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[i] Simona Bencini: “Con la mia voce sono una brava comunicatrice di emozioni”.

  • Scritto da Enrico Zoi

Simona Bencini è una delle voci più significative della musica italiana degli ultimi anni. Presenza carismatica on stage, arriva alla notorietà con i Dirotta su Cuba, ma ha al suo attivo varie collaborazioni con autentici big della canzone nazionale, un percorso jazz attivato recentemente con Lmg Quartet e l'interpretazione di Maria Maddalena nel musical Jesus Christ Superstar 2011.

«Lmg Quartet e il musical sono due esperienze importanti – dice Simona Bencini - soprattutto la seconda: una novità entusiasmante, non avendo mai recitato con altri attori né incarnato un personaggio diverso dal mio. C'è poi da qualche anno la nuova strada nel jazz: avevo voglia di fare qualcosa senza le pressioni delle case discografiche o del dovere per forza entrare in classifica, realizzando musica che mi piacesse. Con il quartetto pugliese abbiamo creato un'ottima atmosfera, serena, un jazz contaminato: il disco Spreading Love ha avuto una bella accoglienza, soprattutto presso addetti ai lavori, jazzisti, critica».

Il futuro sarà?
Un nuovo disco con Lmg Quartet nel 2012 inoltrato e un altro mio da solista, sempre con profumo di jazz, un jazz che però incontra anche il pop. Stiamo anche valutando un Sanremo, ma entrare in certe kermesse senza visibilità tv o radio non è facile. È fondamentale non restare attaccati al proprio orticello. Io un orticello coltivato bene ce l'avevo, i Dirotta su Cuba, e se riuscissimo a fare una reunion sarebbe fantastico, però con bravi nuovi. Per tutti io sono ancora la cantante dei Dirotta su Cuba, e mi ci sento anch'io. Mi hanno dato molto, permeano il mio lavoro. Non rinnego niente: se oggi io sono qua a parlare con te è perché sono stata la loro cantante. Ogni giorno faccio un tributo a questa storia insieme a Stefano e Rossano e mi piacerebbe ripercorrere una strada con loro, però con canzoni inedite. Amo comunque anche fare altro: quando sono uscita dal gruppo non a caso ho fatto tantissime collaborazioni anche molto diverse l'una dall'altra. Non tutte me le sono andate a cercare: l'essere stata la cantante dei Dirotta su Cuba ha dimostrato versatilità ed evoluzione, per cui sono stata pensata dai vari big che volevano una vocalità femminile di un certo tipo.

Tu e Massimo Ranieri?
L'ho conosciuto al Giffoni Film Festival, dove ero presentatrice e cantante. Lui stava pensando a un disco con voci femminili soul e dopo un paio di mesi mi chiamò per fare un duetto con lui, e poi la tv, il dvd. Massimo è un professionista pazzesco: non sai dove finisce l'artista e dove inizia l'uomo. È sempre Massimo Ranieri, non sono riuscita a scorgere Giovanni Calone, anche se io in genere cerco questo aspetto nelle persone.

Tu e Stefano Bollani?
Un istrione, un genio. Io l'ho conosciuto quando non era ancora famoso e si vedeva lontano un miglio che aveva una marcia in più: simpatia, creatività, allegria. È rimasto così.

Chi si diverte molto è pure la Banda Osiris.
Con loro non ho solo registrato un brano in studio, ma ho partecipato a una serata di gala al Festival del Cinema di Venezia, in cui ho fatto cose che non avrei pensato di fare su un palco!

Tu e Franco Califano?
Non l'ho conosciuto. Quando andai a registrare in studio speravo che ci fosse per conoscerlo (Califano è un mito!), ma cantai da sola: era già andato via perché non stava benissimo. Lo incontrai per caso in Rai un mese dopo. Ero lì per fare un'intervista con i Dirotta su Cuba e lui stava promuovendo il disco dove c'ero anch'io.

Ron?
Gentile e disponibile, un artista e una grande persona.

Pacifico?
Il nuovo poeta del nuovo secolo. L'ho conosciuto nel 2003, ancora non aveva scritto niente per me, ma eravamo nella stessa agenzia. Mi dicevano: ma senti questo come scrive, ha una mano, un'anima e una sensibilità pazzesca. È un uomo di altri tempi, ha un fascino elegante e molto gentile: lo si capisce da come scrive.

Tu e Renato Zero?
L'ho visto di recente. È eccezionale, ha forza, verve, amore per ciò che fa, ancora oggi. Cerca anche di aiutare gli altri artisti. Un passionale e un grande professionista, della vecchia scuola: sul palco guarda il puntamento delle luci, ha le idee delle sue scenografie, un artista a tutto tondo, uno spasso starci insieme.

Il mio amico Fabrizio Consoli?
Lui è proprio un amico, ha frequentato casa mia come Bollani, Pacifico e Ron. Ho collaborato con lui. E poi sia la sua compagnia che io siamo rimaste incinte praticamente in contemporanea e abbiamo vissuto insieme gravidanze e nascite. A breve dovrebbe uscire il suo disco live registrato a Milano, dove ci sono anch'io come ospite.

Simona Bencini prehistory?
Mio nonno Sergio Fligor cantava stornelli. Non l'ho mai conosciuto, ma ho sentito la sua voce nel film Cronache di poveri amanti, di Carlo Lizzani. Cercavano uno stornellatore che cantasse in una scena: lui non si vede, ma si sente quanto era virtuoso, a livello della musica napoletana, peraltro nel suo repertorio. La mia mamma Franca ha continuato a cantare, per 'arrotondare' con la sua orchestra che girava il Valdarno e la Toscana: così a 21 anni conobbe mio padre, si sposò e smise, ma il mio primo ricordo della musica è lei che mi canta la ninnananna o Mina e Caterina Valente. Io poi, che sognavo di cantare fin da bambina ma che, inquadrata dalla scuola, pensavo che non lo avrei mai potuto fare per lavoro e mi concentravo sullo studio e sulla carriera, mi ritrovai per caso nel cast del Rocky Horror Picture Show! La mia compagna di banco era una delle note tre sorelle Balestracci e mi fece fare la corista in questo musical di cui non sapevo nulla. Arrivai lì come una paninaretta, un pesce fuor d'acqua tra dark e altri tipi: il bello era proprio che eravamo diversissimi e la compagnia si chiamava Olio di semi vari. Poi non mi sono più fermata: ho fatto musica da discoteca, registrazioni per il Giappone, molte esperienze. Finché nel 1993 sono nate le Matte in trasferta, con le mie amiche Irene Grandi, Emy Berti e Rossella Ruini: le abbiamo inventate noi le Spice Girls! Oggi sogno di continuare a cantare con serietà e riuscirci a vivere: è la mia professione. La parola artista mi pesa: l'artista lascia dei segni e porta avanti la musica, io ho una bella voce e carisma sul palco, ma non ho inventato niente di nuovo. Sono una brava comunicatrice di emozioni alle persone, questo sì.

@il_trillo

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