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[i] Simone Cristicchi e Li Romani in Russia: "Voglio continuare ad essere un ricercautore"

  • Scritto da Enrico Zoi

Simone Cristicchi, artista impegnato: socialmente, umanamente, musicalmente. Un Sanremo all'attivo, ma anche e soprattutto un percorso creativo di ricerca, approfondimento, attenzione verso gli ultimi, i manicomi, gli anziani, i minatori, e una grande curiosità e onestà intellettuale.

Canzone, teatro, musica, video, radio. Sei un artista completo, ma tu dove stai davvero?
Io mi presto molto alla casualità di quanto mi accade, porgendo tutto me stesso alla benedizione degli incontri che faccio durante questo strano percorso che ho imparato a costruirmi piano piano. La grande popolarità è venuta con la musica, Sanremo 2007. La popolarità, una volta che l'hai in mano, cerchi di gestirla e plasmarla un po' a tuo piacimento: io ho provato a canalizzarla andando a percorrere strade anche al di fuori della musica, come la scrittura di racconti o i documentari (ne ho pubblicati due), poi mi è stato proposto di scrivere la colonna sonora di un film, tutte cose che gravitano intorno alla musica, ma il mio ultimo disco è di due anni fa.

Li Romani in Russia è un poema di Elia Marcelli in ottave romanesche che narra le vicende di un plotone di fanteria durante la campagna di Russia, per la regia di Alessandro Benvenuti.
È un monologo, uno spettacolo che volevo fare non tanto perché desiderassi diventare un attore (non era questa la priorità), quanto per divulgare un'opera letteraria molto importante, un capolavoro sconosciuto al grande pubblico. La mia idea era dare luce al lavoro di Marcelli, il quale, finché è stato in vita, non ha avuto fortuna.

A che cosa ti sei ispirato per Li Romani in Russia?
Essendo un grande ammiratore di Alessandro Benvenuti, ho pensato e ho preteso di collaborare con lui, che è diventato il regista dello spettacolo. Avevo visto i suoi monologhi della Trilogia dei Gori e ci sono molte similitudini con questo testo, a parte l'ottava rima e il dialetto romanesco. Per esempio c'è la presenza di tanti personaggi, come in Benvenuti in casa Gori, e la voglia di caratterizzarli in maniera forte e decisa. Quindi, chi meglio di lui poteva assistermi in questa cesellatura di ogni singola figura? Il cappellano, il colonnello, il sergente maggiore e tutti i ragazzi, i soldati del piccolo plotone che partono dalle borgate di Roma: Gigi, Beppe, Nicola, Zi' Pasquale, tutti personaggi che poi dialogano tra loro, come accade nel testo di Chiti e Benvenuti.

Cosa canti e racconti a tuo figlio Tommaso? Quali sogni gli instilli?
Tommaso è molto geloso di me perché racconto le favole agli altri. Così mi vede: un papà che per lavoro racconta le storie. Ha quattro anni e comincia piano piano a capire che la mia strana professione è qualcosa che in genere gli altri papà non fanno. E poi ho orari tutti miei. Ma mi piace inventare storie e raccontargliele, questa è una cosa intima tra me e lui. Ed è stato bello portarlo in giro a vedere spettacoli come quello con il coro dei minatori, dove c'è molto ritmo, si balla e i bambini recepiscono la grande energia dei canti popolari. Quello che posso insegnargli è probabilmente cercare di essere curioso nella vita. Io ho la fortuna di voler imparare giorno per giorno, migliorandomi nelle mie cose, ed è per questo che scelgo sempre di lavorare con persone molto più brave di me, per cui cercare di essere curiosi forse è la cosa fondamentale.

Ultimo libro letto?
Sono in mezzo a un trasloco: sono invaso dai libri e non so più dove metterli! Così abbiamo trovato una nuova casa. Questo per farti capire che la lettura, i libri, il cinema, i dvd, i documentari per me sono vitali. Anche per questo porto gli occhiali: fin da piccolo andavo a rubare i libri! Una volta mi beccarono pure, ma cosa si può dire a un bambino che ruba i libri? Se fosse un giocattolo, lo potresti sgridare, ma essendo un libro vuol dire che c'è qualcosa dentro che lo spinge a farlo. Il libro che sto leggendo adesso è L'anima della terra (vista dalle stelle), una lunga intervista a Margherita Hack e a Ginevra Di Marco, tratto dal loro spettacolo. Mi è stato regalato pochi giorni fa proprio da Ginevra. Poi sto leggendo Il nome del barbone, di Federico Bonadonna, interviste a gente che vive per la strada.

Simone Cristicchi prossimo venturo?
Ho lavorato molto per poter avere una tournée da attore, portando in giro il più possibile Li Romani in Russia, e da qui all'estate abbiamo circa ottanta repliche, un bel tour. Non è stato facile. Anche i direttori artistici e dei teatri mi conoscono principalmente come cantante ed è stata dura. Comprendo che c'è molto pregiudizio: c'è chi sale su un palco e magari fino a sei mesi prima è stato in un reality o in un talent show. Il lavoro mio e della mia agenzia, nonché il nome di Benvenuti, ci hanno spalancato le porte, però a distanza di un anno, un anno e mezzo. Non è stato regalato: ce lo siamo dovuti guadagnare!

È singolare e bello questo incrocio: lui, più noto come attore, recentemente si è dedicato alla canzone d'autore; tu, che sei più famoso come cantautore e hai vinto un Sanremo, ti stai impegnando nel teatro.
In questo siamo simili. In realtà, la mia tournée estiva è stata principalmente concertistica, insieme a una quindicina di repliche de Li Romani in Russia. E ho trasportato gli insegnamenti di Benvenuti anche all'interno proprio dei concerti. Sono due sfere che si influenzano a vicenda. Il mio non è un concerto classico, ma contiene brevi monologhi, e oggi nel mio lavoro mi sento arricchito.

Un sogno nel cassetto?
Continuare ad essere un ricercautore, a fare ricerche che poi, per il tramite mio, possono generare piccole riflessioni: come il lavoro che ho fatto sugli ex-manicomi o il coro dei minatori. Li Romani in Russia mi dà molta soddisfazione soprattutto per i giovani, che vengono a vederlo perché mi conoscono dalle canzoni e incontrano un capitolo di storia che nei libri occupa tre, quattro righe al massimo. Narrare la storia in questo modo ha una sua funzione pedagogica e di coscienza: oltre a un fatto storico preciso, raccontiamo l'orrore di chi si ritrova a vivere una guerra.

Simone Cristicchi, romano da generazioni, da giovanissimo è fumettista, allievo di Jacovitti. Presta servizio civile e poi fa volontariato in un centro d'igiene mentale. Oltre che cantautore, è scrittore, autore ed interprete di monologhi e di documentari, nonché attore teatrale. Il successo arriva nel 2005, con il brano Vorrei cantare come Biagio. Nel marzo 2007 vince il Festival di Sanremo con Ti regalerò una rosa. Nel 2009 parte il tour Canti di miniera, d'amore, vino e anarchia, con il coro dei Minatori di Santa Fiora. Sua la colonna sonora di Cose dell'altro mondo (2011), di Francesco Patierno.

@il_trillo

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