A+ A A-

[i] Piero Chiambretti, business man fra televisione e buona cucina

  • Scritto da Elena Meynet

Piccolo, irriverente, geniale: Piero Chiambretti è nato ad Aosta, abita (spesso) a Torino ed è innamorato di Napoli. In una bella chiacchierata all'Università della Valle d'Aosta, martedì 29 novembre, si lascia intervistare da Paolo Preti, docente di organizzazione aziendale della facoltà di scienze dell’economia e della gestione aziendale, e scherza con il nuovo rettore Fabrizio Cassella.

Atmosfera rilassata e concetti di spessore compongono l'inconfondibile personalità di Chiambretti anche nel parlare di budget, scelte di marketing e gestione di ristoranti o di show televisivi. Il conduttore è infatti proprietario, con alcuni amici, di una catena di pizzerie e trattorie a Torino, dove sperimenta luoghi comuni e buoni piatti. «Abbiamo chiamato il primo ristorante "Birilli" - si racconta - dal nome di due fratelli, naturalmente inventati, io e il mio socio, che dal 1929 proponiamo buona cucina. Se un locale esiste da molto tempo vuol dire che funziona, dà fiducia. In più, l'abbiamo tappezzato di foto di personaggi famosi che si complimentano su quanto sia tutto buono. Ci siamo anche inventati il menu dei "falsi d'autore": citiamo chef e ristorante, segniamo il prezzo originale e a fianco segniamo il prezzo molto più basso del piatto proposto da noi. Ovviamente deve essere esattamente uguale». «La nostra scelta - continua - è offrire qualità ad un prezzo accessibile, dove costerebbe quaranta noi facciamo pagare trenta e a chi mi dice che così ho perso dieci euro, rispondo che ho guadagnato cento clienti».
Dalla ristorazione alla televisione, dalla buona cucina alla realizzazione di una serata televisiva di successo: «Il problema è sempre che quando ti chiedono il costo di uno spettacolo - spiega il Pierino nazionale, che controlla personalmente il budget di ogni programma - considerano una sola puntata, che quindi costa tantissimo, perché ad esempio il costo della scenografia viene caricato tutto in una volta e non spalmato su cinque o dieci. Il risultato cambia. Allora cominciano a chiedere di togliere una cosa o l'altra, fino all'osso: "mi piaceva di più il programma che avevi proposto prima", finiscono per dire. Certo, hanno tagliato tutto!».
«Il mio obiettivo
- confida lo show-man alla platea di docenti e studenti - è fare qualcosa di mai fatto prima. Ad esempio, la prima volta che siamo stati chiamati sul palco di un locale per fare il nostro primo spettacolo, con il mio amico ci siamo guardati, poi siamo scesi e siamo andati a casa. Il pubblico non aspettava certo noi, ma il "nome" che sarebbe arrivato dopo, così li abbiamo spiazzati. Il proprietario non ci ha più chiamati».
Sono storiche le liti scatenate da Chiambretti in televisione, o i personaggi che hanno fatto parlare di sé: «Quando ho fatto il Dopofestival di Sanremo - racconta - ho invitato Aldo Busi, che è praticamente diventato un ospite fisso: memorabile la sua litigata con Vittorio Sgarbi. Io non faccio niente di speciale, mi limito a mettere assieme i personaggi che possono creare scompiglio». «La televisione è lo specchio rotto della realtà, la riproduce in modo distorto. Se non esiste la necessità di un risultato immediato - conclude - alla diretta televisiva preferisco la differita, anche registrando un'ora prima. Diciamo che tendo a fare la televisione senza pause. Pulisco la noia e lascio gli errori che fanno spettacolo».

@il_trillo

per scrivere a iltrillo.eu invia una mail a info@iltrillo.eu o contattaci sui nostri profili "Twitter""Facebook".