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[i] Memo Remigi: “La discografia è morta. Bisogna sapersi proporre"

  • Scritto da Enrico Zoi

Memo Remigi è uno di quei signori della musica che conosciamo da sempre. Quarant'anni di carriera tra brani di successo (Innamorati a Milano, Io ti darò, Salvatore) cantati o scritti per altri big, da Ornella Vanoni a Shirley Bassey fino allo Zecchino d'Oro, importanti programmi televisivi e una costante attenzione al rinnovamento artistico A luglio 2011 ha ricevuto il premio alla carriera nel corso dell'undicesima edizione del Grand Prix Corallo Città di Alghero.


Memo Remigi oggi.

Oggi, io e tanti miei colleghi viviamo un po' del nostro passato: chi ha seminato bene raccoglie, vuol dire che ha lasciato qualcosa di importante che ora ha come dote artistica: avendo io scritto come autore canzoni che hanno fatto il giro del mondo, resto un punto di riferimento. Purtroppo, in questo mestiere, è necessario non essere solo un cantante o un autore: bisogna cercare di spaziare e avere tante frecce al proprio arco. Io ho iniziato come autore, poi ho cominciato a cantare le mie cose, ho fatto il conduttore televisivo e canzoni per bambini. Altri colleghi nati solo come cantanti sono rimasti tali, ma se canti la stessa canzone, la cosa si esaurisce e la gente si chiede: e poi? Quindi, anche nelle serate, puoi cantare e presentare. Muoversi in più campi, questo è un elemento fondamentale per sopravvivere in questo ambiente: in America, quando fai qualcosa sei sempre curato per quella cosa fino a ottant'anni, in Italia se sparisci la gente si dimentica facilmente. Ci vuole fantasia, ti devi proporre e saper proporre: io ho fatto Rai e Telelombardia Antenna 3 con programmi molto popolari. Ho scritto e interpretato Varese Va, inno del mondiale di ciclismo di Varese 2008, da cui è stato realizzato un video cantato con alcuni campioni di ciclismo: da Arrigo Petacchi a Paolo Bettini, li ho fatti cantare tutti! Nel 2006 sono stato testimonial della Lilt per la Campagna contro il fumo con la canzone-video Basta, basta, sigaretta, musica mia e, testo di Alberto Testa e Antonio Marcucci, a cura dei ministri di allora Giuseppe Fioroni e Ottaviano Del Turco: 350mila dischi, cosa che neanche Jovanotti! Poi Carlo Conti fa un programma in cui i cantanti sono un po' mummie e sono presentati per quello che facevano. Questi sono gli spazi che la Rai offre a quanti fanno il mio mestiere: ecco perché devi avere fantasia!

Progetti per il 2012?
Dipende anche da ciò che accadrà nel nostro Paese: serate non se ne fanno più, non ci sono soldi, i locali non pagano i cantanti, ma i ragazzotti del Grande Fratello o dell'Isola dei famosi, che vanno nelle discoteche. Lo spettacolo a livello di orchestra e varietà è esaurito. Poi c'è il fenomeno Fiorello e si grida al miracolo, ma, senza togliergli i meriti, è presentato in un vassoio d'argento in tutto e per tutto! Ci dovrebbero essere spazi anche per altre persone. In ogni caso a febbraio 2012 sarò in tournée in Canada con un gruppo di cantanti italiani per i nostri connazionali che vivono lì. Per l'occasione ho scritto l'inno Italiani nel mondo. C'è anche un filmato che sta già girando in quelle zone per promuovere il tour. Dischi nuovi? Le case discografiche non spendono per realizzare un cd perché le vendite non consentono di recuperare le spese: la discografia è morta. Quindi ci sarà il festival di Sanremo, organizzato con scelte operate secondo un giro di interessi: oggi non siamo sicuri che il mestiere dell'artista sia gratificato nel mondo giusto.

Il ricordo più bello?
Tantissimi. Era un mondo diverso, in cui esisteva la famosa Galleria del Corso di Milano: ad ogni piano c'erano case discografiche e di edizioni, insegnanti di musica e canto. Ci si trovava in Galleria per andare in locali che la gente frequentava. Era la fucina della Galleria del Corso di Milano. Ora ci sono le multinazionali e questo mondo è finito. Mi ricordo autore, le prime emozioni quando la mia casa editrice mi diceva 'scrivi una canzone per Ornella Vanoni che deve andare a Sanremo': ci si metteva lì con il paroliere e si cercava una canzone adatta. Quando ho scritto per lei Io ti darò di più, la Vanoni era la donna affascinante, davvero capace di dare qualcosa di più a un uomo. Vestivamo la cantante con l'abito giusto.

Ricordi televisivi?
Due programmi Rai nelle prime tv in bianco e nero: uno era Qualcosa da dire, dove c'erano i cantautori alle prime armi, come Donatella Rettore, Riccardo Cocciante, Edoardo Bennato che faceva il cantastorie con gli occhiali scuri e la grancassa legata ai piedi, e Roberto Vecchioni che cantava Luci a San Siro. Ebbe successo e l'anno dopo me lo fecero rifare, chiamandolo Con rabbia e con amore. Poi Fantastico 2, l'edizione del 1982 in cui c'erano 20-25 milioni di telespettatori a sera, con Walter Chiari, Gigi Sabani, Romina Power e Claudio Cecchetto che presentava. Quindi una Domenica in di Corrado. Avevo un'ora di collegamento da Milano, intitolata A modo mio, ogni volta con una donna famosa protagonista, che sceglieva gli ospiti: feci 18 puntate. Quindi Topo Gigio: ancora oggi vengo fermato per la strada da signori di 40-45 anni che sono stati bambini con Topo Gigio, questi raccontano ai loro figli che ero io a farlo e io imito la voce del pupazzo facendo ridere i papà, mentre i bambini mi guardano come un alieno!

Rimpianti?
Non avere mai approfondito l'apprendimento musicale: io sono nato con un grande orecchio musicale, ma non ho mai imparato la musica. Suono, come altri, da autodidatta. Forse avrei fatto cose più elaborate, anche se i miei brani hanno avuto successo perché spontanei e naturali, però un arrangiamento per un'orchestra di 40 elementi non lo posso fare: in testa ce l'ho, ma mi ci vuole un Maestro che lo metta in pratica.

Il problema del cavallo di battaglia: quanto pesa una canzone come Innamorati a Milano?
La cosa buffa è che se tu vai a un programma tv importante adesso, dicono 'è quello di Innamorati a Milano', e gli autori sostengono che la gente vuole quella canzone: sembra che tu non abbia fatto altro. Io nel 2008 ho pubblicato un doppio cd, Sembra ieri, che raccoglie i miei successi, canzoni su Milano e brani inediti. Non riesco a promuoverlo: nelle radio ti chiedono soldi per garantirti un certo numero di passaggi, ammesso che sia la strategia giusta. Però c'è chi si è fermato al cavallo di battaglia: io no, mi sono rimboccato le maniche.

Memo Remigi nel tempo libero
Quando non lavoro penso alla mia persona: amo leggere, fare passeggiate con il mio cane, andare in moto (anche se l'anno scorso ho avuto un incidente e mi è andata bene!), ascoltare musica americana degli anni '30, '40 e '50, riascoltare le mie canzoni cercando di dare un giudizio critico: se l'avessi fatta adesso, l'avrei scritta in altro modo? E poi fare quello che il Maestro Giovanni D'anzi, il mio scopritore, mi diceva di fare quando da Como mi faceva venire in Galleria del Corso, perché voleva che fossi il suo puledrino: 'Vai al pianoforte e suona'. Io improvvisavo, poi lui sceglieva le frasi più belle che magari non ricordavo più! Mi spronava ad essere spontaneo. Questa cosa la faccio ancora adesso: mi metto al piano in casa mia e suono, provo, vedo cosa mi viene. Da giovane ed entusiasta registravo subito tutto, ora registro ancora, ma con il telefonino. Se il giorno dopo, mi ricordo la frase musicale e la so risuonare senza riascoltarla, vuol dire che è valida.

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