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[i] Alan Parker: grande regista, sempre "sulle ali della libertà"

  • Scritto da Giuliano Sberna

Alan Parker è l’asso di bastoni del Sottodiciotto Film Festival, in programma a Torino dal 7 al 17 dicembre. Un personaggio schivo ed assolutamente avulso dal jet set, un anziano paffuto dallo sguardo severo e pungente, che non ti aspetti; e probabilmente la cosa è reciproca. Un vip suo malgrado, che preferisce fare cinquecento metri in automobile piuttosto che lasciarsi fotografare dai paparazzi, una scelta che richiama i divi degli anni Sessanta. Qual è il rapporto con i grandi attori che ha diretto? «Ho un ricordo poco piacevole di Madonna - risponde il regista - non tanto per il rapporto che aveva con me, quanto per l’impegno gravoso che i miei collaboratori hanno profuso per l’estetica dell’attrice-cantante».
Nicolas Cage, Jodie Foster, Diane Keaton, Matthew Modine, Gene Hackman, William Dafoe sono i più famosi interpreti dei personaggi dei suoi film e fra questi ci sarebbe potuto essere anche Marlon Brando se non avesse rifiutato la parte di satana in Angel Heart in favore di Robert De Niro. Quest’ultimo deve aver colpito molto il regista il quale spende molte parole sul suo conto e sulla dedizione artistica che l’attore manifestava con la professionalità e la cura nei dettagli. Suggestiva la descrizione di Parker di quanto De Niro fosse preoccupato per le unghie del satana di Ascensore per l’inferno, che dovevano crescere di ciack in ciack, chiedendo continuamente sul set: «Sono cresciute abbastanza? Si vede che sono cresciute?». Un particolare divertente che umanizza molto sia il personaggio che la persona, soprattutto dopo che era stato descritto come un attore che si spende molto per il film ma che nello stesso tempo chiede spiegazioni, si confronta con il testo ed impegna molto il regista. Discorso assolutamente di un altro tono per Mickey Rourke: un «bambinone che fa i capricci; era persino difficile il solo portarlo sul set la mattina», ma il suo talento lo ha salvato più volte.
Che differenza vede tra il suo “Fame” ed i nuovi music reality? «Anche noi abbiamo X Factor – risponde – e questi giovani vanno in cerca della celebrità e della fama, proprio come gli studenti di “Saranno famosi”; il mio film è stato in qualche modo la previsione di quello che sarebbe stato il futuro o, più semplicemente, in fatto di successo c’è grande continuità con il passato».
Curioso anche il motivo della variazione del titolo di “Fame” -  in origine “Hot lunch” – cambiato con il titolo che tutti noi conosciamo a causa di un omonimo film porno, di cui Parker vide la pubblicità nella 42esima strada di New York, e la cui star si chiamava proprio Alan Parker.
Che rapporto ha personalmente con teconologia? «Molto spesso mi viene chiesto che telecamera utilizzo o quale tecnologia di postproduzione - dice Parker - e non mi vengono fatte domande su un determinato soggetto o personaggio. Io non dò tutta questa importanza alla tecnologia, anche se devo ammettere che ha avuto un’evoluzione molto positiva, se consideriamo il contributo che le misure ed i pesi sempre più ridotti dell’attrezzatura apportano nel riuscire a lavorare all’interno della scena: utile ma sempre seconda rispetto all’idea ed al progetto».
Cosa avrebbe voluto realizzare nella sua carriera e non è riuscito? «Mi sarebbe piaciuto lavorare con Nicholson».
Come vede le ultime vicende politiche italiane? «Fare un film sulla vita del signor Berlusconi sarebbe sicuramente più interessante di quella del signor Monti - riflette - ma devo dire che il nome Mario Monti mi piace molto: ricorda in qualche modo la presentazione dell'Eurovisione. Mi sono un po' stancato della critica politica e sto preparando un film dai temi più delicati, una storia d’amore; anche se fra le pieghe della trama ci sarà il tema dell’immigrazione negli USA. Questo nuovo film è stato pensato sulla figura di un attore ben preciso e se questo dovesse rifiutare l’incarico beh, allora il film non si farà».
Le ali della libertà è il sottotitolo di un noto film di Parker, "Birdy", ma anche la sorte del regista, un filmaker che ha creato sedici opere cinematografiche cimentandosi con il dramma e le visioni di The Wall, le vicende giudiziarie di Fuga di mezzanotte, i sogni di gloria di Saranno famosi, il conflitto socio-razziale di Mississipi burning, il giallo faustiano Angel Heart, solo per citarne alcuni. Eppure approcciare intellettualmente a questo regista non è facile, sfugge, si trasforma, si smaterializza proprio quando pensi di averne intuito la poetica. E, come lui stesso conferma, ti ritrovi a fargli domande orizzontali che neanche tentano di arrivare al quid e men che meno vi si avvicinano le risposte. Personaggio assolutamente fuori dai generi, Alan Parker si dimostra incredibilmente coerente con la sua produzione: eterogeneo: di genere “Altro”; idealista: a favore dell’idea che di volta in volta inscena; schivo e imprevedibile: ogni volta è diverso; un regista libero: un Birdy del cinema.

@il_trillo

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