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[i] Fiorella Mannoia: “Siamo tutti a Sud di qualcuno. Il diverso? Io non ho paura”.

  • Scritto da Enrico Zoi

Fiorella MannoiaFiorella Mannoia è in tour con il suo album, Sud, uscito il 24 gennaio. Un disco in cui l'artista romana, incontrata in occasione del suo passaggio alla libreria Feltrinelli di Firenze, avvia l'evoluzione dalla sua classica dimensione di grande interprete verso una partecipazione più diretta ad alcuni dei testi dei dodici brani che lo compongono. Un disco caloroso e positivo, in cui le realtà che abbiamo di fronte a noi non vengono dipinte come muri da valicare o ostacoli, piuttosto come ricchezze da non temere.


Un tuo recente tweet dice che siamo tutti a Sud di qualcuno: è questo il messaggio o uno dei messaggi del disco?
Siamo sempre a sud di qualcuno, noi siamo sicuramente a sud della Germania: era questa la battuta! La mia intenzione era fare un disco-concept, come si usava una volta: ti ricordi Burattino senza fili di Edoardo Bennato? Era tanto che non si incideva un album che avesse un tema per tutte le canzoni. Quando ho letto il libro di Pino Aprile Giù al Sud sono rimasta scioccata dal saccheggio del nostro Sud e ho pensato a quanto ci sarebbe ancora da dire anche per ritrovarci uniti. Così è scattata la molla: dal nostro Sud il pensiero è andato a tutti i Sud del mondo depredati e abbandonati a se stessi, l'America Latina, l'Africa.

Il singolo del disco è Io non ho paura: secondo te quando è lecito avere paura?
Quasi tutte le canzoni di Sud parlano della migrazione dei popoli, anche Io non ho paura. Certo, una canzone ti può indirizzare dove il tuo cuore ti dice di andare, ma in questo brano il riferimento è al non temere la diversità e ciò che non si capisce: la paura è un sentimento che va rispettato ed è normale in un momento come questo. Oltre tutto per noi la migrazione dei popoli è un fenomeno giovane rispetto all'Europa, dove il problema è stato affrontato e in parte risolto. Noi cominciamo ora, quindi è chiaro che si possa avere paura di culture, lingue, religioni e colori diversi. Ciò che mi fa orrore è veder cavalcare queste paure per mettere gli esseri umani uno contro l'altro per motivi meramente politici ed elettorali. Il fenomeno è ineluttabile: ci piaccia o no, saremo una civiltà multirazziale e non ci sarà nessuna legge o reato di clandestinità a fermare i popoli che si spostano e hanno diritto a quanto l'Occidente ha loro negato.

Una carriera ricca di collaborazioni con gli altri artisti della scena italiana. Come nasce questa scelta? Istinto, bisogno interiore, amicizia, altro?
In questo disco ho cominciato a scrivere testi: una novità per me. Sentivo talmente l'argomento che finalmente ho aperto questa sorta di contenitore in cui chiudevo il mio pudore. Pensavo di non essere all'altezza delle canzoni che avevo cantato, ma stavolta mi sono liberata e ho scritto due testi tutti miei. Però fino ad oggi sono stata un'interprete: da qui le collaborazioni, particolarmente con la canzone d'autore perché erano gli artisti ai quali mi sentivo più vicina per affinità elettive.

Una ventina di premi negli ultimi venticinque anni: qual è per te il più importante?
Non avendo il culto della personalità, i premi è come se me li dimenticassi, ma ringrazio e sono onorata, solo che non ci penso sempre. Forse il Premio Tenco è quello che ho apprezzato di più: una rassegna prestigiosa alla quale tutti ambivano, l'ho vinta cinque volte ed è un attestato di stima di cui vado fiera.

Un pregio e un difetto del panorama della canzone italiana di oggi.
Il difetto è che io, come quelli della mia generazione, sono abituata a canzoni che fanno riflettere. Questo senza nulla togliere ai brani di pura evasione, apprezzabili, come il cinema di evasione al quale non mi sottraggo, per la funzione che svolgono di non farti pensare a niente e di fischiettare. Io però da sempre ascolto anche canzoni che mi danno spunti di riflessione sulle cose, spunti che la musica di oggi, come il linguaggio che parliamo, dà meno. A parte i soliti noti il vocabolario si è alleggerito e mi manca di sedermi e dire: 'questo ha ragione!'. Fabrizio De André quando avevo 14 anni mi cambiò la vita: smisi di essere una bambina, e nella fase che precede l'ingresso nell'età adulta, grazie a lui capii che forse la medaglia andava girata, che c'era chi viveva da invisibile, diseredato ed escluso. Oggi mi domando: quali dischi possono cambiare la vita alle nuove generazioni?

Il pregio?
C'è tanta offerta e ci sono tanti talenti, che però hanno bisogno di crescere e non hanno la fortuna di poterlo fare. Il pericolo è vedere artiste straordinarie che sanno cantare a 14 anni da interpreti mature ma alle quali non si dà il tempo di crescere. Il mio è un po' un allarme rosso: tutto si consuma in fretta, sei in vetta alle classifiche e riempi i Palasport, l'anno dopo esce un altro giovane e sei dimenticato. L'abbondanza di offerta e di talenti è un pregio che rischia di diventare un difetto. Lo dico sempre ai ragazzi e alle trasmissioni alle quali mi invitano: bisogna stare con i piedi per terra, non sono a un traguardo, ma a un inizio. Un altro difetto è che ci sono molti gruppi e talenti che non passano dai talent show e hanno difficoltà a farsi conoscere. Come pure è terribile anche che la tv di stato, pagata con i nostri soldi, non abbia trovato una trasmissione musicale, anche in seconda serata, in cui si possa cantare dal vivo, proporre progetti e dare voce a gruppi nuovi, in cui ogni cantante ne porta con sé un altro da presentare. Sembra quasi che la musica non interessi più a nessuno, ma la grande affluenza ai concerti dimostra il contrario. Purtroppo la tv è commerciale, ma noi meriteremmo, anche come categoria, una trasmissione: e fateci divertire!

Il tuo impegno per Emergency è noto. C'è un appello che vuoi fare in questo momento a favore dell'associazione di Gino Strada?
Sì, perché si mandi un sms al 45508. Emergency ha bisogno e io ogni volta che posso mi presto: aiutiamoli, hanno curato in questi anni milioni di persone e hanno necessità del nostro sostegno.

Il tour.

@il_trillo

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