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[i] Susy Bellucci e Di lago, il nuovo cd: quando la voce dilaga verso nuovi percorsi

  • Scritto da Enrico Zoi

Di lago è il nuovo cd di Susy Bellucci, grande interprete e rivisitatrice della tradizione popolare toscana, da lei mai intesa in modo 'archeologico', e del bel canto e attenta esploratrice dell'universo femminile e degli orizzonti della vocalità, alle spalle anni di lavoro dedicato alla musica popolare e per l’infanzia. Con Di lago riscopriamo la sua anima di cantautrice.

Di lago, ma anche dilago?
Buona domanda. La spaziatura tra le due parole lascia aperto l'interrogativo e il titolo vuol dire entrambe le cose: nel primo pezzo dell'album, Di lago, il testo nella prima parte è 'di lago', nella seconda è 'dilago'. È dunque bene che ci sia questa sospensione. L'album poi è un dilagare di stili musicali e vocali.

Esempi?
Negli anni in me si è affermata sempre più una passione per la vocalità in ogni sua espressione e qui mi sono divertita a cimentarmi 'alla maniera di...': degli standard jazz, del cantautore folk, degli anni '60 o degli '80. C'è anche una reinterpretazione tristissima e struggente di Jingle Bells. L'unica assente è la canzone toscana: i testi di Di lago li ho scritti tutti io, tranne due, una cover di Tom Waits e naturalmente Jingle Bells.

Tu sei solita avvalerti di un gruppo di grandi musicisti. Chi c'è un questo disco?
Ricordo intanto che i miei dischi sono tutti realizzati con Giulio Clementi, musicista e artista a tutto tondo, che, oltre a essere il mio compagno di vita, cura ogni aspetto dell’opera: composizione, arrangiamento, registrazione e realizzazione grafica. Il cd è un po' una torta fatta in casa, ma siccome abbiamo anche il piacere di avere tanti amici musicisti di grande calibro, quando incidiamo un disco, a seconda delle esigenze di ogni brano, li chiamiamo. Qui abbiamo Stefano Bollani, Piero Borri, Marco Caputo, Marilena Cutruzzulà, Lorenzo e Veronica Lapiccirella, Lorenzo Marianelli, Raffaello Pareti, Gianrico Righele, e altri ancora.

Come sono nate le idee del disco?
Alcune preesistevano, altre sono nate via via. E dal genere si cerca l'amico musicista che gentilmente si presta: per i brani jazz si sente Bollani per il piano o Pareti, grande contrabbassista, o lo storico batterista Borri. In questi casi il piacere e il divertimento sono reciproci.

Come nasce il tuo spaziare fra generi, epoche e musicisti?
La prima cosa è cimentarmi vocalmente. La cover di Innocent when you dream, di Tom Waits, presente anche nel film Smoke di Wayne Wang, nacque per una performance mia e di Giulio a una festa all'aperto. Lui suonava la fisarmonica e io tirai fuori la matrice melodica che spesso Waits ha sotto il suo vocione. In questo brano ho una voce semiimpostata, un po' come una bambina che canta acuto, nel mio immaginario come una di quelle 'barbone' inglesi che vendono fiori all'angolo della strada e sembrano vivere in un sogno. Quindi niente di precostituito: di volta in volta ci piace visitare un genere usando la vocalità e la strumentazione che ci sembrano giuste. Un altro pezzo particolare è Ofelia, dedicato a un'amica che molti anni fa si tolse la vita. Era giovane e ogni tanto ripenso a quel giugno piovoso quando fu ritrovata. La sua storia mi ha ricordato il personaggio letterario di Ofelia, il quadro preraffaellita e l'impatto delle donne con un certo tipo di realtà, che poi è quella 'normale', alla quale però molte ragazze arrivano dai sogni della fanciullezza: e l'impatto si fa problematico. La melodia di Ofelia è particolare, quasi recitata: ha però una coda finale, opera di Giulio, musicalmente e strumentalmente molto bella, struggente, con un'atmosfera da vecchia orchestrina di balera, un po' nostalgica.

Definisci la tua ricerca nella vocalità.
La vocalità proviene dal senso del testo e dal tipo di sperimentazione che vogliamo fare. Ad esempio: Jingle Bells è in assoluto il pezzo più felice del mondo. Io lo registrai anni fa, pensa, su un portastudio a cassette. Era il periodo in cui andava di moda cantare tutti con la voce roca, imitando il canto nero o blues. Io volli fare Jingle Bells, che non ha niente a che vedere con un certo tipo di struggimento o lentezza tipica del blues. Lì mi sono misurata nel fare la voce roca, un po' soul. La mia ricerca vocale nasce dall'idea del momento.

Tra i tuoi colleghi cantanti, chi ti stimola di più?
Non seguo molto le tendenze di oggi. Amy Winehouse? Molto brava anche se classica: cantava parecchi standard. Uno che a me invece piace molto, per la mia fissa giovanile con il rhythm and blues, è Paolo Nutini. Che altro? A chi vuole imparare a cantare faccio spesso vedere da youtube un video di Christina Aguilera, che duetta con Brian McKnight. È sempre un pezzo natalizio, Have Yourself a Merry Little Christmas: è la dimostrazione di un controllo vocale veramente incredibile. Quel tipo di canto non mi piace un granché, mi annoia, è troppo fiorito e insistito. Però, se uno vuole imparare a cantare, saper usare la voce con tale controllo... tanto di cappello!

Torniamo a Di lago.
Sì, ci tengo a dire che in esso ci sono dei pezzi dedicati alle donne. Del resto, il mio interesse per il mondo femminile risale pure a un altro album, Donne di Toscana. Qui c'è Ofelia, fanciulla disillusa, ma anche Fiaba crudele, un pezzo che mi è stato ispirato dalla trasmissione Amore criminale, un'esortazione alle donne a farsi forti nelle storie amorose, perché tante volte rimangono vittima di sogni e proiezioni personali non molto corrispondenti alla realtà. Poi c'è Velina, un pezzo scherzoso su questa figura ormai mitologica alla quale sembra aspirino quasi tutte le ragazze: senza voler essere moralistica, non mi sembra un obiettivo da perseguire, così la maltratto un po'!

È possibile prenotare online o acquistare Di lago nei negozi elencati sul sito http://www.susybellucci.com, alla voce Contatti.

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