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[i] Antonio Rezza e Flavia Mastrella: “Muoia chi non accetta l'innovazione e che siano in tantissimi a lavorare"

  • Scritto da Enrico Zoi

Antonio Rezza e Flavia Mastrella: un sodalizio artistico che dura da venticinque anni. Lui, attore e regista teatrale e cinematografico, quando non lavora con lei scrive libri di narrativa. Lei, artista e scultrice, quando non lavora con lui, si dedica a creare e ad allestire le sue mostre.


Insieme stanno rappresentando tra gli altri lo spettacolo Doppia identità elevata al superficiale, visto al Teatro Aurora di Scandicci (Firenze). Antonio Rezza, di che si tratta?
Doppia identità elevata al superficiale è uno dei nostri sei spettacoli che stiamo portando in giro. Questo progetto nasce nel 2010 su sollecitazione di Rodolfo Di Giammarco, direttore artistico della rassegna Garofano Verde-Scenari di teatro omosessuale, il quale ci chiese di scegliere tutte le parti dei nostri spettacoli in cui in vent'anni abbiamo trattato il tema dell'omosessualità e del travestitismo, cioè quando io mi vesto da donna. E Flavia ha rielaborato lo spazio.

Flavia, ci spieghi: come?
Ho sospeso tutto. L'ambiguità sessuale, siccome noi non sentiamo il problema, è un problema che rimane sospeso.

Rezza, di cosa parla Doppia identità, di amore?
Noi siamo dei guerrieri e nella lotta non c'è spazio per il romanticismo e l'amore.

Mastrella, ma c'è dell'altro...
C'è amore per la battaglia, una battaglia estetica e ritmica: l'estetica è fondamentale in una cultura, anche se facciamo finta di non accorgercene. Infatti i mass media lavorano con l'estetica per rimbambire un popolo.

Invece voi che operazione fate?
Apriamo degli spazi. Facciamo come le macchie di Rorschach: Antonio dà dei frammenti di storia che poi vanno a completarsi nella mente di chi guarda, quindi sono tutte situazioni diverse.

Rezza, com'è nato il vostro sodalizio?
Sono venticinque anni che lavoriamo insieme, proprio in questo mese. Il sodalizio è nato durante l'allestimento di una mostra fotografica sulla mia espressività facciale. Flavia ha rielaborato lo spazio sui personaggi inserendoli via via nell'habitat per lei più adatto ad esaltare le caratteristiche somatiche. Si chiamava I Visigoti.

Mastrella, è così?
Io avevo tante attività ed ero sempre in movimento, lui pure e in provincia è difficile trovare un essere del genere, quindi ci siamo subito appoggiati l'uno all'altro. Difatti lui ha un emisfero e io un altro, però della stessa forma: non si capisce come sia successo.

Teatro, cinema, letteratura. Quale di queste espressioni creative è più congeniale a Rezza?
Per quanto riguarda la letteratura, quando vogliamo riossigenarci da quello che facciamo insieme, io scrivo e Flavia fa mostre e crea sculture: abbiamo dei territori di non contaminazione! Tra cinema e teatro non saprei quale ci piace di più. Diciamo che facciamo il teatro perché il cinema è più difficile farlo: con il corpo vai dove non vai con la pellicola. Senza produzione, senza distribuzione e senza eccessivi aiuti esterni, il teatro lo portiamo in giro. Il cinema no. Comunque continuiamo a girare senza montare i film che giriamo. Per noi non è una mancanza: il cinema lo facciamo per noi e lo stiamo facendo, se il pubblico non lo vede non è colpa nostra. Vorremmo, ma non è possibile, forse lo sarà un giorno.

Flavia invece come si riossigena?
Dedicandomi all'arte pura, ma adesso sto lavorando al nuovo spazio per il prossimo spettacolo.

Rezza, come sarà?
Non lo sappiamo. Flavia ha creato lo spazio, io sto lavorando al suo interno, però sarà una sorpresa anche per noi. In fondo mancano ancora otto mesi alla fine e abbiamo tempo.

Un sogno nel cassetto?
Che muoiano le persone che non accettano l'innovazione: non è una provocazione, che muoiano fisicamente! Mi addormento la notte con questa utopia. Il mio sogno è di lavorare in tantissimi, tutti insieme in un unico progetto.

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