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[i] Lena Biolcati: dal suo grande grande amore stanno nascendo una scuola di canto e un nuovo musical

  • Scritto da Enrico Zoi

Lena Biolcati è una di quelle cantanti che attraversa con eleganza la scena musicale italiana, con brani evergreen come Grande grande amore con cui vince a Sanremo fra le Nuove proposte nel 1986 e soprattutto una carriera di attenta ricerca, in cui niente è mai semplice traguardo, ma tutto si trasforma in strade tracciate verso l'insegnamento, il musical, il teatro.

Ripercorri i momenti più importanti della tua prima stagione di artista: Castrocaro, Sanremo, Grande grande amore, il Disco per l'estate.
Nel momento in cui partecipai, senza crederci troppo, a Castrocaro, avevo già alle spalle parecchi anni di serate nelle conventions, la cosiddetta gavetta che ti permette di acquisire un po' di esperienza sul palcoscenico e di sperimentare e conoscere stili musicali diversi, oltre che di ampliare le tue capacità interpretative. Dico 'senza crederci troppo' perché avevo già provato a propormi ad alcune case discografiche attraverso provini e audizioni, ma sembrava che a nessuno interessasse la mia voce. Castrocaro è stato quindi un turbine di sorprese ed emozioni, come del resto tutto ciò che successe da lì in poi. La vittoria, l'incontro con la Cgd e Stefano D'Orazio come produttore, il susseguirsi di continue conquiste e conferme. Sanremo 1985 fu la mia prima grande esperienza: da sempre, come penso succeda a tutti i cantanti, vedevo quel luogo come un sogno e un punto di arrivo e invece scoprii che era solo l'inizio, che bisognava lavorare sodo e con grande determinazione per costruire qualcosa di duraturo. Chiaramente il momento più straordinario è stata la vittoria nelle Nuove Proposte a Sanremo 1986 ed è difficile spiegare in poche parole cosa si può provare in quegli attimi: felicità, emozioni talmente forti da lasciarti senza fiato, nuove certezze riguardo a ciò in cui avevi sempre creduto, che avevi sempre difeso e per cui avevi lottato, nuove speranze che si affacciavano per il futuro e la consapevolezza che la tua vita cambiava e che sarebbe stato bello scoprire in quale direzione.

Poi la scelta di dedicarti a tua figlia: affetti e sentimenti superano la carriera?
Non posso rispondere in generale, è troppo personale la scelta. Ognuno prima o poi deve fare i conti con la propria vita e secondo le esigenze e la priorità che diamo loro decidiamo il nostro futuro. Fare questo lavoro significa essere spesso 'assente', ma non è detto che non si riesca a conciliare vita privata e professionale, anche se è sicuramente più difficile. Quando ho preso questa decisione ho sentito che in quel momento mia figlia aveva bisogno di me e che non c'era più la possibilità di conciliare: la scelta è venuta da sé ed è stata quella più importante per me.

Com'è stato poi rientrare, la maturazione della decisione?
Non si smette mai di 'fare' l'artista: questo non è solo un lavoro, ma un'esigenza dell'anima. Questa sorta di pausa in realtà mi ha permesso di addentrarmi e lavorare su altre sfaccettature del mestiere. Ho scoperto, o forse dovrei dire ho dato libero sfogo al piacere di scrivere, ho studiato recitazione, aprendo le porte al mondo del teatro e del musical, mi sono dedicata alla formazione dei nuovi talenti. Come vedi, non mi sono annoiata!

Il tuo ritorno avviene nel terzo millennio, con i musical interpretati e poi scritti.
È stato bellissimo essere nel cast di Pinocchio. Devo questa esperienza fantastica a Saverio Marconi che mi ha scelta per la parte di Angela: ho vissuto momenti intensi e nuovi, come il piacere di condividere la scena, l'amicizia e le emozioni con altri artisti straordinari, quale Manuel Frattini, e di imparare nuovi dettagli in una dimensione artistica che non mi apparteneva. È incredibile quanto ci sia sempre da scoprire e probabilmente il bello di questo lavoro è proprio la creatività infinita. In più, come per un magico disegno, nel cast c'era anche mia figlia: Silvia Di Stefano, che ad oggi è un'apprezzata performer del musical italiano. Il mio ritorno in scena è coinciso con il suo primo lavoro: un motivo in più per sorridere delle mie scelte.

Un'altra tua attività di oggi è l'insegnamento: che cosa raccomandi ai tuoi studenti?
Non smettere mai di incuriosirsi e di pensare che c'è sempre qualcosa da imparare. Mi rattristo quando a volte vedo la mancanza di umiltà e la convinzione di aver già capito tutto. La fine di un'artista comincia proprio nel momento in cui smette di cercare.

Prossimi progetti?
Tanti. La creazione di una scuola di canto a Milano per esempio, che già è in fase di attuazione, con la possibilità di diversificare i percorsi di tecnica e interpretazione tra musical, pop e gospel, e corsi full immersion estivi e invernali (chi fosse interessato mi contatti qui: 3661039249). Oppure l'ultimazione di una sceneggiatura per un musical a cui sto lavorando da tempo, di cui per ora non citerò il titolo e il contesto: la solita scaramanzia!

Un sogno nel cassetto.
Qui andiamo veramente sul difficile, ma nei sogni si può osare: l'allestimento di un teatro, dove poter rappresentare tanti spettacoli validi, anche tra quelli cosiddetti 'minori', che oggi difficilmente trovano una collocazione nelle programmazioni ma spesso sono meritevoli di grande attenzione. Oggi troppi teatri chiudono per lasciare posto a parcheggi e centri commerciali ed è veramente triste vedere come sempre meno si dia spazio alla cultura che il teatro può e deve contribuire a promuovere. Ho osato troppo? Che importa? Nei sogni si può.

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