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[i] Ivan Zuccon: tra il premio all'H.P. Lovecraft Film e Wrath of the Crows in arrivo

  • Scritto da Enrico Zoi

Ivan Zuccon è uno dei maggiori cineasti indipendenti del panorama nazionale e un grande estimatore e conoscitore di Howard Phillips Lovecraft, da cui sono tratti alcuni suoi film, come L'Altrove, La casa sfuggita e Colour from the Dark.

Perché si fa l'horror?
Non vorrei sembrare pretenzioso, ma l’horror per me è una cosa seria. È un genere cinematografico che può spingere un autore a sondare terreni inesplorati sia dal punto di vista contenutistico che tecnico. Per certi versi l’horror, pur trattando il soprannaturale e mostrando l’indicibile, è vicino alla realtà o può rappresentare la vita reale più di quanto si possa immaginare. Noi siamo convinti che la nostra vita sia lineare, abbia un senso e segua percorsi logici chiari e definiti, ma non è così. La vita spesso è assurda, priva di una logica, e ci riserva sorprese che sfiorano nel soprannaturale e spesso e volentieri ci mostra l’indicibile. Con l'horror si può rappresentare la vita stessa, andando poi oltre, scavando nell’animo umano per scovare il lato oscuro. È bello quando il cinema del terrore si affaccia alle storie in modo intimista, analizzando i comportamenti umani, non con la pretesa di spiegarli, ma magari con la speranza di cercare di capirli o di darne un'interpretazione. Mi piace studiare i meccanismi della paura, e qui torniamo all’irrazionale della vita quotidiana, perché avendo sofferto di attacchi di panico per anni so che spesso la paura si scatena dal nulla e apparentemente per motivi fuori da ogni logica. Ma una logica c’è sempre, il problema è che non sempre l’uomo è in grado di afferrarne il senso, come la paura dell’ignoto ad esempio che, come diceva Lovecraft, è il sentimento più forte e antico dell’animo umano. Ecco, io faccio horror per questi motivi, per sondare l’animo umano non con la pretesa di dare risposte, ma con l’illusione di fornire delle interpretazioni.

Molti dei tuoi film, che si distinguono per un'eccellente qualità e originalità dell'invenzione visiva, sono tratti da Lovecraft: cosa rappresenta per te questo scrittore?
L’invenzione visiva è essenziale per raccontare storie di questo genere e non c’è inventore visivo migliore al mondo di Lovecraft, che con la sua fervida immaginazione ha creato mondi fantastici, terribili e meravigliosi allo stesso tempo. Lovecraft è stato molto importante per me: è stato proprio grazie a un suo racconto che la mia fantasia cinematografica si è sbloccata e ha virato verso storie di orrore puro, storie che trattano il fantastico, l’irreale, e parlano di cose innominabili. Io poi le ho contaminate con la mia visione più intimista e con la mia ossessione di voler raccontare il mio Polesine, terra di misteri e nebbie. A modo suo Lovecraft si considerava un outsider perché ancora legato a una società e a una mentalità ormai travolte dalla trasformazione degli Stati Uniti nei primi decenni del ‘900. Dopo un secolo esatto e vivendo in Europa io in qualche modo mi immedesimo in un simile sentimento. Ovvio che tale sensazione vada contestualizzata e generalizzata, ma questo suo sentirsi un estraneo al mondo in cui vive è un sentimento che condivido. Ciò spiega la necessità di immaginare e raccontare mondi diversi e personali in cui perdersi. Lovecraft lo faceva con i suoi racconti, io con i miei film.

Alla soglia dei quarant'anni, un primo bilancio della tua carriera?
Una lunghissima gavetta non ancora finita. È stata dura e tuttora lo è. Lo è sempre. Fare cinema non è una passeggiata. Fare cinema di genere ancora meno. Spesso mi domando 'ma chi me lo fa fare?' e medito di smettere e dedicarmi ad altro per la gioia dei miei detrattori, ma alla fine mi ritrovo sempre a ricominciare, a pensare a un nuovo progetto, a scrivere soggetti, a ideare movimenti della macchina da presa o a immaginare stralci di dialoghi di personaggi che esistono solo nel silenzio della mia mente. È così: finché la creatività si rigenera nel tuo cervello non c’è nulla che tu possa fare per fermarla, è come una droga, e le droghe portano alla dipendenza, per questo è difficile smettere. Sono molto orgoglioso di alcuni film che ho realizzato: La Casa Sfuggita, Nympha e Colour From the Dark sono progetti di cui vado fiero. Al contrario non amo molto i miei primi due lungometraggi, troppo acerbi e immaturi, ma del resto è così, il mestiere lo si impara sbagliando.

Quali sono i tuoi maestri?
Le mie influenze sono prima di tutto letterarie. Il mio immaginario è stato folgorato da scrittori come William S. Burroughs e James Ballard. Il cinema che ha contaminato le mie idee è arrivato dopo: Ingmar Bergman e Luis Buñuel. Quando guardi un loro film è come saltare in una nave e affrontare un viaggio verso mondi molto personali, creati da loro. Il cinema di genere horror/fantastico invece l’ho scoperto abbastanza tardi, quando ero già più grandicello. Da piccolo infatti ho sempre avuto tanta paura dei film dell’orrore. Poi ho scoperto il cinema geniale di Mario Bava ed è stata come una folgorazione. Il suo metodo mi influenza ancora oggi, le sue invenzioni sono una continua fonte di ispirazione per me. Dal punto di vista delle atmosfere ricordo che mi impressionò molto il primo cinema di John Carpenter, mentre per l’aspetto tecnico un grande maestro è Brian De Palma. Il primo cinema di David Cronenberg invece ha avuto il pregio di aver affrontato tematiche in perfetta armonia con le idee di Burroughs e Ballard, di conseguenza ne sono stato subito rapito.

E poi c'è Wrath of the Crows in arrivo: ce ne parli?
Arriverà a fine anno ed è un film molto diverso dai miei precedenti, ma al contempo contiene tutte le caratteristiche e le tematiche che caratterizzano il mio lavoro. È ambientato in una strana prigione dove tra regole assurde, punizioni ed esecuzioni, lentamente ci immergiamo nel passato dei prigionieri e dei carnefici per scoprire che la realtà non è quella che ci eravamo immaginata e che la verità è una realtà complessa e ricca di sfaccettature, anche sgradevoli. Il film ha un cast internazionale interessantissimo, a partire dalla due scream queens americane Tiffany Shepis e Debbie Rochon, attrici dallo sconfinato talento che qui, recitando per la prima volta nella loro carriera faccia a faccia, mostrano ancor di più quanto siano grandi le loro doti attoriali e umane. Ma in Wrath of the Crows ci sono tanti altri nomi noti nel panorama horror americano: l’attrice emergente Tara Cardinal, il versatile Domiziano Arcangeli, la bellissima Suzi Lorraine, il talentuoso Brain Fortune reduce dal set di Trono di spade, Gerry Shanahan e alcuni fedelissimi attori italiani di talento che mi seguono dall’inizio della mia carriera come Michael Segal, Matteo Tosi, Giuseppe Gobbato ed Emanuele Cerman. Sarà presentato a Los Angeles a fine anno. Recentemente è stato rilasciato un teaser/trailer di un minuto che sul web ha spopolato e proprio per questa ragione è stata organizzata un'anteprima speciale di questo minuto di film a Los Angeles presso la hollywoodiana Villa Francesca in occasione dell’evento Film4Meeting, un'iniziativa per promuovere gli autori italiani a Hollywood.

Altri progetti o attività?
Sto preparando due nuovi film da girare a partire dal 2013. Uno è top secret: ne sto completando in questi giorni la sceneggiatura. L’altro è un road movie horror con risvolti soprannaturali sorprendenti dal titolo Sudarium. Entrambi i film probabilmente si gireranno in Italia ma la produzione sarà statunitense. Molto importante è anche l’uscita italiana in sala nel circuito di Distribuzione Indipendente del film Colour From the Dark (disponibile anche VOD su OwnAir.it): finalmente dopo quattro anni dalla sua uscita nel resto del mondo l’Italia sembra svegliarsi un pochino e anche gli italiani potranno vedere questo film che, ci tengo a sottolinearlo, ha vinto negli Usa il premio come Miglior Film all’H.P. Lovecraft Film Festival 2010.

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