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Stefano Barotti: dopo dieci anni tornano in vinile i suoi Uomini in costruzione

  • Scritto da Enrico Zoi

Stefano Barotti, cantautore della costa toscana, classe 1972, vive a Massa Carrara. Le sue canzoni sono legate alla musica d’autore italiana e al folk/rock americano. Ha recentemente ripubblicato in vinile a tiratura limitata il suo primo long playing Uomini in costruzione (2002), prodotto come gli altri dal cantautore rock/blues statunitense Jono Manson.

Uomini in costruzione è un bellissimo disco di dieci anni fa: come nasce la scelta di celebrarne l'anniversario con il vinile? È un ritorno al futuro?
Hai detto bene, un ritorno al futuro. Il vinile credo sia l'unica possibile salvezza della musica. Tornare a quel magico oggetto tondo e nero sarà un richiamo per tutti gli amanti della musica. Mi hanno detto che la richiesta è sempre più alta. Volevo festeggiare il mio primo disco con qualcosa di speciale e penso che Uomini in costruzione sia un disco 'da vinile'. Alla fine è stato registrato su nastro e non in digitale, quindi perché non rispecchiare la sua vera essenza? E poi amo il 33 giri, ne ho mille in casa. Ascoltare la musica in vinile è come mangiare il pesce pescato e non d'allevamento.

Quelle canzoni, le canti, le senti, le vivi come allora?
Penso che le canzoni buone nonostante il tempo che passa tengano il passo, anzi tu cambi, le canti diversamente e loro ti stupiscono ancora emozionandoti ed emozionando chi le ascolta. Non è così per tutte, alcune infatti vengono meno, si lasciano un po' più andare. Magari perché sono cambiato io o semplicemente perché hanno fatto il loro tempo. Io per fortuna ho ancora voglia della maggior parte di quelle canzoni e mi basta suonarne una con un musicista nuovo per trovare l'intenzione di quando l'ho scritta. Altre no, sono amori finiti.

La prima volta che ci siamo incontrati e che ho potuto ascoltare questo disco era il 24 gennaio 2004, teatro di Antella, Firenze: cosa e chi ricordi di quel passaggio al fianco di Jono Manson?
Beh, il ricordo più grande è quello di Ernesto De Pascale. Ricordo la sua voglia di musica e ricordo le sue critiche, le sue recensioni e i suoi inviti in radio e sui palchi fiorentini. Tutto questo ha fatto crescere la mia musica, anche se allora lo capivo meno di adesso. Ero giovane e tutto era nuovo, anche i concerti con Jono erano una cosa nuova.

Cosa rappresenta per te Manson?
Jono è sempre un buon motivo per tornare in America a fare un nuovo disco. Credo sia stato e sia ancora un punto di riferimento per le mie canzoni.

In tour da marzo a giugno?
Faremo un po' di concerti in giro per l'Italia. Avrò con me Vladimiro Carboni alla batteria e Marco Kaserer alle chitarre, col supporto di Nòema comunicazione di Cantù e l'azienda Velier di Genova. Saranno circa quindici concerti. Partiremo da Moltrasio (Co), e poi Zoagli, Piacenza, Milano, Limbiate, Mariano Comense, La Spezia, Sarzana, Massa Carrara e spero di capitare a trovarti anche a Firenze. Poi ci dedicheremo al nuovo disco con la collaborazione di altri musicisti oltre a quelli con cui già lavoro. Tra questi Nico Pistolesi e Matteo Giannetti.

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