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[i] Il cacciatore di ombre: in viaggio con Tito Barbini alla scoperta di Don Patagonia, missionario

  • Scritto da Enrico Zoi

Il toscano Tito Barbini, oggi scrittore ma con un importante passato istituzionale a livello regionale, narra la storia di Don Patagonia, ovvero Alberto Maria De Agostini, missionario protagonista del suo ultimo libro, Il cacciatore di ombre. In viaggio con Don Patagonia, pubblicato nella collana Off the Road di Vallecchi, un testo che si interroga sul genocidio delle minoranze autoctone e sui crimini delle dittature militari sudamericane e ritrae quest'uomo di chiesa che cercò per ognuna delle persone colpite un’alternativa a un destino segnato.
Chi era Don Patagonia e come lo descrivi nel tuo libro?
Ho cercato di raccontare la storia di un combattente, prima ancora che missionario, la tenacia di un combattente disarmato e gli errori di chi, con nobili intenti, finisce per rimanere isolato, l'eterna lotta e l'ambiguità tra luce ed ombre: la storia del mondo. Alberto Maria De Agostini, Don Patagonia, visse sulla propria pelle queste contraddizioni. Rivoluzionario discreto ma tenace, amico e non solo pastore delle genti che incontrò e imparò a rispettare pur nella loro incredibile differenza, si batterà fino alla fine per evitare il massacro dei nativi dell'America Australe che si consumava di fronte ai suoi occhi. Una posizione coraggiosa rispetto ad un abito che ai tempi suggeriva di seguire percorsi diversi, spesso ben lontani dalle ragioni che Don Patagonia aveva maturato venendo così a contatto con quelle tribù rimaste indietro nel tempo, ma non meno sagge.
Parlare di viaggi e di terre lontane attraverso la figura di un missionario: come nasce questa scelta non usuale? Cosa c'è nella vita di questo sacerdote che lo rende significativo?
Il mio libro parla di un viaggio. Sono tornato per molti anni in questa terra ai confini del mondo. Sulle tracce di Don Patagonia ma non solo. Cacciatore di ombre, appunto. È quindi una storia di ombre: gli indios fotografati dal prete esploratore e i 'desaparecidos svaniti nell'oceano e condannati a vagabondare per sempre nelle nostre coscienze'. Esploratori che si trasformano in conquistatori, coloni spietati, cacciatori di balene e di teste, assassini e braccianti sfruttati schiavizzati impotenti di fronte al naufragio di un sogno che si chiamava America. E ancora, ribelli anarchici e celebri e rapinatori fino ad arrampicarsi nelle pieghe amare della storia più recente: le prostitute del postribolo La Catalana, le madres de plaza de Majo, i coniugi Curinonco, dell’etnia Mapuche, ai quali lo stato ha strappato la terra per venderla all’italiano Luciano Benetton. In mezzo a questo oceano brulicante di vittime e carnefici, pescatori di granchi e scultori ingannati come Antonio Rodriguez che vive con la statua di Don Patagonia, ci sono i preti e gli scrittori. E il viaggio diventa pretesto per incontrarli o ricordarli: da Borges ('temo che la sua Buenos Aires non esista più. Chissà se oggi, dopo anni di dittatura militare e di liberismi selvaggi e improvvisati, dopo le sommosse di gente armata di pentole, potrebbe ancora innalzare le su costruzione fantastiche') a don Matteo ('dobbiamo chiedere perdono ai familiari di tutte le vittime, perché non siamo stati la Chiesa che avremmo dovuto essere'), da Chatwin al mio prediletto Coloane, da Saint-Exupéry a don Antonio che vive con i Mapuche argentini sfrattati dai loro pascoli dalle multinazionali.
In questi giorni se n'è andata un'altra figura di grande uomo di chiesa, il cardinale Martini: la Cristianità ha bisogno di personaggi così?
Certamente. Martini era l’uomo del dialogo, anche con i non credenti. La tolleranza, la giustizia e la libertà dal bisogno sono stati valori di fondo. Alle volte anche in conflitto dottrinale con il Vaticano e con lo stesso Pontefice. In tal senso alcuni missionari del secolo passato in America Latina hanno testimoniato questo messaggio. I salesiani di don Bosco, come, più a nord, i gesuiti delle missiones, si schierarono dalla parte degli indios contro i proprietari terrieri e i governi che li sostenevano. Non riuscirono a fare molto, purtroppo, anche perché la Chiesa argentina e quella cilena non vedevano di buon occhio quell’impegno sociale che distoglieva energie dai compiti evangelici.
Altri libri prima di questo, Le nuvole non chiedono permesso e Antartide. Perdersi e ritrovarsi alla fine del mondo. Qual è il percorso letterario che descrivono e che prosegue con quest'ultimo libro?
Dopo Le Nuvole e Antartide ci sono stati altri due libri a cui tengo molto. Caduti dal Muro e I giorni del Riso e della Pioggia. Tutti pubblicati dalla Vallecchi nella collana Off The Road. Soprattutto Caduti Dal Muro, un libro che ho scritto assieme a Paolo Ciampi. Un viaggio verso una gigantesca tragedia: quella dei paesi che sono stati attraversati, o meglio dire schiacciati, da quel socialismo 'reale' tanto crudelmente diverso dal socialismo dei miei sogni. Ecco un buon motivo per partire. Dalle macerie del muro di Berlino verso l’Est europeo e poi verso l’Asia. E quindi ancora dalla Cina di oggi, falce e martello e capitalismo rampante, fino ai Balcani del muro contro muro di popoli e religioni. Un viaggio a ritroso, alla ricerca di tracce di passato, fallimenti e delusioni della grande utopia comunista. Ma anche il viaggio di chi, per anni, nell’età dei conflitti, ha creduto che in quella utopia si annidassero libertà e democrazia, la giustizia assieme all’eguaglianza. E più che un viaggio, un’autobiografia in forma di viaggio, quasi un romanzo o un film on the road. In questo viaggio Paolo Ciampi ha rappresentato la leggerezza e l’ironia dell’amico che mi segue con distacco. Lui non viaggia ma ogni giorno mi consegna nuovi orizzonti e nuove riflessioni. Un dialogo tra due amici e due scrittori divisi dall’anagrafe e dalle parabole della vita ma uniti nell’affrontare un viaggio senza ipocrisie.
Sindaco di Cortona, Presidente della provincia di Arezzo, Assessore regionale: come si coniuga impegno politico-istituzionale, cultura e scrittura?
Sono già alcuni anni che ho lasciato la politica. Senza salutare nessuno ho messo uno zaino sulle spalle e sono partito. I miei viaggi non sono stati solo viaggi nella geografia fisica ma anche nella geografia della mente. Voglio dire che sono stati sempre un percorso dentro me stesso per ritrovare motivazioni e valori in un momento difficile della mia vita. I miei libri non sono stati solo un diario di viaggio, ma un cammino a ritroso tra i miti dell’adolescenza e della gioventù e anche una riflessione politica, una riflessione amara. Sono partito dopo una sconfitta. Ho scelto di lasciare la politica, di viaggiare e scrivere, all’improvviso. Non è mutata però la passione per la politica.
Una domanda alla quale avrai risposto già mille volte. Quando eri sindaco di Cortona sei diventato grande amico di un collega francese destinato a diventare un protagonista della vita europea, François Mitterrand: un tuo breve ricordo.
Un giorno Enrico Berlinguer mi chiese di andare a parlare con Mitterand, in modo da preparare un loro incontro a Cortona. Non ne ho mai parlato tanto volentieri. Un po’ perché sembrerebbe che mi voglia dare importanza, all’ombra di due straordinari protagonisti della nostra storia, per di più entrambi scomparsi. Ma soprattutto perché di Mitterand sono stato amico: e sono convinto che l’amicizia non si possa mescolare a cuor leggero con altre cose. Il nostro era un legame che veniva da lontano, nato all’inizio dei nostri rispettivi impegni. Sindaci entrambi. Io a Cortona, lui a Chateau Chinon, nel cuore della Borgogna. I due Comuni erano gemellati. Così ci capitava di vederci spesso, io e Mitterand, prima in occasione di cerimonie ufficiali, ma poi anche come amici che quando potevano si frequentavano volentieri. Le cose non cambiarono, quando lui divenne prima segretario del Partito Socialista francese e poi Presidente della Repubblica.
Torniamo al libro su Don Patagonia, che sarà presentato sotto forma di concerto letterario. Spiegaci modalità e motivi di questa scelta.
Molto semplice. Un giovane musicista argentino nativo della Patagonia, Eduardo Contizanetti, ha letto il mio Cacciatore di Ombre e mi ha chiamato proponendomi uno spettacolo: Notas De La Patagonia. Musica composta ed eseguita sulla lettura di pagine del libro. Contizanetti ha composto della bellissima musica. Lui e il suo gruppo sono presenti ormai nei più significativi appuntamenti di musica jazz. Lo spettacolo sarà inserito nella prestigiosa cornice di Pordenone Legge il prossimo 23 settembre.
Infine: quale sarà il prossimo libro?
Un nuovo viaggio, questa volta verso casa.


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