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Alessandro Benvenuti: "Io sto con Carmelo Bene"

  • Scritto da Enrico Zoi

Un intenso autunno di teatro per Alessandro Benvenuti, il quale tra ottobre e novembre porterà tre diversi spettacoli (Ti ricordi i Giancattivi?, Comici fatti di sangue, Tutto Shakespeare in 90 minuti) in altrettanti teatri di Firenze. Tre rampe di lancio per un artista eclettico e insoddisfatto della scena italiana di oggi e del suo moralismo spesso di facciata, ai quali continua a preferire la difficile purezza di un Carmelo Bene, uno di quelli che non amava compromessi o mezze misure.
Dal 18 al 20 ottobre sei al teatro di Rifredi con Ti ricordi i Giancattivi? Perché riproporre da regista il mitico trio Alessandro Benvenuti - Francesco Nuti – Athina Cenci, interpretato oggi da Francesco Gabbrielli, Alessio Grandi e Maura Graziani?
“Quest'anno ricorreva il quarantennale della nascita del gruppo. Mi sembrava una cosa giusta da fare ricordarlo a me stesso e a tutte le persone che nel tempo mi hanno testimoniato con affetto il loro interesse per quel passato attraverso lettere, mail, foto e ricordi in generale. Quando si fa qualcosa di significativo per la gente, si condivide con essa un momento che ci fa stare tutti da una medesima parte, incorniciati in una porzione di tempo che aveva un significato che, riguardandoci intimamente, ci rendeva contenti di sentirsi simili. Sottolineare che c'è stato un momento significativo che ci ha resi più vicini fra noi è una cosa bella. L'ho fatto per questa ragione: per ricordare che la vita produce vita, una cosa della quale si ha sempre un disperato bisogno”.
Il 9 e 10 novembre aprirai la stagione del Teatro Puccini di Firenze, con il tuo nuovo spettacolo, Comici fatti di sangue, scritto con Ugo Chiti.
“Era doveroso che Ugo ed io ci sposassimo di nuovo teatralmente parlando. Era dai tempi della trilogia dei Gori che non producevamo più del bel teatro assieme. Ho semplicemente voluto colmare la lacuna. Comici fatti di sangue è uno spettacolo composto da cinque monologhi. Due, Rutilio Canova e Silvana, sono di Chiti, gli altri tre, che hanno per titolo La trilogia del cucciolo, li ho scritti io ispirandomi a fatti di vita quotidiana. La particolarità dello spettacolo è il linguaggio, e la ricerca, attraverso di esso, di forme di comicità meno convenzionali possibili. Da sempre dico di essere un ricercatore di linguaggi comici, più che un comico e 'morta lì'. Con questo spettacolo si capisce benissimo, sempre che uno riesca a farci caso, quanto serio io sia come ricercatore”.
Dal 22 al 23 novembre sei al teatro Dante di Campi Bisenzio, ancora da regista (oltre che da direttore artistico), con Tutto Shakespeare in 90 minuti, con Gaspare e Zuzzurro: parlaci di questa rivisitazione del poeta inglese e dicci se da giugno a novembre è cambiato qualcosa.
Tutto Shakespeare in 90 minuti è un testo pieno di ironia che, in un'ora e mezza, raccoglie e celebra in una cavalcata a perdifiato, le 37 le opere del Bardo al completo. Celebrato in Inghilterra per anni e conosciuto e rappresentato in tutti i Paesi di lingua anglofona e francofona, approda per la prima volta in Italia grazie al coraggio, all'intelligenza e all'interessamento di Paolo Valerio, direttore artistico del teatro stabile privato di Verona, e di Walter Mramor degli Artisti Associati di Gorizia, che ne sono i produttori e distributori. Io ho curato l'adattamento del testo italiano e la regia, aiutato dalla mia collaboratrice prediletta di sempre, il mio aiuto regista Chiara Grazzini. Gli interpreti sono Zuzzurro & Gaspare, attori di provata fedeltà e mestiere, e la rivelazione Maurizio Lombardi, un giovane attempato di enorme talento. Tutto Shake è, se vogliamo semplificare, una sorta di cabaret di altissimo livello basato sui versi immortali del grande drammaturgo inglese. Il compito dell'autore, del regista, degli interpreti, e dunque dello spettacolo, è quello di prendere quei versi e personaggi, appartenenti ormai alla memoria comune dell'umanità pensante, e, con l'affetto di chi ama il teatro visceralmente, farli a pezzettini molto minuti, rimescolandoli in nuove alchimie al fine di farne pozioni magiche, che, bevute, inducano lo spettatore a fare meravigliosi sogni ad occhi aperti riflettendo nel frattempo sul senso della vita in generale. Spero di essere stato chiaro. Da giugno a novembre è cambiato solo il tempo, non so se l'hai notato”.
Sei poi sempre in tour musicale sia con Zio Birillo (concerto e libro) sia con il Recital irrequieto: come sta funzionando questa tua recente versione da cantante rock?
“Bene, per quanto mi riguarda. Ogni volta che incontriamo pubblici recettivi e pronti a farsi sorprendere, la sorpresa in effetti accade e alla fine c'è della riconoscenza reciproca. Ma non è semplice veicolare questo nuovo esperimento. La gente non è così vogliosa di novità come uno si aspetterebbe. Il conservatorismo affligge anche le persone che hanno grande stima di sé e della presunta dinamicità del proprio cervello... appunto: della presunta. Ma noi andiamo avanti. Sappiamo di essere onesti nell'affermare che dentro di noi sentiamo di essere autentiche rock star. Vediamo chi la vince. Probabilmente la vincerà chi la dura, lei che dice, Zoi?”
Dico che sono d'accordo. Ora però non posso non chiederti cosa pensi, nel bene e nel male, del teatro italiano: pregi e difetti, problemi e buone pratiche, situazione tragica, tragicomica, comica... per colpa di chi o di che?
“Lasciamo perdere. Il Teatro italiano riflette l'italiano di oggi. Al momento se ne parla pure troppo perché aggiunga del rumore anch'io. Dirò solo questo: l'altro giorno volevo firmare l'appello di Repubblica contro la corruzione. Ero già pronto... poi leggo che le firme raccolte hanno superato le 100.000 e fra i nuovi firmatari, sulla Repubblica, campeggia la foto di un noto esponente del mondo dello spettacolo che dovrebbe solo vergognarsi di firmare un appello contro gli sperperi, essendo notoriamente aduso ad approfittarsi del denaro pubblico e non certo per regalare merendine agli infanti indigenti e bisognosi di zuccheri. Risultato? Stanco di votare tappandomi il naso e di firmare senza voler sapere chi firma assieme a me, ho rinunciato a farlo, tanto la cifra raccolta è in continua crescita e, per certi aspetti, è anche un modo per ripulirsi la fedina penale dell'anima pubblicamente. Così penso a Carmelo Bene e mi dico che un santo laico a cui appellarmi nei momenti di solitudine per fortuna ce l'ho”.
Hai anche un sogno nel cassetto?
“No. I sogni io, per ora, riesco a viverli giorno dopo giorno”.

@il_trillo

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