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[i] Sergio Givone: “Cultura da salvare? La cultura si salva da sé ed è lei che ci salva”

  • Scritto da Enrico Zoi

Sergio Givone, filosofo e assessore alla cultura, unisce lo sguardo dell'intellettuale impegnato sia nella dialettica interpretativa del mondo e delle sue manifestazioni anche negative sia nello sviluppo diretto e personale di tematiche letterarie al lavoro di amministratore in una città importante e difficile come Firenze. Una città che lo ha adottato, lui piemontese, nella quale egli da molti anni insegna estetica all'università e dove ha anche assunto la presidenza della Fondazione Teatro della Pergola. Con lui prendiamo di petto il tema della cultura oggi.

Si parla spesso di una cultura minacciata dalla televisione, dal web, dalle risorse sempre più scarse. Che cosa, se va salvata, può salvare la cultura?
Non credo che la cultura debba essere salvata, è la cultura che può salvare ciò che rischia di andare a fondo. Salvare la cultura? Tutto può salvare la cultura: il governo che mette in agenda il problema, i cittadini che prendono consapevolezza di cosa significhi cultura, l'università, le istituzioni preposte. Tutti possono salvare la cultura, ma è come dire nessuno. La cultura si salva da sé. La cultura deve salvare.

Parliamo di libri. In Italia non si legge molto. Cosa si potrebbe fare per promuovere la lettura?
La prima cosa è lavorare sulle biblioteche. Le nostre non sono ancora all'altezza delle grandi biblioteche europee. A Firenze stiamo lavorando molto in tal senso, ma il giorno in cui torneranno a essere luoghi in cui non si va solo per studiare o per trovare un libro, ma spazi di incontro e discussione, le biblioteche faranno da volano e noi a nostra volta torneremo a essere quello che dobbiamo essere: lettori, buoni lettori.

C'è però un problema legato anche all'editoria, che è in crisi, particolarmente le piccole case editrici. Cosa si può fare per aiutare la ripresa del settore?
Bisogna ricordare – e lavorare in tal senso – che l'editoria non è solo quella dei best seller o di opere comunque che vendono decine di migliaia di copie, ma anche quella di libri per pochi, che hanno una funzione specifica, che servono all'università o agli studiosi. Se oggi si entra in una libreria si trovano pile di libri, che sono quelli, e solo quelli! E gli altri? E dov'è il vecchio libraio capace di scovare il volume che nessuno più trova? Questo è ciò che abbiamo perso e dobbiamo recuperare.

Infine, una domanda di carattere personale. Libri, cinema, teatro, mostre: cosa preferisce fare quando è libero da impegni?
Se me lo chiedesse all'università, direi forse un libro. Visto che siamo alla Pergola, rispondo: il teatro!

@il_trillo

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