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[i] Marco Pozzi e il suo Maledimiele: la bellezza vera dell'adolescente Sara, alle prese con l'anoressia

  • Scritto da Enrico Zoi

Esce in dvd Maledimiele, di Marco Pozzi (di lui ricordiamo 20 Venti, 2000). La pellicola racconta la vicenda di Sara (Benedetta Gargari, premio come miglior attrice per questo film all’Annecy Cinema Italien 2011), una quindicenne anoressica che nasconde a tutti la propria malattia: la sua vita è drammaticamente divisa in due senza che genitori e amici si rendano conto del problema, finché la ragazza non sviene nel corso di una gita scolastica. Presentato alla 67ª Mostra del cinema di Venezia, il lungometraggio ha vinto anche il premio speciale del Fiuggi Family Festival e il Filmspray 2011 di Firenze.

Maledimiele, storia di anoressia: come nasce la tua scelta di affrontare questo tema?
Per me non è un film sull'anoressia, ma su un'adolescente che se ne ammala. Sembra una sottigliezza, ma è proprio un'altra prospettiva. Volevo realizzare un film che mettesse al centro la storia di un'adolescente: sono partito da lì e poi ho aggregato l'elemento della malattia, molto interessante per parlare di quell'età straordinaria sospesa tra il non più e il non ancora. Quando, insieme a Paola Rota, la sceneggiatrice, mi ci sono addentrato, alcune cose mi hanno impressionato, soprattutto il dato numerico: i disturbi del comportamento alimentare sono la prima causa di morte di adolescenti, in genere di sesso femminile, in tutto l'Occidente! Nel lavoro di scrittura, la malattia è diventata sempre più presente, ma anche rarefatta: non ho voluto mostrare la scarnificazione del corpo, non l'ho esposto alla macchina da presa, l'ho lasciato fuori, mi interessava la dimensione mentale. Ogni malattia psichiatrica è strettamente connessa o addirittura, come qui, è la cartina di tornasole del livello di crisi della società che la produce. Nel passaggio fra '800 e '900 si affacciano due malattie psichiatriche, l'isteria e la schizofrenia: la società da contadina diventa industriale, si ridefiniscono i ruoli e l'inadeguatezza fa emergere questi problemi. Fino alla metà degli anni '80 del secolo scorso, la schizofrenia veniva diagnosticata pesantemente, oggi non più: negli ultimi cinque-dieci anni sono esplosi i disturbi del comportamento alimentare.

Che impressione hai avuto frequentando i centri di cura?
Nella società del benessere, qualcuno, come un kamikaze, arma il suo malessere e si fa esplodere. Questo ho cercato di raccontare.

Infatti, il taglio che hai dato al tuo film è fatalisticamente descrittivo: più che sulle cause del malessere di Sara (peraltro tutte accennate), ti concentri sulla sua descrizione e soprattutto sull'incapacità per tutti (lei, i genitori, le amiche, la scuola, la psicologa, i ragazzi) di andare oltre una semplice presa d'atto. Cosa esprime questa tua posizione? Rassegnazione, necessità di capire, altro?
Il cinema per me non deve avere morali, ma predisporre visioni. Purtroppo è difficile realizzare prodotti non telecompatibili. Se avessi accettato di far morire Sara alla fine, avrei potuto girare Maledimiele con la tv: una chiusura con la punizione. Il mio film invece non dà risposte, ma ti obbliga a vedere.

Ed Enrico (Gianmarco Tognazzi), padre di Sara, fa l'oculista!
Sì, c'è una sorta di contrappasso nel suo non vedere la malattia. I due non riescono neanche a guardarsi negli occhi. Per vedere sua figlia ha bisogno dell'immagine di Sara nel lenzuolo: fino ad allora assiste senza partecipare né intervenire per modificare le cose.

C'è una vicenda letteraria e cinematografica che vive sotto traccia in Maledimiele. Penso al romanzo di Richard Matheson Tre millimetri al giorno (1956) e al film che l'anno dopo ne trasse Jack Arnold, quel classico della fantascienza che in Italia uscì con l'incredibile titolo Radiazioni BX: distruzione uomo. Semplice casualità o eccesso di zelo cinefilo dell'intervistatore?
Io non ho chiuso con un finale perché queste sono storie che nella realtà un finale non ce l'hanno. La vicenda di Sara è la storia di una persona che cerca di scomparire tenendo sotto controllo la propria componente corporea: diversamente dal personaggio del film che citi, qui c'è la volontà di sparire. Se leggi il saggio La santa anoressia, di Rudolph M. Bell, vedi che, dallo studio della vita di decine di sante medievali italiane, è emersa una corrispondenza fra il loro comportamento e l'anoressia. Un'anoressica o un anoressico danzano con l'assoluto nell'astrarsi progressivamente dal corpo: meno mangio, più mi sento forte, più mi verticalizzo, più sono in grado di incrementare la mia componente spirituale che spinge verso il trascendente lontano dalla materia. Non c'è anoressico o anoressica che non abbia un'ipertrofia dell'ego. L'anoressia ha molto a che fare con l'ascesi.

All'inizio del film, in alcuni fotogrammi delle scene ambientate a scuola, vediamo pochi istanti de Gli anni in tasca di François Truffaut: semplice omaggio al regista francese o dobbiamo scorgervi qualcosa di più?
Banalmente mi serviva un pezzo di cinema alto che parlasse della fame. E poi sono un amante di Truffaut, a undici anni mi sono innamorato del cinema con I 400 colpi, e Truffaut è stato proprio il cantore del cinema dell'adolescenza, un'età che ha raccontato in maniera forte con il suo alter ego cinematografico e che ha molto frequentato, un'età che nel cinema italiano non viene presa quasi mai in considerazione, se non per banalizzarla. Ancora oggi, invece, quando presento il film nelle scuole, i ragazzi lo apprezzano per come faccio parlare i loro coetanei. Notano che non c'è banalità, ma attenzione.
Maledimiele ha ricevuto ottimi riconoscimenti. Se avessi dovuto dare tu un premio al tuo film, quale sarebbe stato?
Uno me lo sarei dato io insieme a Benedetta Gargani, cioè Sara, perché è stata veramente molto intelligente e generosa. Quando abbiamo iniziato a girare, aveva 14 anni e mezzo: ha fatto un lavoro straordinario per intensità. L'altro premio lo darei per l'aspetto formale: sono molto strano rispetto al panorama del cinema italiano, per me ciò che si vede è importante e, in storie come questa, ci vuole una bellezza non fine a se stessa, una bellezza vera. Un critico a Venezia mi disse che gli era sembrato di vedere Il tempo delle mele incrociato con Stanley Kubrick!

Il prossimo lavoro?
Vorrei non far passare dieci anni fra Maledimiele e il prossimo film. Ho tre progetti in cantiere e spero di realizzarne almeno uno. Se non vi dovessi riuscire, l'anno prossimo sicuramente girerò un film low budget: sto sperimentando tecniche nuove che mi consentono di coniugare un certo tipo di modalità espressiva con una storia di fantascienza. Uno degli altri tre è un'Iliade in chiave moderna, fra Donnie Brasco e Riccardo III: non è un progetto facile, soprattutto quando lo spieghi ai produttori che se lo immaginano in costume e pieno di azione. Invece, l'Iliade è un'attesa.

Maledimiele, di Marco Pozzi
Con Sonia Bergamasco, Benedetta Gargari, Gianmarco Tognazzi, Isa Barzizza.
Drammatico. Durata 94 min. Italia 2011. CG Home Video
In dvd da martedì 7 maggio 2013.
Informazioni

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