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[i] Simona Baldanzi: “Scrivere è mettere occhi e penna nel mio mondo intorno”

  • Scritto da Enrico Zoi

Simona Baldanzi, giovane scrittrice fiorentina, ha al suo attivo due romanzi, vari racconti, alcuni importanti riconoscimenti e una rubrica giornalistica che ci dice l'importanza e la concretezza del suo sguardo sul mondo e il suo modo di intendere la scrittura: vera, diretta, sul campo, attuale. La sua letteratura fonda il lavoro creativo, di testa e di cuore, su due piedi ben saldi nella realtà, come dimostra la sua attività giornalistica sull'Unità e come prova anche il suo libro Mugello sottosopra, frutto di un contatto diretto con il mondo del lavoro.
Raccontaci come nasce Mugello sottosopra.
Mugello sottosopra raccoglie dieci anni di studio e esperienze che ho fatto nei cantieri delle grandi opere nel Mugello, prima come studentessa universitaria, poi come ricercatrice. Mi sono rimaste in testa le voci e i volti dei lavoratori dei cantieri, le loro storie, le loro solitudini. Mi colpisce ogni volta la loro vita sospesa, la terra e la famiglia che lasciano per incontrarla di nuovo una volta ogni tre settimane, il loro nomadismo, la loro cultura del lavoro. C’è una frustrazione sul lavoro che non è misurabile in soldi, ma in dignità. Sentivo sempre che volevano essere riconosciuti per ciò che sanno fare. A chi mi chiede perché il Mugello, rispondo che parto da quello che conosco e che vivo. Da piccola rimasi affascinata da Emilio Salgari che descriveva la Malesia senza neanche esserci stato, o da Vasco Pratolini che riusciva a trasformare una storia di una via del centro di Firenze in romanzo. Leggendo loro, io che non ho avuto molte risorse economiche, ho capito che potevo scrivere di cose vicine e a me accessibili, che non importava sognare di fare lo scrittore a giro per il mondo. Dovevo mettere occhi e penna nel mio mondo intorno e questo non me lo impediva nessuno e in un certo senso, potevo permettermelo.

La sicurezza sul lavoro è un tema purtroppo mai inattuale, che tu spesso tratti nei tuoi corsivi, drammaticamente in primo piano con i recenti fatti di Genova. Lo so che non ci sono ricette, ma, secondo te, cosa dovrebbero fare veramente istituzioni, datori di lavoro, sindacati e singoli lavoratori? Tutti hanno fatto il possibile o nessuno è esente da colpe?
Intanto rispettare le regole e applicare le leggi è il minimo. Poi bisogna dare dignità e risalto alle figure dentro ogni luogo di lavoro che si occupano di sicurezza. Un Rls, un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non è un obbligo burocratico o un nemico, ma una figura centrale per stare bene al lavoro. La sicurezza poi non è solo macchinari sicuri: molto sta nell’impalpabile, ovvero nell’organizzazione del lavoro. L’infortunio e il malessere trovano terreno fertile nella mancanza di diritti, nella precarietà, nella fretta, nel profitto. Sicuramente tutti concorrono alla responsabilità, anche la magistratura, perché non è possibile che quasi tutti i processi per le morti sul lavoro vadano a finire senza colpevoli, ovvero, peggio ancora, con la colpa del defunto.

Altro tema di cui ti occupi è l'occupazione. Di questi giorni i tuoi interventi sull'outlet di Barberino di Mugello o sulle lavoratrici della Mabro di Grosseto. Non ti chiedo quali provvedimenti si possano prendere per il lavoro, ma, da attenta donna di penna e riflessione, come si raccontano queste vicende? Ovvero, che può fare la scrittura e lo scrittore?
Le storie di chi lavora si raccontano ascoltando molto e facendosi molte domande. Scrivere di cosa un uomo sa fare di mestiere, le mansioni specifiche, i gesti e il linguaggio che usa non è semplice. Ho capito così che ci vuole molta umiltà e rispetto per entrare nel mondo del lavoro manuale e questa cosa dovrebbero averla presente tutti coloro, fra politica e sindacati, che rappresentano quei lavoratori. Un caro amico qualche giorno fa mi ha inviato una frase di Albert Camus, che mi è parsa molto bella. Il compito di uno scrittore non è mettersi dalla parte di chi fa la storia, ma aiutare quelli che la subiscono. Non sempre ne siamo all’altezza, ma ci si prova.

Altro tema caldo e purtroppo tragico dei nostri tempi è l'escalation di femminicidi. Da donna, quali uscite ci sono per questo apparente vicolo cieco? Inasprimento delle pene? Il braccialetto elettronico di cui parla il Ministro Severino? L'educazione del maschio o, più in generale, di una società dai valori discutibili? Un cartellino giallo o rosso a certi media che colgono solo il lato morboso del problema?
A me piacerebbe parlare di educazione sentimentale fin dalla tenera età per entrambi i sessi. Siamo una società che di recente ha tolto il delitto d’onore ed è figlia di uno spiccato patriarcato che occultava la violenza quotidiana alle donne, quindi va fatto un lavoro culturale molto capillare e intenso. Vorrei sentir parlare di aiuti e sostegno alle donne che denunciano la violenza, ma anche di diritti. Tutte le misure che ci rendono autonome come lavoratrici, come madri, come donne libere di scegliere le rafforzano. Va combattuta non solo la violenza e gli omicidi, ma anche un certo tipo di linguaggio. In una riunione mi è capitato che un uomo conosciuto solo a quell’incontro mi chiedesse se fumavo. Gli ho risposto che avevo smesso e lui ha detto 'Ma dai, non hai nessun vizio?'. Non si sarebbe mai permesso se al posto mio ci fosse stato un uomo.

Nel tuo sito dici esplicitamente che non vivi di sola scrittura, ma che comunque è una strada che vale la pena di intraprendere. Quali sogni ti hanno mosso in questo viaggio?
Fin da bambina raccogliere e inventare storie mi piaceva molto, non mi costava nulla e mi ci sono baloccata a lungo. Crescendo ho scoperto la lettura e poi la scrittura. Le parole sono belle e affascinanti, ma anche molto pericolose. Provo a insistere cercando di maneggiarle nel migliore dei modi possibili.

Il prossimo libro o comunque progetti futuri?
A fine maggio escono due raccolte interessanti sul panorama toscano, dove ci sono anche miei contributi. Uno è Maledetti Toscani (Piano B, a cura di Raoul Bruni), in cui c’è un mio racconto, e l’altra è Decameron 2013 (Felici edizioni, a cura di Marco Vichi), in onore di Giovanni Boccaccio, visto che il 2013 è il settimo centenario dalla nascita, dove ho scritto quattro novelle.


Simona Baldanzi nasce nel 1977 a Firenze e vive nel Mugello. Nel 1996 partecipa alla finale del Premio Campiello Giovani con il racconto Finestrella viola. Del 2006 l'esordio nel romanzo con Figlia di una vestaglia blu, che intreccia le vicende delle operaie tessili della Rifle a quelle degli operai edili della Tav in Mugello (Premio Miglior Esordio di Fahrenheit Radio Rai tre, Premio Minerva Letteratura di Impegno Civile e finalista a Premio Viareggio Repaci, Premio Fiesole Narrativa under 40, Premio Chianti). Nel 2009, nella raccolta Padre, esce il racconto Neve fra Barberino e Roncobilaccio. Bancone verde menta, dello stesso anno, è il suo secondo romanzo. Del 2011 è Mugello sottosopra, sui minatori della Tav e della Variante di Valico mugellane. Dal novembre 2008 cura sull’Unità di Firenze la rubrica settimanale L’Incartauova. La Baldanzi è tra i fondatori di Scrittori in Causa e coautrice del progetto Storie Mobili.
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