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[i] I Ribelli nello spazio, di Bruno Casini: lo Space Electronic di Firenze è una chiave degli anni '70

  • Scritto da Enrico Zoi

Bruno Casini, una vita immersa nella musica, nel cinema e negli eventi. Fiorentino di nascita, vive a Firenze occupandosi di comunicazione e promozione culturale. Laureato in storia del cinema con Pio Baldelli, negli anni '80 Casini è stato tra i fondatori della rivista fiorentina Westuff e ha diretto per oltre dieci anni l'Independent Music Meeting, prima rassegna italiana delle etichette indipendenti. Tra Litfiba e Banana Moon, storico freak-rock club fiorentino, ha al suo attivo numerosi libri. L'ultimo è Ribelli nello spazio, del 2013.

Da dove viene l'idea di partenza di Ribelli nello spazio?
Dallo storico locale fiorentino Space Electronic. I ribelli sono i suoi frequentatori dal 1969, anno della sua fondazione. È ancora attivo e, negli anni '70, fu un punto di riferimento per le culture musicali progressive. Da lì è passata tanta sperimentazione teatrale, musicale, cinematografica, artistica e architettonica. I suoi gestori erano Mario Bolognesi, Fabrizio Fiumi e Carlo Caldini. Caldini e Fiumi sono due architetti radicali appartenenti al gruppo 9999: le loro erano installazioni d'avanguardia e lo Space Electronic fu il loro spazio-giocattolo, per il quale si sono rifatti alla filosofia di Marshall McLuhan, captando un sacco di idee dalla loro residenza americana di fine anni '60. Il locale aprì il 27 febbraio 1969, diventando l'oggetto del desiderio di una generazione rockettara impegnata e colta.

Qual era questa loro filosofia?
Più hai un look forte e trasgressivo, più vai bene allo Space! Inseguivano la Woodstock Nation, in fondo il locale nasceva nello stesso anno del raduno. Io vi arrivai a fine anno. Tanti sono i concerti di allora che descrivo nel libro: Van Der Graaf Generator, Atomic Rooster, Audience. E poi il teatro: venne il Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, mossero i passi iniziali diverse compagnie teatrali fiorentine, né mancò il jazz! E poi fu il primo locale d'Italia con la tv a circuito chiuso: dall'esterno vedevano l'interno e viceversa. Si giocava molto anche su psichedelia, effetti ottici e luci stroboscopiche. Tutto in modo assai artigianale. Il mio libro è dunque la storia del locale quando lo frequentavo io, dall'apertura al 1974, anno in cui lo Space decise di cambiare pelle per motivi di ordine pubblico, dopo le contestazioni di chi non voleva pagare e alcuni problemi con la polizia. Dal pubblico più barricadero intorno al 1975 si passò alla discomusic. Del resto, stava arrivando La febbre del sabato sera. Così fu fino al 1985.

Ma Ribelli nello spazio va oltre la cronaca.
Sì, lo Space è stato uno spunto per parlare degli anni '70 a Firenze e non solo. Della mia città racconto soprattutto ciò che rappresentavano le piazze: San Marco e Santo Spirito, con la gente, i concerti, gli eventi, i collettivi di controcultura, le librerie, cinema come l'Abstor d'Essai, teatri come il Goldoni, il Banana Moon, il Caffè Voltaire, i compagni della sinistra extraparlamentare, le militanze politiche. Nel libro però c'è anche una serie di riferimenti alle nostre frequentazioni fuori città: i festival di Re Nudo al Parco Lambro di Milano, Umbria Jazz a Perugia, Licola, Torre del Lago. Racconto i nostri percorsi e nomadismi culturali e musicali di allora.

Com'era la prima metà degli anni '70?
La mia formazione arriva da lì. Poi negli anni '80, decennio della leggerezza e della spettacolarità giovanile, ognuno ha fatto le sue scelte. Però, tutto ciò che ho fatto negli '80 l'ho assorbito negli anni'70: la militanza politica, Lotta Continua, Lotta Comunista, il Partito Radicale, le manifestazioni per i diritti civili, l'aborto, il divorzio. In Ribelli nello spazio c'è anche il racconto di tante persone che purtroppo oggi non ci sono più o hanno fatto scelte diverse e sono sparse per il mondo: rivederle e metterle a fuoco è stato come rivivere una storia intensa e passionale.

Questa è proprio una caratteristica dei tuoi libri: calare il lettore in una memoria molto viva, proporre una prosa cronachistica e cromatica, come cavalcate.
A me piace molto questa forma di scrittura e amo ricordare momenti in cui poi chi l'ha letto si ritrova. E ne ho riscontro anche sulla mia pagina Facebook. Fu una stagione intensa: impegno politico e impegno creativo. Il personale è politico, si diceva. C'era il tema del viaggio, la leggerezza di prendere e partire con il sacco a pelo (nostro amico fedele), il nomadismo culturale: le nostre vacanze erano sempre legate a eventi, da Umbria Jazz a Re Nudo.

Dopo i libri di musica contemporanea, quello sugli anni '80, l'ultimo sui '70, il prossimo sarà sugli anni '60?
Dunque, questo è il quarto libro che pubblico con Zona Editrice, che voglio ringraziare moltissimo. Ora mi prendo una pausa di diversi anni, ma ho già iniziato a scrivere il prossimo! Starà nel cassetto per un po' e racconterà i miei viaggi in giro per il mondo: California, Londra, Parigi, Berlino, Grecia, Tangeri, Algeri, Orano, Tunisi, Istanbul. Racconti brevi, due cartelle, al massimo tre, a tematica gay, con tutte le storie che ho avuto in questo percorso. Ho iniziato a scriverlo a Natale, ma non so quando e se uscirà.

È comunque sul filo della memoria.
Sì, dalla fine degli anni '60 fino ai giorni nostri.

Prima abbiamo parlato di Woodstock: che effetto ti ha fatto vederlo usare in uno spot di una banca?
Ho scritto su Facebook le mie lamentele: la pubblicità sta saccheggiando tanti bellissimi progetti giovanili che abbiamo vissuto, consumato e goduto. Prendere Woodstock e spiattellarlo su un conto bancario! Hanno usato anche un pezzo tostissimo degli Hawkwind, eccezionale gruppo rock inglese degli anni '70, venuto pure allo Space Electronic, per una macchina! Si sta mercificando tutto ciò per cui abbiamo lottato. Tra un po' secondo me negli spot vedremo gli scontri con la polizia durante i comizi di Giorgio Almirante! Vedrai cosa combineranno: alla fine prenderanno tutto. La società della comunicazione di oggi, carnivora com'è, non guarda in faccia a nessuno.

È anche per questo che scrivi libri come Ribelli nello spazio.
Io scrivo libri così perché sono un fan di Ivan Della Mea, il quale diceva che la memoria è lotta. Bisogna ricordare per le nuove generazioni, perché anche loro lottino. Leggendo i libri di memoria, si va avanti. Purtroppo molti ventenni di oggi non sanno ciò che è successo negli anni '70 ed è giusto ricordare il concerto dei Led Zeppelin al Vigorelli di Milano, quando la polizia sparò i lacrimogeni, che lanciò anche all'esibizione di Lou Reed al PalaEur di Roma perché c'erano pochi spettatori e il promoter, non volendo pagare il cachet all'artista, lavorava per fare annullare il concerto! Questa era la situazione! Non a caso ho dedicato il libro alla mia generazione rock'n'roll, diversa dalla attuale, che nasce con internet e la telefonia mobile, così tutto diventa più veloce, si approfondisce e si riflette sempre di meno: i dischi durano un mese, poi ne arriva un altro. Ai miei tempi, i long playing in vinile che acquistavo suonavano mesi nella mia cameretta, un po' per mancanza di soldi, ma anche perché usciva un disco ogni tre o quattro mesi. Tra tutti i musicisti che ho ritrovato c'è poi uno come Franco Falsini dei Sensation's Fix, il quale ha capito la nostra generazione ma è riuscito anche a saltare dall'altra parte: infatti fa il dj di technomusic ai grandi rave europei.

Bruno Casini: Ribelli nello spazio. Culture Underground anni Settanta. Lo Space Electronic a Firenze
2013, Zona Editrice
220 pagine, 18 euro


24 maggio 2013, ore 18,30
Museo Arte Contemporanea Pecci
PRATO


25 maggio 2013, ore 18,30
Libreria Cuentame
EMPOLI (FI)

Ingresso libero
Info.

@il_trillo

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