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[i] Vittorio Agnoletto, due libri e uno spettacolo contro l'omertà, vizio italiano

  • Scritto da Enrico Zoi

Molti i temi possibili con Vittorio Agnoletto. Lunghi e ricchissimi di iniziative e idee la sua militanza e il suo impegno civile, sociale e nel movimento no-global. Il medico e politico milanese ha recentemente pubblicato due libri, L’eclisse della democrazia, Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova, scritto con Lorenzo Guadagnucci nel 2011, e Aids, lo scandalo del vaccino italiano, a quattro mani con Carlo Gnetti, del 2012.
L'eclisse della democrazia è un libro e uno spettacolo. Ce li racconta?
L'idea fu di scrivere un libro in occasione del decennale dei fatti di Genova del 2001. L'ho fatto insieme a Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Resto del Carlino, che dormì alla scuola Diaz, diventando una delle vittime di quella tremenda notte cilena, e con l'aiuto del dottor Enrico Zucca, pm proprio del processo Diaz. Non raccontiamo solo quanto è avvenuto in quei giorni ma ricostruiamo anche i dieci anni dei processi genovesi, ciò che ne è emerso, i dietro le quinte, i tentativi di bloccarli e di occultamento delle prove, le intimidazioni, le interferenze della politica, l'assoluta non collaborazione delle forze dell'ordine e degli apparati dello Stato. Quando il libro è uscito abbiamo trovato una censura totale. Mi dicevano dalla Feltrinelli, l'editore, che è il primo caso in cui trovano un rifiuto totale a recensioni e passaggi televisivi. Nello spettacolo, che nasce dopo, racconto come, alla presentazione del libro di giugno 2011 a Genova, pur essendo stati invitati decine di giornalisti da tutta Italia, ne fosse presente solo uno della Radio Svizzera Italiana, venuto apposta da Bellinzona. Nessun italiano! Io, per età e generazione conosco gran parte del mondo giornalistico e televisivo italiano, ma tutte le porte sono state chiuse.

Le ragioni?
Parlare dei fatti di Genova e delle vicende processuali significa parlare dei vertici della Polizia e dei Servizi Segreti, di chi è ancora oggi è Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi Segreti. Questo coraggio in Italia non c'è. Con Guadagnucci decidemmo di scrivere il libro nell'estate 2010: il 7 settembre chiamai un alto personaggio dei servizi, avendo avuto delle informazioni che mi facevano ritenere che dopo dieci anni fosse disponibile a parlare e a raccontare il perché delle scelte compiute ed io ero e sono interessato a sentire il racconto di chi ha vissuto il G8 dall'altra parte. Ci incontrammo a Roma e mi dimostrò che il suo telefono, proprio a proposito del nostro appuntamento, era stato controllato. Così mi disse che non mi raccontava nulla, che aveva paura. che teneva famiglia. Prima di salutarci, mi prese la mano e mi chiese: 'questo libro dovete proprio farlo? Al suo posto mi preoccuperei'.  Era il 10 settembre 2010: mi preoccupai molto, ma l'ho scritto lo stesso, prendendo alcune precauzioni. La censura però è stata totale. In appendice racconto anche le minacce subìte in questi anni in cui mi sono battuto per arrivare alla verità, soprattutto quando dicevo pubblicamente che non ci si doveva limitare agli esecutori materiali, ma che era necessario risalire anche alle catene di comando. Nessuno di quei reati avrebbe potuto realizzarsi con quelle dimensioni senza il consenso, l'appoggio o almeno la tolleranza e la garanzia di non essere perseguiti data dai vertici. Ho avuto minacce pesanti e iperdocumentate dall'avvocato, che è l'attuale sindaco di Milano. Tutte denunce archiviate senza indagini.

Qual è la ragione profonda di questa censura?
È un libro che fa paura e che nessuno voleva: perché? Perché racconta i fatti? Perché dice che sono state torturate centinaia di persone a Bolzaneto? Non solo, quello di cui non puoi parlare sono le responsabilità, non puoi fare i nomi, ti censurano se cerchi i testimoni o se racconti il comportamento dell'insieme del sistema politico che ha cercato di bloccare lo svolgimento dei processi.

Con lo spettacolo com'è andata?
La censura e la totale assenza di recensioni e passaggi televisivi per il libro si sono replicate quando ho voluto ricavarne uno spettacolo, uno spettacolo vero, 50% di buona musica e 50% di parole. Anche qui i pochi teatri che l'avevano preso hanno poi cancellato lo spettacolo: come a Biella o al Festival di teatro e musica di Genova di agosto. E questo perché indichiamo nomi, cognomi e responsabilità.

Quindi come fate per rappresentarlo?
Non entrando nel circuito teatrale, giriamo soprattutto in realtà autogestite.

Qual è l'obiettivo dell'Eclisse della democrazia nel suo complesso?
L'importanza della memoria, ma non solo. Ci sono ancora tante ferite e tanti capitoli aperti. Affrontandoli, lanciamo uno sguardo preoccupato su come ancora oggi funzionano Polizia e Servizi Segreti. Nessuno dei duecento poliziotti che hanno picchiato alla Diaz è stato identificato, sono tutti ancora in servizio attivo nella Polizia. Dunque, come avviene il reclutamento? Che cultura si trasmette lì dentro? Come viene gestito l'ordine pubblico? Il libro chiede che si vada a fondo su questa vicenda e si volti pagina. Questa Polizia non tutela la Costituzione. Abbiamo voluto poi fare anche un'altra operazione. Siamo infatti preoccupati che, con tutta l'attenzione data all'ordine pubblico, rischi di essere cancellata la memoria storica dei contenuti di Genova e degli obiettivi di quel movimento diffuso in tutto il mondo: aveva ragione o no quel movimento? Noi ricostruiamo i contenuti con uno sguardo globale e constatiamo che quanto dicevamo nel 2001 purtroppo si è realizzato. Avevamo previsto che se fosse proseguita la finanziarizzazione dell’economia ne sarebbe scaturita una crisi economica e finanziaria senza precedenti e che se si fosse insistito nell’attuale modello di sviluppo sarebbe stato posto a rischio l’equilibrio del pianeta. I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Altro tema importante, sul quale lei da sempre è attento è quello dell'Aids. Anche qui più di un libro, uno recente e alcune posizioni diciamo controcorrente.
C'è un elemento che lega i due libri che ho scritto negli ultimi due anni, L'eclisse della democrazia e Aids, lo scandalo del vaccino italiano, ed è una delle caratteristiche più negative del popolo italiano, l'omertà. L’urgenza di scrivere quest’ultimo libro proveniva da una grande preoccupazione etica per le tante persone coinvolte in Italia e in Sudafrica in una sperimentazione che continua a presentare molti punti critici e non chiariti. Anche in questo caso, però, ho incontrato un muro di omertà sulla vera storia del vaccino italiano: nel 1998 viene annunciato che sta prendendo avvio uno studio molto promettente sul vaccino contro l'Aids, ma a quindici anni di distanza non c'è traccia di quel vaccino, anzi lo studio è recentemente ripartito dalla prima fase nonostante nel 2005 fosse stata annunciata con grande enfasi la conclusione positiva proprio della prima fase sperimentale. E allora perché dopo diversi anni si è ripartiti ancora dalla prima fase e con un disegno clinico diverso? Sorge spontaneo il dubbio che quella prima fase non si fosse poi conclusa in modo tanto positivo, come invece era stato annunciato. Tuttavia il progetto continua ad essere finanziato. Per quanto ci è stato possibile ricostruire risulterebbero già stanziati cinquanta milioni di euro, e questo proprio mentre vengono tagliati i fondi a tutta la ricerca medica e scientifica. Noi abbiamo cercato di capire cosa effettivamente stia accadendo, anche perché la sperimentazione prosegue sia in Italia che in Sudafrica sempre sotto la responsabilità dell’Istituto Superiore si Sanità. Ed è necessario essere certi che le fasi cliniche svolte fino ad oggi siano state superate correttamente, questo per evitare rischi alle persone coinvolte nella sperimentazione, anche perché abbiamo raccolto testimonianze molto preoccupanti da medici, ricercatori e veterinari (la prime fasi di sperimentazioni sono state realizzate su animali) su quanto è avvenuto fino ad ora. Abbiamo cercato di incontrare il direttore dell’Istituto Superiore di sanità, la responsabile della ricerca, i medici che concretamente seguono la sperimentazione, ma abbiamo trovato tutte le porte chiuse. Nessuno ha voluto parlare e questo è molto strano per dei ricercatori che dovrebbero essere fieri di raccontare quanto stanno facendo. Ma non parla nessuno, un’omertà totale: chi ha qualcosa da dire mi contatta ma vuole prima avere la garanzia di non essere citato. Però qui c'è un uso di soldi pubblici investiti in una ricerca che non ha portato a risultati. Nel libro io e Gnetti chiediamo che qualcuno risponda a queste domande, ma troviamo la stessa omertà che hanno incontrato i magistrati del G8. In ogni Paese vi sono persone che commettono illeciti o assumono nella sfera pubblica comportamenti ampiamente discutibili, ma in Italia costoro sono comunque coperti dal silenzio di tantissimi altri, che per me diventano corresponsabili.

Eppure, una delle parole maggiormente usate nel lessico comune più recente è 'partecipazione'. Alcune Regioni italiane, ad esempio la Toscana, hanno varato anche leggi ad hoc importanti ed avanzate. Per lei cosa significa partecipare e, soprattutto, partecipare per incidere e cambiare?
La parola 'partecipare' è oggi e strausata ed abusata. Partecipare deve sempre viaggiare con 'codecidere', se no non c'è partecipazione. Oggi ci sono molte consulte senza più potere decisionale. Il bilancio partecipativo di Porto Alegre, città da un milione e 300mila abitanti, fu una grande esperienza che incise su una parte del bilancio comunale, ma in Italia, nelle città mediograndi, non c'è traccia di queste iniziative. Anche a Milano la partecipazione non sta nella codecisione: in genere si coinvolge la società civile nel senso di farne cinghia di trasmissione nella costruzione del consenso. Il bilancio partecipativo in Italia non c'è.

Dove possiamo trovare oggi la speranza?
La speranza la possiamo trovare avendo la capacità di guardare lontano da noi per poi tornare qui, osservando come, in altri luoghi del mondo, sia stato possibile cambiare la realtà. Per esempio, in America Latina, dove i grandi movimenti sociali hanno trasformato la politica e dove ci si sta rendendo autonomi dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, o in Africa, dove i grandi movimenti di liberazione hanno trovato la loro forza proprio dall'attività svolta dal movimento antiliberista  prima delle rivoluzioni. In Italia, il risultato più grande è stata la vittoria ai referendum sull'acqua e sul nucleare, che ha dimostrato come le risorse culturali del movimento esistano ancora. Bisogna organizzarle: se si va a scavare, la realtà è meno brutta di quanto appaia. Le forze per il cambiamento ci sono.


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