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[i] Le Viole di Lighea, la Temeraria del Meeting in Music

  • Scritto da Enrico Zoi

Lighea in una foto di Francesca NapoleoniLighea, cantautrice originaria di una delle più belle città dell'Italia centrale, Fermo, è in realtà una presenza assai mobile e vivace nel panorama musicale italiano. La sua carriera ventennale, durante la quale ha attraversato da protagonista festival quali Sanremo e Castrocaro, si traduce oggi anche in qualcosa di più delle realizzazioni discografiche e dei concerti.

Che cosa è Meeting in Music?
Io sono attenta ai giovani agli inizi: ora è più difficile rispetto ai miei tempi, oggi venir fuori in questo mestiere è un'impresa. I ragazzi sono tanti, bravi e preparati fin da giovanissimi e il confronto è duro: non è facile emergere dal gruppo, poiché le occasioni si sono ridotte ai talent. Come può dunque un giovane realizzarsi artisticamente in un modo che non sia per forza quello televisivo? Convinta che la musica debba svilupparsi non solo con i talent, mi sono inventata una serie di eventi che ho chiamato Meeting in Music, un percorso che permette ai ragazzi di fare laboratori di approfondimento sul canto, compreso imparare come si sta sul palcoscenico, ad essere coerenti con il proprio messaggio, ad avere una buona comunicazione non verbale e un repertorio personale in linea con quanto vogliono esprimere artisticamente, affiancandoli produttivamente, come crescita e occasioni, e dando loro la possibilità di fare casting per trasmissioni tv o per lavori live, come i concerti di apertura alle esibizioni di qualche cantante già famoso. Meeting in Music vuole essere un cantiere di collaborazione, in cui si possono scrivere canzoni insieme, un punto di riferimento dove fare musica e pensare al domani artistico in maniera seria e con professionisti esperti. Questo è il mio futuro presente: è iniziato il mese scorso e avrà un appuntamento mensile da ora agli anni a venire.


Parliamo di Temeraria, il tuo ultimo album. Sei inediti e quattro nuove versioni di tuoi successi: come nasce l'idea di questo disco diviso in parti quasi uguali?
I miei primi album sono irreperibili, fuori stampa, ne trovi qualcuno su E-Bay, ma costano tantissimo. C'era quindi una grande richiesta da parte di tutti i miei seguaci, mentre altri mi dicevano che nei live oggi ho un'altra energia rispetto al passato e che sarebbe stato bello ascoltare versioni aggiornate dei miei brani più amati. La scelta è stata questa, unita al mio piacere mio di mettere un vestito diverso e nuovo alle canzoni per me più importanti.

E i brani nuovi?
Vengono da un annetto di scrittura. Io scrivo molto, ho bisogno di tirare fuori le cose, sono un'autrice per necessità, se no esplodo! Devo esprimere all'esterno qualcosa che è intangibile: per me è importante come percorso di crescita, mi dà maggiore consapevolezza di quello che vivo. Visto che canto, per me scrivere è scrivere una canzone. Questi brani nascono da un momento di fermento e da un anno di trasformazioni anche abbastanza dure e di impatto emotivo: mi hanno pure dato la possibilità di mettere fuori una veste mia un po' diversa, che nei dischi è venuta fuori poco, ovvero la grinta che mi caratterizza dal vivo. Così ho riletto il mio passato e i nuovi brani con l'energia dei pezzi eseguiti live. Per questo l'arrangiatore è il batterista che mi accompagna nei concerti, Marco Contento, dalla grande energia rock: la persona giusta.

Sei dunque soddisfatta del risultato?
L'album è energico come volevo che fosse, anche se adesso, passato qualche tempo, lo cambierei, ma è normale: ogni artista, quando termina il suo lavoro, lo vorrebbe rifare diverso, fa parte delle molte possibilità della creatività.

C'è un brano di Temeraria, Le viole, che mi ha particolarmente colpito. È un inno al cambiamento e all'andare avanti. La viola significa 'ti penso'. A quale futuro pensi?
In realtà Le Viole rifletteva un cambiamento personale su come affrontare l'esistenza. Negli ultimi anni stiamo poco sulle cose, si rincorre tanto e si arranca un po'. Spesso veniamo travolti dal vortice e non viviamo la nostra vita, pensando che al di là del fosso vi sia un mondo migliore. Invece dovremmo tornare a guardare quello che possediamo: le cose essenziali della vita le abbiamo, dobbiamo valorizzarle e viverle pienamente, non prenderle come zavorre. La viola è per me simbolo di semplicità, nella canzone dico che 'resto a guardare le viole': cioè fermo la corsa per riascoltarmi un po'. Anche quello che ci sembra sbagliato: analizzandolo scopriamo magari che non è poi tanto sbagliato. Ogni cosa che facciamo ha un senso, discende da una decisione nostra, all'apparenza inconsapevole, però, se ci fermiamo a leggerla, non è affatto così. Forse possiamo dare più valore alla nostra vita, comprese relazioni e scelte, e diventarne veramente padroni. Insomma, ritorno un po' a Rivoglio la mia vita!

La tua carriera è passata attraverso competizioni importanti quali Castrocaro e Sanremo: rifaresti ogni passaggio?
Avendo già partecipato a tali rassegne, ora farei altre cose, semplicemente perché quelle le ho già fatte! Però non le cancello, sono state esperienze belle e brutte insieme. Il Festival di Sanremo è invasivo e duro da affrontare, ma era il mio sogno di ragazzina, un sogno che ho realizzato, importante per me. In quel senso lo rifarei.

Parlando di sogni, ne hai uno nel cassetto?
A questo punto della mia vita, mi sento realizzata se so di fare passi concreti che contribuiscono alla costruzione di un mondo come io sogno da sempre, che non è quello che abbiamo. Se ognuno si impegna, le cose possono cambiare.

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