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[i] Riccardo Michelucci: L'eredità di Antigone, storie di donne martiri per la libertà

  • Scritto da Enrico Zoi

Un'immagine dalla copertina del libroRiccardo Michelucci, giornalista e scrittore, alterna la sua attività di ufficio stampa per la pubblica amministrazione alle collaborazioni con Avvenire, Left e i periodici del Gruppo editoriale L’Espresso. Di attualità tratta anche nel suo blog. Il suo ultimo libro, uscito a marzo di quest'anno, è L'eredità di Antigone.

Perché hai scelto di raccontare storie di donne martiri della libertà?
Questo libro è nato quasi per caso. Da sempre sono interessato ad approfondire i temi legati alla memoria e la storia dei conflitti contemporanei. Mi sono imbattuto quasi senza volerlo in almeno quattro o cinque delle dieci figure femminili che ho raccontato nel libro. In un certo senso sono state loro a trovare me e a convincermi poi che c’era un cerchio da chiudere, cercando figure simili in altre parti del mondo. Il denominatore comune che lega queste donne è la morte per un ideale, oltre a una pietas e a un coraggio che le ha spinte tutte a ribellarsi a un potere dispotico, a non preoccuparsi delle conseguenze delle loro azioni e ad assumersi consapevolmente i rischi anche mortali delle loro scelte estreme. Sono donne che hanno lottato fino alla morte contro le più spietate dittature del secolo scorso, che si sono spese fino all’ultimo respiro per aiutare il loro popolo o per salvare altre vite umane. Sono eroine straordinarie ma assai poco note fuori dal loro Paese. Infatti, un altro tratto che le accomuna è proprio il fatto di essere state dimenticate da una storia troppo spesso declinata soltanto al maschile. Credo che la maggior parte di noi, scorrendo l’elenco dei loro nomi, stenti a conoscerne più di una o due. Questo potrebbe far pensare che si tratti di personaggi secondari, marginali. Invece è vero il contrario: leggendo le loro storie ci si rende conto che sono quasi tutte figure gigantesche e straordinarie, che hanno avuto un impatto enorme sulla storia dei loro Paesi e delle loro singole lotte. Però sono state in gran parte oscurate, dimenticate, relegate ai margini. E allora mi è sembrato giusto cercare di restituire loro una collocazione adeguata nel pantheon della storia con la ‘s’ maiuscola.


Perché scegliere Antigone come sintesi della tua trattazione?
Perché Antigone è il simbolo per antonomasia dell’insofferenza per l’ingiustizia e del dilemma ricorrente tra le leggi non scritte dell’umanità e le leggi del potere. In ciascuna delle donne che ho raccontato possiamo ritrovare i tratti della monumentale eroina creata da Sofocle e poi rivisitata in chiave moderna da Bertolt Brecht e da Jean Anouilh, da Salvador Espriu e da Marguerite Yourcenar, senza dimenticare la recente rilettura del grande poeta irlandese Séamus Heaney. Proprio come Antigone, queste dieci donne vissute nell’ultimo secolo hanno lottato per i diritti civili e per la libertà incarnando l’antico conflitto tra imperativo morale e potere, divenendo archetipi universali di coraggio e sacrificio. Con un distinguo da fare: per Antigone, come per dieci donne del mio libro, la morte è stata un rischio concreto e calcolato, ma non una scelta deliberata. Per questo non ho voluto includere tra di loro alcuna ‘donna kamikaze’.

Perché la prefazione di Emma Bonino?
Perché mi sembrava una testimone importante delle battaglie femminili del nostro Paese, non esclusivamente di quelle femministe. E perché mi sono sempre piaciute le sue idee sul ruolo che le donne devono avere nella politica e nella vita pubblica, che è di fatto l’opposto dell’ipocrisia delle ‘quote rosa’. Ovvero, assegnare un posto o un ruolo pubblico a una donna soltanto per creare strumentalmente un equilibrio di genere è assurdo e controproducente, se a ricoprire quel ruolo non è una donna di valore. Disse qualcosa di simile anche Virginia Woolf nel suo famoso romanzo Le tre ghinee.

Tu hai un'esperienza di giornalismo scritto importante, una militanza a Controradio e un incarico di ufficio stampa nella pubblica amministrazione, e sei autore di libri: come si sintetizza tutto questo o come si fanno convivere più anime professionali?
C’è un trascorso non professionale ma associazionistico che mi piace ricordare, perché rappresenta una sorta di filo conduttore, di stella polare. Per anni sono stato un socio attivo di Amnesty International: per me è stata una grande palestra di umanità che mi ha consentito di crescere prima di tutto come persona. Da allora ho sempre cercato di fare tesoro di quell’ethos e di trasferirlo, nei limiti del possibile, anche sul piano professionale. Poi ovviamente c’è la difficoltà pratica di far convivere gli impegni sul piano logistico e temporale. Ma di questo credo sappia molto anche tu.

Il prossimo libro?
Sono molto scaramantico e riesco a parlare di un progetto solo quando vedo che comincia ad assumere una forma concreta. L’unica cosa che posso dire è che con ogni probabilità, dopo la Storia del conflitto anglo-irlandese, sarà incentrato ancora una volta su temi irlandesi.

Hai un sogno nel cassetto?
Sarò estremamente banale, ma sogno un mondo più giusto e privo di guerre.

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