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[i] Vittorio Sermonti: “Sto scrivendo un libro che non so se finirò mai”

  • Scritto da Enrico Zoi

Vittorio Sermonti, scrittore e non solo, tiene da anni alta la bandiera della grande poesia, non solo da autore di versi e di narrativa, ma anche da attore, traduttore e dicitore delle rime dei classici, quei vati simboli di un passato che resiste e che egli rende vivi attraverso la modernità della sua lettura e della sua interpretazione. Pensare a lei è pensare al potere, al fascino, al senso della parola a tutto tondo. Per lei la parola è scritta, letta e detta ad alta voce: quale di questi tre momenti la conquista di più e perché? Scrivere, leggere in silenzio o declamare?
Tenga conto di quanti libri ho letto senza aprire bocca; tuttavia, nel caso della poesia (di certa poesia, magari anche di certa prosa) penso che la voce non sia un'istanza ulteriore, sovrapposta al testo, ma che sia pressoché indispensabile per recuperare il canto che precede e fonda il testo.

Il terzo millennio è già un pezzo avanti, ma la concezione dominante della poesia in Occidente è ancora influenzata dal Romanticismo: praticamente il luogo deputato del sentimento e dell'irrazionalità. Come è dunque possibile oggi, in questo contesto, far amare al grande pubblico poeti quali Dante, Ovidio e Virgilio, i quali, non che siano strettamente razionali, ma, oltre che essere largamente antecedenti al Romanticismo, parlano al mondo, anche al loro mondo, con una concezione della poesia in cui le ferree regole presenti (strutturali, metriche e di rima) non sono vissute come vincoli ma come occasioni?
Non penso che per recuperare la poesia e la poetica dei classici si possa rinunciare agli strumenti che ci offre e ci impone la cultura del nostro tempo; e tutti gli strumenti che non solo la critica impressionistica, ma anche la più spietata filologia ci mette a disposizione fanno i conti con il Romanticismo. Insomma, per postromantici o antiromantici che possiamo professarci, il Romanticismo resta un'esperienza indelebile della nostra percezione di che cosa sia la poesia, una poesia, un verso (altra cosa è lo sciocco culto della “poeticità”, che viola tutte le regole in nome di una sorta di bigotteria libertaria). D'altra parte, il rispetto delle norme rigide della prosodia e della metrica non manca certo nella poesia contemporanea, anzi sta gradualmente recuperando terreno, mentre le frequentissime violazioni sembrano avere un perentorio bisogno della regola che stanno violando. Pensare che il verso libero sia definitoriamente più “libero” del verso regolare mi sembra una generosa ingenuità. Per tutti i poeti veri, di qualsiasi tempo, “le ferree regole” costituiscono, insieme, un vincolo e un'occasione. Quanto a Dante, e in particolare al Dante della Commedia, io non credo di conoscere poeta al mondo — per quel poco che sono riuscito a capire del mondo — che si sia scelto un carcere metrico così stretto per essere così libero”.

Dalla sua pagina Facebook ogni giorno lei lancia un pensiero, una riflessione, un monito, con una ricchezza di contenuti e registri che sa di plurilinguismo dantesco. La chiusura è spesso 'A domani'. Semplice saluto sostituibile con un altrettanto generico 'buona serata'? Speranza concreta che, comunque vada, ci sarà sempre un domani? Altro?
Lanciavo un pensiero. Sono in pausa di lavoro e di stanchezza. L'“a domani” ha significato per un centinaio di giorni semplicemente “a domani”; che poi domani sia un altro giorno è una di quelle luminose banalità che il cinema americano offre alla nostra voglia di non pensare. In tutti i casi, speranza concreta o speranza virtuale, “a domani” non significa “buona serata”, perché nel caso io avrei detto, all'antica, “buona sera”.

C'è una cosa (una professione, un viaggio, un incontro) che ancora non ha fatto e che invece le piacerebbe fare?
Incontri, viaggi, professioni che ho desiderato di fare e non ho fatto sono probabilmente centinaia (Wystan Hugh Auden, l'Islanda, il violinista), ma mi sembra un po' tardi per desiderarle ancora. Faccio buon viso e mi contento.

Vittorio Sermonti prossimo futuro: lavori in corso, progetti o, magari, un sogno nel cassetto?
Sto scrivendo un libro che non so se finirò mai, ma intanto mi piace scriverlo. Ho poi qualche vago progetto di ulteriori prestazioni “canore” a carico delle mie vittime designate (Virgilio, Ovidio, Dante). Nel cassetto non ho sogni, ma ho solo un monte di vecchie bollette, qualche multa non pagata, qualche poesia che una volta o l'altra pubblicherò, oltre ai soliti progetti inevasi per diventare miliardario.

Vittorio Sermonti nasce a Roma il 26 settembre 1929. Scrittore (romanzi, poesie, saggi letterari e sportivi), traduttore di teatro e di versi, lettore di Dante e di altri grandi poeti, è pure regista di radio e televisione, speaker, attore, giornalista, insegnante di italiano e latino al liceo e di tecnica del verso teatrale all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica.

@il_trillo

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